La maggioranza dei governi Ocse deve far fronte a pressioni dell'opinione pubblica per migliorare la qualita' dei servizi sanitari. Per esempio, nella legge Finanziaria per il 2006, il Governo italiano ha introdotto alcune misure che dovrebbero portare a un "piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa" per le prestazioni mediche (1).
Le tendenze dei paesi Ocse nei passati decenni ci insegnano che miglioramenti della qualita' dei servizi sanitari sono raggiungibili solo attraverso una lievitazione considerevole dei costi (2). La riforma dei servizi ospedalieri della Norvegia e' un esempio della difficolta' di coniugare miglioramento del settore sanitario e controllo della spesa.
L'offerta di servizi ospedalieri in Norvegia e' quasi esclusivamente pubblica. Fino alla meta' degli anni Novanta l'attivita' degli ospedali veniva finanziata dalle contee (il corrispettivo delle Regioni italiane), le quali a loro volta ricevevano trasferimenti statali sulla base principalmente di criteri demografici: un metodo simile a quello utilizzato in Italia per il finanziamento ex-ante, vale a dire prima del ripiano ex-post dei disavanzi sanitari (3). Questo sistema di finanziamento ha contribuito a garantire una certa stabilita' dei costi. Nel frattempo, tuttavia, sono cresciute le preoccupazioni per la qualita' del servizio, in particolare per le liste di attesa, e per la sua variabilita' sul territorio nazionale (4).
Per far fronte a questi problemi, dal 1997 il Governo centrale ha istituito un meccanismo di finanziamento misto, per una quota basato sul vecchio sistema e per un'altra quota, che via via e' cresciuta nel tempo, basato sull'attivita' degli ospedali misurata attraverso i raggruppamenti omogenei di diagnosi. A differenza di quanto accade in Italia, sono le stesse contee a essere finanziate attraverso questo sistema misto (5). Dal 1999 ai pazienti norvegesi e' stata data liberta' di scelta dell'ospedale dove farsi curare.
Il nuovo tipo di finanziamento ha introdotto un forte incentivo per le contee ad aumentare l'attivita' dei propri ospedali e a migliorarne il servizio in modo da attrarre piu' pazienti e potersi assicurare una quota maggiore degli stanziamenti del governo centrale. Unendolo a una piu' accentuata centralizzazione nella distribuzione delle risorse umane sul territorio nazionale, le autorita' norvegesi speravano di raggiungere anche una maggiore omogeneita' territoriale.
Dopo l'introduzione del nuovo meccanismo di finanziamento, l'attivita' degli ospedali norvegesi e' aumentata in modo considerevole. Si e' quindi assistito a una riduzione marcata dei tempi di attesa per i trattamenti ospedalieri. Gli indicatori disponibili mostrano come l'aumento dell'attivita' sia stato ottenuto in un primo momento anche attraverso recuperi di efficienza, nonostante le differenze territoriali siano probabilmente aumentate (6). Molti ospedali si sono addirittura ritrovati con capacita' inutilizzata e con la necessita' di ristrutturarsi.
Per molti aspetti, tuttavia, la riforma e' stata vittima del suo stesso successo. In ciascuno anno dall'introduzione del nuovo meccanismo di finanziamento, l'attivita' degli ospedali e' stata maggiore degli obiettivi stabiliti a livello centrale e i costi dei servizi ospedalieri sono stati piu' elevati degli stanziamenti di bilancio previsti dal parlamento(7).
Dopo alcuni anni di discussione tra contee e governo centrale sulle cause e responsabilita' di tali deficit, il parlamento ha deciso di centralizzarne la gestione, a partire dal 2002. Sono state cosi' istituite cinque "aziende sanitarie regionali" sotto la responsabilita' del ministro della Sanita', con un doppio ruolo. Da un lato, gestiscono gli ospedali pubblici che, nel frattempo, sono stati trasformati in fondazioni con l'obbligo di redigere un proprio bilancio. Dall'altro, le aziende regionali devono acquistare servizi ospedalieri sia dal settore pubblico che da quello privato per conto dei pazienti.
Lungi dal controllare i costi, la nuova governance pare averli ulteriormente aumentati. D'altra parte, il vincolo di bilancio a livello centrale e' meno stringente, per le entrate da risorse pretrolifere. L'attivita' degli ospedali ha continuato a rimanere al di sopra dei target. Molti di essi hanno addirittura cominciato a pubblicizzare i propri servizi in modo da attrarre i pazienti. La loro ristrutturazione e' stata piu' volte bloccata per le pressioni sul parlamento contro la chiusura dei piccoli ospedali. Nel frattempo, i recuperi di efficienza e produttivita' registrati dopo l'introduzione del nuovo meccanismo di finanziamento sono stati utilizzati per aumentare i compensi al personale medico e paramedico. A piu' riprese, il parlamento ha dovuto ripianare i deficit delle aziende sanitarie regionali creatisi durante l'anno.
La riforma dei servizi ospedalieri della Norvegia e' un esempio di come miglioramenti della qualita', incluse riduzioni delle liste di attesa, possano essere attuati attraverso adeguati incentivi che inducano recuperi di efficienza. Illustra, tuttavia, quanto sia improbabile che aumenti di produttivita' possano da soli finanziare una piu' vasta offerta di sevizi ospedalieri di migliore qualita'. Inoltre, in assenza di adeguati vincoli di bilancio a livello locale o centrale, gli stessi incentivi possono facilmente tradursi in costi che, almeno ex ante, sono giudicati eccessivi per la societa'. Realismo e prudenza richiedono, quindi, che ogni proposta di miglioramento della qualita' dei servizi sanitari sia accompagnata dall'introduzione di vincoli stringenti ai tetti di spesa o a da misure di contenimento in altre poste di bilancio (8).
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.