Il presidente della Commissione Ue spiega il suo no all'ipotesi di rientro del deficit solo nel 2008.
Barroso: ho fiducia in Prodi e Padoa-Schioppa.
L'Europa vuole che il nuovo governo italiano rispetti la scadenza del 2007 per il risanamento del bilancio che era stata concordata da Berlusconi e Tremonti. Lo spiega in questa intervista a Repubblica il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Durao Barroso: "Considerando le prospettive di crescita, crediamo che la correzione del deficit eccessivo sia ancora realizzabile entro il 2007, a condizione che la legge finanziaria 2006 venga messa in pratica attentamente". E insiste che "per assicurare una rapida riduzione del debito pubblico e anche per conservare la credibilita' del sistema complessivo dell'Unione monetaria, il nuovo governo italiano dovra' porre fine alla situazione di deficit eccessivo entro l'anno prossimo".
Secondo Barroso, del resto, la questione non e' controversa: "tutti i segnali che abbiamo ricevuto finora dal nuovo governo italiano confermano questa intenzione". Nel suo ufficio al tredicesimo piano del palazzo Berlaymont, il presidente della Commissione ha appena concluso un incontro con il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, che e' anche il presidente dell'Eurogruppo, cioe' dei ministri economici che aderiscono all'unione monetaria. Il giorno dopo la visita di Romano Prodi, che lunedi' aveva incontrato entrambi, e' facile immaginare che la situazione italiana sia stata il piatto forte della conversazione tra i due. E, per il momento, la linea sia del Consiglio sia della Commissione appare chiara: l'Italia deve farcela nei tempi stabiliti.
Presidente, lei sa che il governo ha avviato una verifica sullo stato reale dei conti pubblici e che i primi risultati vengono definiti "preoccupanti". Voi mantenete il vincolo del 2007 anche se il deficit risultasse molto piu' alto del previsto?
"So bene che e' in corso una "due diligence". Ma noi giudichiamo sulla base degli elementi disponibili. E gli elementi di cui disponiamo a questo stadio confermano che l'obiettivo del 2007 e' raggiungibile. Quindi, per il momento, posso solo dire che abbiamo accolto con grande soddisfazione l'impegno molto forte e molto chiaro del governo a proseguire sulla via del risanamento dei conti".
Anche a scapito della crescita?
"Certo, ragionando sul lungo periodo, l'adozione di riforme strutturali nello spirito della strategia di Lisbona giochera' un ruolo determinante nell'aumentare il potenziale di crescita dell'economia italiana. Maggiore concorrenza per le imprese, per le reti e per i servizi comportera' benefici significativi senza gravare sul bilancio. Da questo punto di vista non posso che rallegrarmi dell'eccellente spirito di collaborazione che si e' stabilito tra il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, e il nostro commissario per gli affari economici, Joaquin Almunia".
Si', va bene. Ma se il governo, una volta constatata la condizione reale dei conti pubblici, vi chiedesse un anno in piu'?
"Guardi, una regola politica che osservo scrupolosamente e' che la situazione e' gia' abbastanza complessa cosi' com'e' adesso: inutile aggiungere domande ipotetiche. Non si fa politica con i "se". Insisto sul forte impegno che ho riscontrato in Romano Prodi e nel ministro Padoa-Schioppa circa la necessita' di riforme strutturali e di un rapido risanamento delle finanze pubbliche. E d'altra parte non mi sarei aspettato niente di diverso: non dimentichiamoci che e' proprio con Prodi alla testa della Commissione che abbiamo creato l'euro".
Pero' alla Germania e' stato concesso un anno in piu'. Perche' non dovremmo avere lo stesso trattamento? Non starete per caso pensando a due pesi e due misure?
"Certo che no. Le regole sono uguali per tutti e noi ne siamo garanti. Detto questo, chiariamoci bene: il caso italiano e il caso tedesco sono molto diversi tra loro. Non si puo' dire: se un paese ha avuto questo, anche noi ne abbiamo diritto. La Germania ha ottenuto un anno in piu' sulla base della sua situazione specifica. Non e' detto che lo stesso criterio oggettivo si possa applicare anche all'Italia. Per il momento, restiamo convinti che possiate farcela entro il 2007, come previsto".
E a Prodi queste condizioni stanno bene?
"Per la verita' con Prodi non abbiamo praticamente parlato di economia. E' stata una conversazione soprattutto politica. Abbiamo discusso essenzialmente del futuro dell'Europa, e del prossimo Consiglio europeo di meta' giugno che dovra' pronunciarsi su questo tema".
E com'e' andata?
"E' stata una riunione eccellente. Contraddistinta, tra l'altro, da una forte complicita' perche' stavo ricevendo il mio predecessore su questa poltrona. Entrambi condividiamo un profondo spirito europeista e mi ha fatto molto piacere che il capo del governo italiano abbia scelto Bruxelles e la Commissione come prima meta dei suoi viaggi all'estero".
Che cosa vi aspettate che cambi con il nuovo governo italiano?
"Per la verita', spetta agli italiani definire quello che vogliono cambiare. Per me l'Italia non e' solo uno dei fondatori dell'Europa, ma e' anche il Paese che ha sempre avuto in testa l'obiettivo della costruzione europea. In questo senso, credo che l'Italia sia la vera depositaria dell'idea costituzionale. L'anno prossimo, per i cinquant'anni del Trattato di Roma, proporro' che i capi di governo si riuniscano per una dichiarazione politica solenne nello spirito della dichiarazione di Messina, che anticipo' la nascita dell'Europa".
Un governo piu' europeista, insomma.
"Non voglio entrare nelle questioni di politica interna italiana. Ma, anche se e' facile criticare quelli che se ne vanno, tengo a precisare che ho sempre ricevuto dal signor Berlusconi una collaborazione assolutamente leale. Detto questo conto molto che Prodi, da europeista militante, lavori con la Commissione per rilanciare l'idea dell'Europa. Abbiamo bisogno di un'Italia forte. E credo che anche l'Italia abbia bisogno di un'Europa forte".
Parlando di Costituzione, dopo l'incontro dei ministri degli esteri a Vienna, questo week-end, si e' avuta l'impressione che ad un anno dalle bocciature referendarie il processo costituzionale sia in alto mare. A che punto siamo?
"Vienna era solo una riunione informale. E' dal Consiglio europeo di giugno che ci aspettiamo qualche decisione. Ma credo che dovremmo separare la questione costituzionale dal resto della politica europea. Se il periodo di riflessione sulla Costituzione e' destinato a continuare, non per questo l'Europa e' in panne. Proprio ieri si e' trovato un accordo a 25 sulla famosa direttiva servizi che era un tema estremamente controverso. Dopo il no di francesi e olandesi siamo riusciti ugualmente a trovare un accordo sul bilancio per i prossimi sette anni. Abbiamo lanciato una politica comune sull'energia che sarebbe stato impensabile solo due anni fa. Creda a me: l'Europa va avanti".
Sta dicendo che potrebbe andare avanti anche senza Costituzione?
"Non voglio minimamente svalutare il processo costituzionale e la sua importanza. La Commissione e' una convinta sostenitrice dell'Europa politica. Ma non possiamo rinchiuderci in una discussione giuridico-istituzionale quando non c'e' ancora consenso tra gli stati membri. Sono loro che hanno firmato la Costituzione. É a loro che spetta la responsabilita' di risolvere il problema. E allora io mi concentro su quella che ho definito "l'Europa dei risultati", sperando che questo aiuti anche a far progredire il processo costituzionale. Per questo mi aspetto che il prossimo Consiglio europeo faccia progressi sostanziali. Non siamo ancora pronti per trovare la soluzione. Ma possiamo fare passi avanti anche sulla base dei trattati esistenti".
Sta parlando della proposta di abolire il diritto di veto sulle questioni di giustizia e di sicurezza?
"Si. Ma anche della politica comune in materia di energia. E del varo di un Istituto europeo di Tecnologia che sia l'equivalente del MIT americano. Su molti fronti possiamo andare avanti. Tutto questo certo non puo' sostituire la Costituzione. Ma non possiamo neppure farci bloccare. Non possiamo farci del male".
Beh, ultimamente sembra che questa sia una specialita' tutta europea.
"Questo e' un punto che mi sta molto a cuore, e ne parlo pensando in particolare all'Italia. Oggi bisogna evitare di aggiungere, all'euroscetticismo tradizionale di quelli che non hanno mai amato molto l'Europa, l'europessimismo di quelli che sono i veri europeisti. Chi ama davvero l'Europa deve cercare di rilanciarla attraverso i risultati concreti. E in questo senso mi fa piacere aver ricevuto l'appoggio di Romano Prodi".
Ma la crisi costituzionale rischia di bloccare l'allargamento. La Commissione si appresta a fare un rapporto sulle "capacita' di assorbimento" dell'Unione che il ministro D'Alema giudica un criterio "ambiguo".
Le porte dell'Europa si stanno chiudendo?
"L'allargamento e' stato un grande successo che ha dato un enorme contributo alla diffusione della democrazia. E secondo me deve continuare. Detto questo, e' vero che in molti settori ci sono dubbi e preoccupazioni all'idea di allargamenti. E, proprio perche' siamo una grande democrazia, non possiamo ignorare questi timori. Non possiamo rifiutare il dibattito: dobbiamo vincerlo".
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.