"La ripresa che si sta avviando da sola non risolve il problema". Le "Considerazioni finali" del governatore di Bankitalia.
Tornare alla crescita. E' il filo conduttore, il tema centrale delle "Considerazioni finali" del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, presentate stamane a Roma all'Assemblea Generale dei partecipanti. In 22 dense pagine (contro le 35, 36 lette negli altri precedenti dai suoi predecessori) Draghi ha tracciato una sorta di itinerario virtuale per la crescita e lo sviluppo dell'Italia, che parte dalla stabilita', passa per il risanamento dei conti pubblici, la riduzione della spesa sotto vari profili, dalle pensioni agli enti pubblici, il consolidamento delle imprese e delle banche, l'affermazione di meccanismi di equita' sociale.
"Queste mie considerazioni finali si sono aperte con le parole "tornare alla crescita" - conclude il governatore, facendo a meno del consueto "Signori partecipanti" che per tradizione introduceva l'ultima parte della relazione - Oggi e' questa la priorita' assoluta della politica economica italiana: proprio come l'entrata nell'Unione monetaria lo fu dieci anni fa. Preservando la stabilita' a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo".
Che richiede, ricorda il governatore, razionale concertazione: "Le azioni da intraprendere, incluse le misure per il risanamento della finanza pubblica - aggiunge ancora - divenuto imperativo, devono essere vagliate in primo luogo sotto questo profilo. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede consenso sul disegno del futuro, concordia sull'azione nel presente. Ci sia di incoraggiamento la consapevolezza che il Paese nella sua storia ha saputo rispondere a sfide ben piu' drammatiche".
La ripresa ciclica non sufficiente a risollevare l'economia italiana. L'itinerario 'virtuoso' tracciato da Draghi parte dalla ripresa dell'economia mondiale, che va agganciata nel modo piu' opportuno. "La ripresa ciclica che si sta avviando in Italia non puo' da sola risolvere il problema di crescita che affligge il Paese da oltre un decennio, ma facilita il necessario mutamento strutturale".
Tuttavia anche l'attuale ciclo positivo dell'economia mondiale, ricorda Draghi, non e' esente da rischi: "I persistenti squilibri, l'alto prezzo del petrolio, la forte e prolungata espansione della liquidita' preoccupano le autorita' monetarie per le ripercussioni potenziali sull'inflazione, sui prezzi delle attivita' finanziarie, sui tassi di cambio".
Premesso che "una crescita stenta alla lunga spegne il talento innovativo di un'economia; deprime le aspirazioni dei giovani; prelude al regresso; preoccupa particolarmente in un Paese come il nostro, su cui pesano un'evoluzione demografica sfavorevole e un alto debito pubblico", il governatore afferma che "la stabilita' finanziaria e' condizione necessaria per lo sviluppo economico: ma in Italia questo e' a sua volta un requisito per la stabilita' finanziaria". "Occorre - ribadisce - preservando l'una, riavviare l'altro".
L'Italia, in questa fase, e' rimasta indietro, dal punto di vista tecnologico e di conseguenza produttivo. "Lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione, la rapida crescita di grandi economie emergenti sono i tratti distintivi dell'attuale scenario internazionale. La rivoluzione digitale di fine secolo apre una gara di efficienza fra sistemi produttivi; adeguarsi e' decisivo".
Andare avanti, non guardarsi indietro: l'indicazione del governatore e' precisa: "E' all'ottimismo dell'iniziativa che bisogna ispirarsi, non al malinconico rimpianto di un protezionismo che fu". No anche "alla difesa della competitivita' attraverso la svalutazione del cambio, che peraltro alleviava solo temporaneamente gli effetti di un differenziale di produttivita'", ed e' comunque "divenuta impossibile".
Cosa bisogna fare, invece, considerato che in Italia negli ultimi anni "la produttivita' totale dei fattori si e' ridotta, caso unico tra i Paesi industrializzati"? Le imprese presentano da un lato "una struttura sbilanciata nella dimensione, poco compatibile con i nuovi paradigmi tecnologici e competitivi", dall'altro "una specializzazione settoriale ancora eccessivamente orientata alle produzioni piu' tradizionali". Ciononostante, ricorda Draghi, "quest'anno il tasso d'incremento del prodotto potrebbe avvicinarsi all'1,5%, grazie a un recupero delle esportazioni e degli investimenti", e la ripresa congiunturale, ribadisce, "puo' facilitare le azioni volte a favorire l'adeguamento della struttura produttiva".
La politica monetaria e l'ingresso nell'euro hanno favorito l'Italia, afferma il governatore: "I benefici dell'euro sono specialmente preziosi in Italia", grazie alla "flessione dei tassi d'interesse", che ha favorito le imprese ma ha anche fatto crollare l'onere sul debito pubblico. "Ma i vantaggi della moneta unica per la finanza pubblica sono stati in parte dispersi", rileva Draghi, ricordando come "al netto delle dismissioni mobiliari, ed escludendo l'effetto di misure temporanee, il fabbisogno finanziario, dal quale dipende la dinamica del debito pubblico, ha sfiorato il 6 % del Pil". Inoltre, "nel 2006 l'indebitamento netto rischia di superare di nuovo il 4% del prodotto: l'incidenza del debito aumenterebbe ulteriormente".
Tenendo conto del fatto che "per conseguire l'obiettivo di indebitamento netto indicato nei programmi governativi per il 2007, pari al 2,8% del Pil, e riavviare il processo di riduzione dell'incidenza del debito sul Pil e' necessaria una correzione dell'ordine di due punti percentuali del prodotto", risulta necessario, afferma il governatore, "frenare la spesa primaria corrente, che nell'ultimo anno e' cresciuta in termini reali del 2,5% l'anno". Attraverso due strade: "affrontare il nodo dell'eta' media effettiva di pensionamento", "responsabilizzare pienamente Regioni ed Enti locali nel controllo della spesa".
Sulle pensioni, Draghi osserva come "in prospettiva, insieme con lo sviluppo della previdenza complementare, solo un innalzamento significativo dell'eta' media di pensionamento puo' conciliare l'erogazione di pensioni di importo adeguato con la sostenibilita' finanziaria del sistema contributivo". Mentre, quanto alla spesa degli Enti locali, il governatore fa notare come "il decentramento territoriale di funzioni puo' migliorare l'efficienza del sistema solo se si realizza uno stretto collegamento tra la spesa e la responsabilita' della sua copertura".
Naturalmente oltre alle azioni correttive sono necessarie quelle per il rilancio dell'economia. A cominciare dalla concorrenza e dall'abbattimento di ogni ingiusto protezionismo: "L'intensificazione della concorrenza, l'ampliamento dello spazio per l'esplicazione dei meccanismi di mercato sono necessari al rilancio produttivo e complementari a scelte di equita'. La concorrenza costituisce il miglior agente di giustizia sociale in un'economia, in una societa', come quella italiana, nella cui storia e' ricorrente il privilegio di pochi fondato sulla protezione dello Stato".
In termini meno netti di quanto aveva fatto la settimana scorsa il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, anche Draghi interviene nel dibattito sull'opportunita' di mantenere o modificare la legge Biagi: "La rigidita' nell'impiego del lavoro - osserva - impone costi impliciti alle aziende". E ancora: "Se il mercato del lavoro e' ben regolato, senza eccessi di rigidita' nella componente tipica, i contratti atipici offrono un utile ventaglio di opzioni alle imprese e ai lavoratori. Se divengono un surrogato dell'ordinaria flessibilita' dell'impiego, impediscono a molti giovani di pianificare il futuro, riducono gli incentivi dell'impresa a investire nella loro formazione, frenano la produttivita' del sistema".
Il rilancio dell'economia, dice ancora Draghi, passa anche attraverso il miglioramento e la razionalizzazione del sistema giuridico e amministrativo. Va migliorata, in questo senso, la riforma del diritto fallimentare, sotto il profilo penale, "ispirato a una concezione punitiva del fallimento". Ma va anche ridotta la lunghezza dei procedimenti civili, "ancora assai maggiore che negli altri Paesi europei".
Il governatore ribadisce la necessita' dello sviluppo dei fondi pensione, che passa, ricorda, attraverso l'utilizzo del Tfr. Tuttavia, "lo sviluppo della previdenza integrativa richiede che sia promossa la piena concorrenza tra tutte le istituzioni finanziarie e sia garantita la liberta' di scelta da parte dei lavoratori".
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.