L'atteggiamento morbido di Bush con la Repubblica popolare ha retroscena economici.
Gli Stati Uniti e la Cina non si amano, ma sono condannati ad andare d'accordo, almeno per il momento. Esistono oggi nella societa' americana almeno tre partiti anticinesi. Il primo e' quello dei neoconservatori, convinti da tempo che le Repubblica popolare rappresenti una minaccia all'egemonia americana in Asia e decisi, se possibile, a frenare la sua ascesa. Il secondo e' quello degli ambienti maggiormente colpiti dalle esportazioni cinesi. E il terzo e' quello dell'American liberal, indignata dal modo in cui il governo di Pechino tratta i dissidenti, reprime la setta religiosa dei Falun Gong, controlla internet.
Per tenere conto di questi malumori, soprattutto alla vigilia delle elezioni di mezzo termine, George Bush, nell'incontro di Washington con Hu Jintao, ha avanzato alcune richieste. Vorrebbe che la Cina rivalutasse lo yuan, che la smettesse di minacciare Taiwan, che desse prova di maggiore sensibilita' per i diritti umani e civili dei suoi cittadini, che esercitasse piu' forti pressioni sull'Iran per impedirgli di diventare una potenza nucleare.
E' probabile che abbia ottenuto soltanto risultati modesti e parziali. La rivalutazione dello yuan (il solo provvedimento che potrebbe ridurre considerevolmente le esportazioni cinesi verso il mercato americano) sara' lenta e graduale. I diritti umani non sono la priorita' del governo di Pechino e continueranno a essere elargiti con avara prudenza. La Cina non desidera che l'Iran abbia un arsenale nucleare, ma ha bisogno di petrolio e non intende seguire gli Stati Uniti sulla strada delle misure punitive. E nessuna dirigenza cinese, infine, puo' permettersi di rinunciare a Taiwan.
Pechino si spinge fino ad ammettere l'esistenza un'isola autonoma, governata con criteri diversi da quelli adottati nel continente, ma non smettera' di minacciare il ricorso alla forza ogniqualvolta i dirigenti di Taiwan sosterranno di essere una nazione diversa e cercheranno di proclamare la formale indipendenza del loro paese. Paradossalmente il migliore interlocutore di Pechino nell'isola oggi e' il vecchio partito nazionalista di Chiang Kai-shek, tradizionale nemico della Repubblica popolare. Mentre gli eredi di Chiang continuano a credere, nonostante tutto, nell'unita' dello stato cinese, la nuova élite politica di Taipei vorrebbe fare dell'isola una sorta di Svizzera asiatica, completamente affrancata dal continente: una prospettiva che Pechino considera inaccettabile.
E' naturale chiedersi a questo punto perche' Bush, nell'incontro di Washington, non abbia dato prova di maggiore fermezza e si sia limitato a dimostrare un certo infastidito imbarazzo. La ragione e' prevalentemente economica. La Cina minaccia i settori deboli della economia americana, ma ospita molte delocalizzazioni e attira un largo numero di imprese tecnologicamente avanzate. Ce ne siamo accorti quando abbiamo assistito all'entusiastica accoglienza che Hu ha ricevuto a Seattle e alla cordialita' del suo incontro con Bill Gates, padrone della Microsoft.
E ne abbiamo avuto conferma quando il leader cinese, visitando la Boeing, ha confermato l'accordo per l'acquisto di 80 aerei al prezzo di 4,6 miliardi di dollari. Se la Cina si appresta a comperare nei prossimi anni, come ha dichiarato Hu, 2 mila aerei, e' difficile immaginare che Boeing sia disposta a fare dono di queste laute commesse ai costruttori degli Airbus.
Esiste un'altra ragione, non meno importante. Gli scambi commerciali fra Stati Uniti e Cina hanno toccato nel 2005 la somma di 285 miliardi di dollari e il deficit americano ammonta a 202 miliardi. La situazione sarebbe intollerabile se gli utili delle vendite cinesi non venissero impiegati, in buona parte, nell'acquisto di buoni del tesoro degli Stati Uniti.
La Cina invade il mercato americano di prodotti a buon prezzo, ma presta denaro all'America ed e' diventata uno dei suoi piu' importanti creditori. Il presidente Bush e' il leader della maggiore potenza mondiale, ma non puo' ignorare che la buona salute delle finanze del suo paese dipende dai suoi rapporti con coloro che stanno puntellando il suo debito. Ecco perche', nel suo incontro con Hu, ha dovuto accontentarsi di uno stentato pareggio.
il testo riprodotto e' tratto dal settimanale www.panorama.it.