Il dibattito in corso sulla legge Biagi potrebbe avere un esito positivo se si concludesse con una riforma che, oltre a semplificare l'attuale congerie di contratti e di complicazioni burocratiche, riuscisse a soddisfare meglio l'esigenza di facilitare un ingresso stabile dei giovani nel mercato del lavoro. E' necessario stimolare la loro assunzione da parte delle imprese evitando di relegare chi cerca un primo impiego in una situazione di precarieta' permanente. E' questo il fine della proposta che qui descrivo, nei suoi elementi essenziali.
I cardini della proposta (1) sono quattro:
1) Nell'area del lavoro subordinato e delle collaborazioni autonome in posizione di dipendenza economica (dove il collaboratore trae piu' di meta' del proprio reddito da un unico rapporto) sono aboliti tutti i pre-esistenti contratti temporanei di lavoro (contratto di inserimento, lavoro a chiamata, lavoro a progetto), salvi i casi classici di eccezione individuati dalla legge n. 230/1962 (lavoro stagionale, sostituzione di lavoratore assente, settore dello spettacolo, ecc.) e il lavoro interinale.
2) A ciascuna azienda e' consentito assumere per una sola volta un lavoratore con un contratto temporaneo che deve avere durata non inferiore ai tre anni (Ctl). E' ammesso il patto di prova, fino al massimo di tre o sei mesi, a seconda del livello professionale. Alla fine del contratto, il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato oppure lascia l'azienda.
3) Ciascuno lavoratore puo' usufruire al massimo di tre contratti temporanei limitati, ciascuno con un'azienda diversa, prima di un'assunzione a tempo indeterminato.
4) La possibilita' di Ctl di durata superiore ai tre anni e' lasciata alla libera contrattazione delle parti, ed il recesso del lavoratore e' consentito anche prima del termine.
E' opportuno valutare i pro e contro di questa proposta rispetto a due situazioni alternative: la situazione auspicata dalla Cgil, in cui l'unico contratto possibile e' quello a tempo indeterminato con le tutele dello Statuto dei lavoratori. E la "situazione attuale", caratterizzata da una rilevante varieta' di possibili contratti di lavoro temporaneo regolati dalla legge sul contratto a termine e dalla legge Biagi (2).
Rispetto a quanto auspicato dalla Cgil la proposta di Ctl presenta vantaggi e rischi.
I giovani in cerca di primo impiego troveranno aziende maggiormente disposte ad assumerli. Questo perche' nel caso di cattivo incontro fra esigenze aziendali e qualita' del lavoratore (nonostante il patto di prova), l'azienda sa che al massimo dovra' pagare il lavoratore per tre anni. Il giovane assunto con Ctl non rischia di rimanere bloccato in una sequenza infinita di contratti temporanei perche' potra' essere assunto con questa forma di contratto al massimo per tre volte. Inoltre, la durata di almeno tre anni offre un orizzonte relativamente lungo di stabilita'.
Vi e' il rischio che la mancata trasformazione di un Ctl in contratto a tempo indeterminato possa dare alle altre aziende un segnale negativo sulle qualita' del lavoratore. Appare tuttavia contenuto, in quanto non vi sono ragioni per attribuire necessariamente al lavoratore la mancata trasformazione. Si pensi, ad esempio, al caso in cui il lavoratore venga assunto con Ctl in vista di una espansione aziendale che poi per ragioni di mercato non si verifica. In ogni caso, opportune misure di assistenza pubblica nella ricerca di un impiego dovranno essere offerte ai lavoratori che non siano stati assunti a tempo indeterminato dopo il primo Ctl.
Dal punto di vista delle imprese, la possibilita' di assumere un giovane con un Ctl e' evidentemente un miglioramento rispetto a quanto auspicato dalla Cgil perche' consente di eliminare i rapporti di lavoro in perdita, al costo massimo di tre anni di stipendio invece che al costo ben superiore di dover pagare un lavoratore indesiderato fino alla pensione.
La fase di sperimentazione reciproca offerta dai Ctl consentirebbe inoltre un abbinamento migliore tra lavoratori e imprese, dando luogo a un'allocazione piu' efficiente delle risorse produttive rispetto a quanto auspicato dalla Cgil.
Esiste il rischio che le imprese possano assumere solo lavoratori temporanei senza mai trasformare i loro contratti in rapporti permanenti. Questa ipotesi e' tuttavia improbabile almeno per quella maggioranza di imprese che hanno bisogno di competenze stabili e di "memoria storica" accumulata dal personale. E comunque i costi di formazione e il capitale umano specifico costituitosi in tre anni, rendono improbabile che il datore di lavoro possa trovare piu' conveniente non trasformare un buon contratto, per ritentare il rischio di un nuovo Ctl, seppur con un costi salariali inferiori.
Si potrebbe comunque ritenere opportuna l'imposizione di un sistema di quote massime di Ctl per azienda. Una tale misura appare tuttavia pericolosa e probabilmente inutile. Pericolosa perche', data l'eterogeneita' delle aziende italiane, sarebbe difficile definire in modo ottimale un sistema di quote che sia efficace senza distorcere in modo inefficiente il comportamento delle imprese. Probabilmente inutile, in quanto i vincoli di durata minima e di numero massimo di Ctl utilizzabili, in aggiunta al fatto che ciascun lavoratore puo' essere assunto dalla stessa impresa con Ctl una sola volta, riducono sufficientemente il rischio di un aumento generalizzato della precarieta'.
Riassumendo, la proposta dei Ctl domina la situazione auspicata dalla Cgil se l'eventuale effetto stigma sui lavoratori il cui contratto temporaneo limitato non viene trasformato, puo' essere considerato trascurabile o puo' essere neutralizzato - come e' probabilmente necessario - da un sovrappiu' di servizi di assistenza nel mercato del lavoro, riservato a questo segmento del lavoro giovanile in difficolta'. Si deve comunque tenere presente che all'effetto stigma si contrappongono il beneficio per il lavoratore di una maggiore probabilita' di assunzione iniziale, oltre che i benefici globali derivanti da una migliore allocazione dei lavoratori tra le imprese. Nella situazione auspicata dalla Cgil sarebbero evidentemente molto piu' frequenti i casi di abbinamento imperfetto tra impresa e lavoratore, il sistema economico risulterebbe meno efficiente e il tasso di disoccupazione sarebbe piu' alto non solo per la minore propensione delle imprese ad assumere, ma piu' in generale per via dell'allocazione inefficiente delle risorse produttive.
La proposta dei Ctl rispetta lo spirito dell'ordinamento attuale che prevede soluzioni contrattuali finalizzate a favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma semplifica la normativa riducendo i costi amministrativi di assunzione con contratto temporaneo per le imprese.
E' possibile sostenere che sia stata proprio la complicazione burocratica dell'attuale legislazione a impedire un'esplosione in Italia dei contratti a tempo determinato, rispetto a quanto invece e' accaduto in Spagna. Si potrebbe quindi temere che la semplificazione normativa generi un aumento indesiderato di precarieta'. Tuttavia, i vincoli imposti ai Ctl limitano questo rischio.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.