Il futuro e' fuori dagli Usa, dice il miliardario Buffett. Che pensa a Brasile, Giappone, Gran Bretagna, Italia. Per esempio il gruppo Moratti...
I migliori investimenti? In futuro si troveranno sempre piu' fuori dagli Stati Uniti, magari anche in Italia. E se lo dice Warren Buffett bisogna credergli. Solo il miliardario americano poteva accogliere i 25 mila devoti del listino che sono accorsi ad ascoltarlo nello stadio di Omaha, in Nebraska, con un video in cui le protagoniste della serie tv Desperate housewives discutevano se e' meglio sposare un milionario o un miliardario. Nel filmato, che ha aperto l'assemblea annuale della Berkshire Hathaway, la sua societa' di investimento, c'erano anche Bill Gates e il rapper Snoop Dogg che interpretavano se stessi in versione cartone animato. Ma la vera star della riunione e' stato come al solito Buffett, con 51 miliardi di dollari il secondo uomo piu' ricco del mondo dopo il suo amico Gates, che accanto al partner di sempre Charlie Munger ha snocciolato la sua nuova ricetta per fare soldi.
Secondo lui le opportunita' migliori stanno piu' fuori dagli Usa, in aziende che fatturano in valute diverse dal dollaro: nelle previsioni di Buffett e' destinato a deprezzarsi ulteriormente sotto il peso del'enorme deficit americano.
Il miliardario ha gia' messo in pratica i suoi comandamenti comprando la Iscar, un'azienda israeliana specializzata in macchine per il taglio dei metalli pesanti. Forte dei 43 miliardi in contanti che ha in cassa, Buffett ha poi promesso ai suoi azionisti una nuova grande acquisizione lontana dai picchi raggiunti dai listini a Wall Street. Dove? Sicuramente non in Russia, paese su cui ha poca fiducia: «E' difficile credere che da quelle parti sia avvenuta una vera virata verso il capitalismo, in particolare di provenienza straniera» ha detto Buffett. Il quale ha aggiunto di pensare piuttosto a Brasile, Gran Bretagna e Giappone, la cui ripresa e' promettente. O all'Italia, dove il miliardario americano confessa di avere trovato un nuovo amico in Angelo Moratti, figlio di Gianmarco e vicepresidente della societa' di famiglia Saras che sta per debuttare in borsa.
Le parole dell'oracolo di Omaha sono suonate come spietato atto di accusa contro lo stato dell'economia americana. Finora infatti la buffettologia, ovvero la teoria dell'investimento secondo Buffett, si era basata su un assioma: bisogna comprare solo le aziende a stelle e strisce che si conoscono benissimo. Sulla base di questa convinzione Buffett e i suoi seguaci hanno sempre evitato investimenti ad alto rischio, come i derivati, per concentrarsi su settori tradizionali: di recente il suo gruppo ha comprato quote della Wal Mart (grande distribuzione) e della Anheuser Busch, che produce la birra Budweiser, mentre in passato aveva acquisito American Express, Gillette, Procter & Gamble.
E mentre il mercato suona di nuovo la carica dei titoli di internet, lui ribadisce quel che diceva mentre tutti puntavano sulla nuova economia: «Se un'azienda si occupa molto di tecnologia, non la capiamo». Fa quindi specie vedere proprio lui, che dopotutto e' il maggior azionista della Coca-Cola, puntare ora sull'estero: «Se Buffett tradisce se stesso, e' perche' e' convinto che prima o poi i cinesi smetteranno di finanziare il deficit di bilancio acquistando titoli di stato americani, e che quando questo accadra' l'economia Usa potrebbe accusare un forte shock» spiega a Panorama Paul Samuelson, premio Nobel per l'economia. «La sua e' un'analisi impopolare, che pero' e' condivisa da molti, tra cui il sottoscritto».
Certo anche il guru di Omaha potrebbe sbagliare, e non sarebbe la prima volta: solo l'anno passato Buffett ha perso la sua prima scommessa sul collasso del dollaro, lasciando quasi 1 miliardo sul mercato dei futures. Ma e' pur vero che, prima di seguire le sue indicazioni, i grandi fondi di investimento avevano gia' cominciato a dirottare i soldi all'estero: solo nei primi 10 mesi del 2005 oltre 80 miliardi sono stati investiti da gruppi americani fuori dagli Stati Uniti.
E bisogna considerare che sulle tendenze economiche Buffett ha sempre avuto ragione: dopotutto negli ultimi quarant'anni il valore del titolo della Berkshire e' salito del 21 per cento l'anno. «Alla fine Omaha batte sempre Wall Street» ama dire Buffett, incurante del fatto che stavolta la sua vittoria potrebbe significare la sconfitta dell'America.
il testo riprodotto e' tratto dal settimanale www.panorama.it.