[ l k v . i t ]
La Rcs continua a correre Ricucci vuol salire ancora
21-05-2005
Giovanni
Pons
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In Borsa il titolo guadagna un altro 3,1%, scambiato il 2,2% del capitale. Magiste al 13,5% tallona Mediobanca.
Parte la caccia alle azioni di risparmio, che guadagnano il 7,5%.


Stefano Ricucci sale al 13,5% del capitale Rcs Mediagroup. e' il secondo azionista, dopo Mediobanca che ha in portafoglio il 14,1%. L'ufficializzazione della quota e' arrivata ieri mattina con una nota sollecitata dalla Consob nella quale l'immobiliarista romano, tra l'altro, non esclude "l'opportunita' di un ulteriore rafforzamento della stessa". Ricucci non fa mistero di voler arrivare entro breve tempo al 14,9% e non a caso i movimenti sul titolo in Borsa sono proseguiti anche ieri. Alla fine della seduta Rcs ha segnato un nuovo balzo del 3,73% fino al massimo storico di 6,44 euro (+3,12% a 6,407 il prezzo riferimento), tra scambi intensi e pari al 2,2% del capitale. Solo in una settimana e' passato di mano il 9,1% del capitale, con un rialzo delle quotazioni del 7,1%.

L'attenzione intorno alla Rcs e' molto alta ed e' probabile che oltre a Ricucci altri soggetti stiano accumulando posizioni. Il costruttore editore Francesco Gaetano Caltagirone ha detto piu' volte di non aver incrementato il suo pacchetto di azioni Rcs pari al 2,2%. Ma in questi casi la tattica e' quella di restare lontani dalla ribalta il piu' a lungo possibile. Lo stesso metodo e' stato utilizzato nella partita Bnl, dove Caltagirone ufficializzo' per la prima volta il possesso del 2% di azioni Bnl il 17 maggio 2004. Poche settimane dopo, il 23 luglio, Caltagirone si mise alla testa del contropatto con una quota del 4,99% della banca romana. Dunque non si puo' escludere che il 2,2% di Caltagirone in Rcs possa essere gia' diventato il 4,9% senza alcun obbligo di comunicazione in Consob. L'incontro di ieri sera tra Caltagirone e Ricucci, poi, indebolisce la tesi di rapporti difficili tra i due uomini d'affari.

Sono dunque probabili nuove fiammate sul titolo Rcs, almeno fin quando vi saranno titoli in circolazione. Ieri la speculazione ha toccato anche le azioni di risparmio che hanno guadagnato il 7,71% a 4,09 euro. Le rnc sono state riscoperte soprattutto in vista dello stacco dei dividendi che avverra' lunedi' (il 26 maggio il pagamento), legato anche all'assegnazione gratuita di azioni (una ordinaria ogni cento possedute in entrambe le categorie). E soprattutto per l'ampio divario che le divide dalle ordinarie anche in vista di una possibile battaglia all'ultima azione.

Nel momento in cui sul mercato rimarranno ben poche azioni, allora Ricucci e alleati decideranno se lanciare un'Opa su una fetta ulteriore del capitale. Il lancio dell'Opa avra' l'effetto di sciogliere automaticamente il patto di sindacato vigente e tutti i soci potranno scegliere se aderire o meno all'offerta. Ma questa manovra puo' avere possibilita' di successo soltanto se qualcuno degli attuali grandi azionisti decidera' di cambiare casacca. "Nessuno dei soci del patto verra' meno ai suoi impegni - ha detto ieri Marco Tronchetti Provera in un'intervista - Il Corriere della Sera non si tocca".

La quota piu' a rischio sara' il 10% in mano alla Fiat, il cui cda difficilmente potra' rifiutare un'iniezione di mezzi freschi pari a 500-600 milioni. A quel punto, se il patto si dimostrera' veramente compatto come ha dichiarato in questi giorni, si potra' aprire una sorta di asta sulla quota Fiat o addirittura il lancio di una contro-Opa. Proprio per evitare una prospettiva del genere, la Fiat nei giorni scorsi ha tentato di "girare" alla casa madre Ifil le sue partecipazioni in Rcs e Mediobanca. Ma i banchieri futuri azionisti del Lingotto si sono opposti. Segno che qualcuno di loro e' interessato a portare dalla sua parte quel 10% decisivo per gli equilibri futuri di via Solferino.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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