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Ocse: l'Italia e' in recessione
24-05-2005
 
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Per l'Organizzazione economica il nostro Paese, insieme alla Germania, costituisce una zavorra per l'Ue e la zona euro in particolare.
Solo per il 2006 si prevede una lenta risalita, con un prodotto interno lordo all'1,1%. A frenare la nostra economia "la forte perdita di competitivita'".


Dall'inizio dell'anno l'Italia e' in recessione: lo sostiene anche l'Ocse, nel suo Outlook annuale (rapporto di previsione), presentato oggi a Parigi. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico il Pil quest'anno sara' negativo, -0,6%, e il rapporto deficit/Pil si attestera' al 4,4%.


Nel 2005 una lenta risalita

Il deficit, "in assenza di nuove iniziative, continuera' a salire anche nel 2006, come conseguenza della graduale eliminazione delle una tantum. L'indebitamento del settore pubblico si stima che salira' sia nel 2005 sia nel 2006". L'Ocse precisa tuttavia che l'economia italiana ricomincera' a marciare "lentamente" nella seconda meta' del 2005 per tornare a crescere all'inizio del 2006 al proprio tasso potenziale di crescita.


Ma il deficit aumenta

Infatti, dopo il -0,6% di quest'anno, l'anno prossimo il Pil italiano dovrebbe attestarsi a +1,1% (la stima di sei mesi fa era +2,1%). Ma il rallentamento impattera' comunque sui conti pubblici, tanto che l'Ocse prevede un ulteriore aumento del rapporto deficit/Pil al 5% nel 2006.


La perdita di competitivita'

A rallentare l'economia italiana, "caduta in recessione all'inizio del 2005", e' la forte perdita di competitivita', scesa del 25% negli ultimi quattro anni, anche a causa della "fiacca crescita della produttivita'".


Una manovra da 24 miliardi

E quindi, l'Ocse suggerisce misure di risparmio "nell'ordine del 2% del Pil" (pari a oltre 24 miliardi di euro) se si vuole raggiungere l'obiettivo prefissato di un deficit al 2,7% e consentire un taglio delle tasse di mezzo punto percentuale del Pil. Per l'organizzazione di Parigi la situazione potrebbe anche peggiorare, anche perche' "le elezioni politiche previste per il 2006 possono ostacolare il necessario consolidamento fiscale".


Risalira' il tasso di disoccupazione

Da Parigi arriva poi un riconoscimento per gli sforzi effettuati nel nostro Paese nella riduzione della disoccupazione, anche se "dopo la meta' del 2004 l'impatto delle riforme sul mercato del lavoro ha iniziato ad affievolirsi". L'Ocse pronostica infatti un tasso di disoccupazione di nuovo in crescita all'8,4% nel 2005 e stabile nel 2006 dopo il calo all'8,1% registrato lo scorso anno. Questo fenomeno potrebbe indurre a maggiore prudenza le famiglie italiane, che potrebbero quindi rifugiarsi in misura maggiore sul risparmio a detrimento dei consumi privati, previsti pressoche' stagnanti nel 2005 (+0,7%) e in modesta ripresa nel 2006 (+1,7%).


L'inflazione non preoccupa

Non preoccupa invece l'incremento dei prezzi al consumo, che si manterra' sulla soglia del 2% tanto nell'anno in corso che nel prossimo (dal 2,3% del 2004). Il raffreddamento dell'inflazione riflette il declino dei prezzi alimentari, le misure amministrative adottate dall'autunno scorso per limitare i rincari, ma anche l'allargamento del cosiddetto 'output gap'. Quest'ultimo indicatore, che misura la differenza tra il livello di produzione realizzato e quello potenziale, e' visto infatti in discesa al -2% nel 2005 e nel 2006 del -0,3% dell'anno scorso.


L'Italia e la Germania frenano l'Ue

I problemi economici italiani, uniti a quelli della Germania, frenano l'Unione Europea: infatti l'Ocse ha drasticamente ridotto le stime di crescita di Eurolandia, dove il Pil crescera' quest'anno solo dell'1,2% per risalire al 2% nel 2006, contro le previsioni di dicembre di una crescita rispettivamente dell'1,9-2,5%.


"Questo forte rallentamento - si legge nel rapporto - e' dovuto in larga parte all'euro forte e all'aumento dei prezzi del petrolio". Ma non solo: tutto cio' "e' stato in maniera considerevole amplificato da paesi come Italia e Germania contraddistinte da una continua scarsa resistenza agli shock esteri rispetto a economie piu' piccole come la Spagna e i paesi nordici".

L'Ocse spiega che se in Germania "il problema e' della caduta della domanda interna nonostante il forte stimolo dell'export", in Italia il settore commerciale "e' minato da anni di costi eccessivi e ha perso quote di mercato in maniera inquietante preparando il terreno della recessione". Una situazione che "rischia di minare la credibilita' stessa dell'Unione monetaria" avverte l'osservatorio parigino.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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