[ l k v . i t ]
Una lezione dal Peru'
16-05-2005
Andrea
Prat
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Lavoce.info ha gia' affrontato a varie riprese il tema scottante del rapporto tra politica e mass media.
In particolare, l'argomento e' stato trattato dal punto di vista della political economy (1).

In questo breve contributo, vorrei portare all'attenzione dei lettori un recente studio di due economisti, John McMillan e Pablo Zoido. Si tratta di un lavoro empirico basato su un dataset notevole e allo stesso tempo agghiacciante.


Il Peru' di Fujimori

Lo studio riguarda il regime di Alberto Fujimori, al potere in Peru' dal 1990 al 2000. Nel 1990 il Peru' disponeva di tutte le istituzioni tipiche di una democrazia moderna: una costituzione, elezioni, partiti di opposizione, separazione dei poteri e liberta' di stampa.

Giunto al governo con libere elezioni, Fujimori intraprese, poi, un processo di sovvertimento sistematico delle istituzioni democratiche. Il suo braccio destro, Vladimiro Montesinos, formalmente a capo dei servizi di sicurezza, si occupava di elargire pagamenti periodici a una parte consistente degli esponenti piu' importanti del potere politico, del sistema giudiziario e dei mezzi di comunicazione. In cambio chiedeva fedelta' e favori. Ad esempio, l'appoggio del presidente della Corte suprema costava 35mila dollari al mese, mentre un politico dell'opposizione di primo piano vendeva la sua condiscendenza per uno stipendio mensile tra i 10mila e i 20mila dollari. Cariche di minore importanza si accontentavano invece di poche migliaia di dollari.

Questo processo sistematico di corruzione e' venuto alla luce perche' Montesinos teneva una meticolosa contabilita' di tutti i pagamenti fatti. Spesso registrava su video gli incontri con i corrotti (i cosiddetti "vladivideos") e a volte chiedeva loro di firmare contratti scritti. Sulla base di questa documentazione unica, McMillan e Zoido compiono un'analisi statistica del costo di "comprare una democrazia". Ne emergono due conclusioni.


Una formidabile difesa contro l'autocrazia

Con i politici e i giudici filo' tutto liscio. Per comprare il controllo del potere legislativo, cioe' una maggioranza stabile in parlamento, Montesinos spendeva meno di 300mila dollari al mese. Per il controllo di quello giudiziario, inclusa la Corte suprema e il tribunale con competenza sulle questioni elettorali, ne bastavano circa 250mila. Con queste somme il regime poteva imporre la sua volonta' sul parlamento e sui tribunali. Ne trasse beneficio in vari modi, per esempio modificando la costituzione, manipolando le elezioni e controllando l'assegnazione di contratti pubblici. Montesinos ebbe molto meno successo con i mezzi di comunicazione. Quelli che soccombevano alle sue lusinghe chiedevano cifre decisamente piu' alte rispetto a giudici e politici: una rete televisiva ottenne 1,5 milioni al mese, quasi tre volte l'ammontare pagato a tutti i giudici e tutti i politici. E non basta. Una rete televisiva e alcuni giornali non accettarono mai tangenti e continuarono a fare il loro mestiere.

Finalmente, nel 2000 il regime di Fujimori cadde sotto un'ondata di indignazione popolare, stimolata dagli scandali che giornali e televisioni rimasti indipendenti portarono alla luce. Il momento determinante si ebbe quando alcuni vladivideos caddero nelle mani di giornalisti e furono trasmessi dall'unica rete rimasta indipendente.

La mobilitazione popolare che ne segui' constrinse Fujimori e Montesinos a lasciare il potere e a fuggire all'estero.

La conclusione di McMillan e Zoido e' che in Peru' i mass media hanno giocato un ruolo ben piu' importante delle istituzioni tradizionali nel difendere e ripristinare la democrazia.


Il pluralismo e' la migliore garanzia di indipendenza

Dalla cella in cui sta scontando una serie di condanne ricevute dopo il ritorno della democrazia, Montesinos ha senz'altro il tempo di chiedersi che cosa sia andato storto. Lo studio di McMillan e Zoido da' una risposta a questo interrogativo. Sebbene si trattasse di un paese in via di sviluppo, il Peru' godeva comunque di un certo pluralismo del mercato dei mass media. La proprieta' della stampa e della televisione era piuttosto frammentata. Ogni volta che Montesinos riusciva a comprare il silenzio e il consenso di un'altra rete (o di un altro giornale), gli spettatori gli sgusciavano dalle grinfie e cominciavano a prendere le notizie da giornali e telegiornali rimasti indipendenti.

Il ruolo della televisione e' stato particolarmente importante perche' in Peru', come nel resto del mondo (tranne alcuni paesi dell'Europa del Nord), la maggioranza dei cittadini non legge il giornale.

Montesinos si trovava di fronte ad almeno nove organizzazioni televisive indipendenti, di cui solo una di proprieta' dello Stato. Riusci' a controllarne otto, ma la nona, Canal N, una rete commerciale dedicata unicamente all'informazione, continuo' imperterrita a dire la verita' ai peruviani. Canal N non e' un'organizzazione con scopi idealistici, ma appartiene a un piccolo gruppo privato peruviano.

Evidentemente i proprietari si resero conto che dire la verita' quando gli altri tacevano era un'ottima strategia di crescita commerciale.


E in Italia?

A noi non resta che sospettare che Montesinos abbia scelto il paese sbagliato. Le sue chance sarebbero state decisamente piu' alte se avesse attuato il suo piano in una nazione con un duopolio televisivo. Sul pluralismo dei media esiste una certa confusione. Si puo' sperare che anche un mastodonte dell'etere dia spazio a voci diverse, magari perche' e' dello Stato. Ma l'esempio peruviano dimostra che e' una speranza vana: i buoni propositi restano sulla carta quando entra in gioco un regime come quello di Fujimori. L'unica solida garanzia di pluralismo e' data da una vera frammentazione del controllo dei mezzi di informazione. Nel caso italiano questa lezione porta a una conclusione tanto ovvia quanto importante: dobbiamo rompere il duopolio televisivo, spezzando il controllo sia di Mediaset che della Rai. C'e' piu' di un modo per farlo, ma innanzitutto e' fondamentale che tutte le forze politiche democratiche, sia a destra che a sinistra, condividano l'importanza di quest'obiettivo.


Per saperne di piu'
John McMillan e Pablo Zoido, "How to subvert democracy: Montesinos in Peru", Journal of Economic Perspectives, volume 18, numero 4, Autunno 2004, pp. 69—92.


(1) Si vedano ad esempio i contributi di Panunzi e Puglisi, Polo, Zingales e Galasso.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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