Leggendo i giornali si ricava la sensazione che lo stato di salute dell'economia italiana sia una questione di ottimismo o pessimismo. Non e' proprio cosi'. I dati aggregati degli ultimi anni (riassunti nella Tavola 1) forniscono indicazioni precise e non controverse. Se si guarda alla crescita della produttivita', l'Italia va molto peggio dell'Europa, mentre va un po' meglio dell'Europa se si guarda alla crescita delle ore lavorate complessive. Nel complesso, la crescita del Pil dell'Italia dopo il 1995 e' stata inferiore non solo alla media europea, ma alla crescita di tutti gli altri paesi europei, tranne la Germania. Nel 2001-04, il divario con l'Europa si e' pero' aggravato.
Due parole sull'Europa, prima. Da tempo, l'Europa cresce meno degli Stati Uniti.
Come indicato nella Tavola 1, il Pil degli Stati Uniti e' aumentato del 3 per cento l'anno circa nel 1995-2003, mentre quello dell'Europa solo del 2 per cento circa. Il divario e', soprattutto, dovuto alla minore crescita della produttivita' del lavoro europea (1,5 contro 2,2 per cento). Le ore lavorate complessivamente sono invece aumentate in misura abbastanza simile (circa tre quarti di punto percentuale l'anno). In poche parole, se il Pil dell'Europa cresce meno di quello degli Stati Uniti, non e' perche' crea pochi posti di lavoro ma perche' innova poco. Come mostrato nelle ultime due colonne della tavola, il divario nella crescita della produttivita' tra Europa e Stati Uniti si e' ampliato negli anni piu' recenti. Dalla stessa tavola emerge anche che, in Europa, non tutti i paesi vanno nello stesso modo.
In alcuni paesi, la produttivita' e' andata bene, e in parallelo sono stati creati tanti posti di lavoro. e' il caso di Irlanda, Finlandia e, piu' recentemente, del Regno Unito. Questi paesi hanno sperimentato tassi di crescita della produttivita' e delle ore lavorate superiori alle medie continentali (e agli Usa).
Nei paesi piu' poveri dell'Europa (Grecia, Portogallo, paesi dell'Est), la crescita della produttivita' del lavoro e' stata molto rapida, ma al prezzo di una riduzione del numero delle ore lavorate.
Con intensita' minore, anche in Francia e in Germania si e' osservata una crescita soddisfacente della produttivita' (circa il 2 per cento l'anno), ma la crescita delle ore lavorate e' stata zero o minore di zero. Cio' indica che, in questi paesi, la modernizzazione del sistema produttivo ha richiesto l'eliminazione dei "vecchi" posti di lavoro che solo parzialmente e gradualmente sono stati rimpiazzati nei nuovi settori in cui cresce la produttivita' (1).
In Spagna e Olanda, dove le riforme del mercato del lavoro hanno prodotto i risultati piu' visibili sui tassi di partecipazione, si e' invece verificato il fenomeno opposto: tanti nuovi posti di lavoro e rapido aumento delle ore lavorate, ma, in parallelo, una dinamica molto contenuta della produttivita', che e' addirittura diminuita in Spagna nel 1995-2003.
E l'Italia? L'Italia e' in mezzo al guado. Da un lato, nel 1995-2003 si sono creati piu' posti di lavoro (+1,0 per cento l'anno) che in Europa, ma molti meno che in Spagna e in Olanda, e un po' meno anche che in Finlandia e in Irlanda, dove pure la produttivita' sta crescendo molto rapidamente.
Questo e' comunque un risultato importante, perche' in Italia la partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto delle donne e delle persone sopra i 55 anni, e' ancora molto limitata. Quanto alla crescita della produttivita', l'Italia e' purtroppo penultima in Europa (dietro la Spagna) nel 1995-2003 e ultima assoluta nel 2004 (vedi ultima colonna). E anche la crescita del Pil (il riassunto sintetico di come va un'economia) e' stata piu' bassa in Italia che in tutti gli altri paesi europei, tranne che in Germania, l'altro grande malato dell'Europa.
L'economia italiana va male. Alla conclusione non si arriva per pessimismo, ma dall'analisi comparata dei dati disponibili. I dati sulla crescita della produttivita' e del Pil degli altri paesi europei indicano che in Europa c'e' qualcuno (quasi tutti, veramente) che e' messo meglio dell'Italia. Se quindi e' certamente urgente fare qualcosa per fare crescere di piu' la produttivita' e la competitivita' europea (ad esempio, costringere la Cina a rispettare maggiormente le regole del commercio internazionale), sarebbe anche importante comprendere che da queste misure non dovremmo aspettarci effetti catartici sulle possibilita' di crescita della nostra economia. Purtroppo, ci vorra' tempo, riforme e sacrifici per riportare l'economia italiana a tassi di crescita "europei".
| Tavola 1: Crescita della produttivita' del lavoro nel tempo e tra paesi | |||||
| Europa, paesi europei e Stati Uniti | |||||
| Tassi di crescita, punti percentuali | |||||
| 1995-2003 | 1995-2003 | 1995-2003 | 2004 | 2001-04 | |
| [1] | [2] | [3] | [4] | [5] | |
| PIL; tutta l'economia | PIL per ora lavorata; tutta l'economia | Ore lavorate totali; tutta l'economia | PIL per occupato; settore privato | PIL per occupato; settore privato | |
| -- USA | 3.1 | 2.2 | 0.9 | 3.7 | 2.9 |
| -- Euro area | 2.2 | 1.5 | 0.7 | 1.2 | 0.6 |
| Germania | 1.2 | 1.6 | -0.4 | 1.0 | 0.7 |
| Francia | 2.1 | 2.0 | 0.1 | 2.8 | 1.0 |
| Italia | 1.5 | 0.5 | 1.0 | 0.3 | -0.2 |
| Spagna | 3.3 | 0.7 | 2.6 | 0.7 | 0.7 |
| Austria | 2.1 | 1.6 | 0.5 | 1.5 | 1.1 |
| Belgio | 2.1 | 1.2 | 0.9 | 2.4 | 1.1 |
| Finlandia | 3.6 | 2.3 | 1.3 | 3.8 | 1.9 |
| Grecia | 3.6 | 3.1 | 0.5 | 2.5 | 3.8 |
| Irlanda | 7.8 | 5.0 | 2.8 | 3.5 | 3.4 |
| Lussemburgo | 5.2 | 1.8 | 3.4 | 2.1 | -0.5 |
| Olanda | 2.5 | 0.5 | 2.0 | 2.6 | 0.4 |
| Portogallo | 2.5 | 2.1 | 0.4 | 1.6 | 0.0 |
| Regno Unito | 2.8 | 2.2 | 0.6 | 2.7 | 1.8 |
| Danimarca | 2.1 | 1.3 | 0.8 | 2.9 | 1.9 |
| Svezia | 2.5 | 2.3 | 0.2 | 4.5 | 2.1 |
| Rep. Ceca | 1.9 | 3.1 | -1.2 | 4.9 | 2.8 |
| Ungheria | 3.7 | 2.8 | 0.9 | 3.0 | 3.2 |
| Polonia | n.d. | n.d. | n.d. | n.d. | n.d. |
| Slovacchia | 3.8 | 5.2 | -1.4 | 4.2 | 3.3 |
n.d. = dato non disponibile
Fonti: OECD Productivity Database (versione: 16/02/05) per le colonne [1], [2] e [3]; OECD Economic Outlook Database (versione 15/03/05) per le colonne [4] e [5]
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.