L'importanza di preservare la stabilita' del sistema bancario nazionale e' al centro delle riflessioni e delle azioni del Governatore della Banca d'Italia da molti anni. La ragione ultima di tale strategia e' la preoccupazione che, in assenza di un sistema bancario nazionale attento alle esigenze del paese, l'industria italiana non potrebbe affrontare le crisi in cui si trova periodicamente coinvolta. Ma, a giudicare dai risultati di competitivita' e produttivita' del manifatturiero, il supporto dato finora non basta piu', perche' la crisi del manifatturiero e' soprattutto una crisi di efficienza produttiva. Le imprese manifatturiere italiane hanno bisogno di finanziamenti finalizzati a facilitare le necessarie ristrutturazioni, per crescere e per internazionalizzarsi.
I dati dell'ultimo trimestre del 2004 e del primo trimestre del 2005 indicano che l'economia italiana e' entrata in recessione, una recessione ancora piu' pronunciata del rallentamento gia' sperimentato nel 2003. Questo e' soprattutto il risultato di una continua perdita di competitivita' e di quote sui mercati esteri da parte del settore manifatturiero, a sua volta associata a un andamento estremamente deludente della produttivita' di questo settore. L'indicatore di competitivita' piu' frequentemente utilizzato e' il costo del lavoro per unita' di prodotto (Clup) del settore manifatturiero (1).
Sulla base dei calcoli dell'Ocse, fatto 100 il Clup nel settore manifatturiero nel 2000 per tutti i paesi dell'Organizzazione, l'indicatore e' aumentato fino a 123 per l'Italia nel 2004, mentre, nello stesso periodo, e' rimasto a 102 per il Regno Unito ed e' sceso fino a 89 per gli Stati Uniti. Nel corso del tempo, il costo del lavoro per le imprese inglesi e' dunque rimasto pressappoco lo stesso, mentre e' diminuito di circa 11 punti percentuali per gli Usa. Colpa dell'euro, dicono alcuni. Forse. Certo e' che lo stesso indicatore per Francia, Germania e Spagna – altri grandi paesi europei che condividono con l'Italia la cosiddetta "sciagura" di avere scelto l'euro come valuta comune – vale, rispettivamente, 102, 107 e 109, cioe' valori molto piu' bassi di quelli registrati per l'Italia. Quindi, la parte principale della perdita di competitivita' dell'Italia non puo' ragionevolmente essere attribuita all'euro.
L'imputato principale per il peggioramento del Clup dell'Italia (e dell'allargarsi del divario rispetto a Francia e Germania) e' invece l'andamento della produttivita' del lavoro del settore manifatturiero. Il tasso di crescita della produttivita' oraria nel manifatturiero si e', infatti, praticamente azzerato dopo il 2000: +0,5 per cento nel 2001, -1,8 per cento nel 2002 e -1,1 per cento nel 2003, dopo che negli anni fino al 1997 la crescita della produttivita' si era mantenuta a tassi vicini al 3 per cento - comunque inferiori alla media dei decenni precedenti, ma almeno positivi. Tra il 2000 e il 2003, la produttivita' per addetto nel manifatturiero e' aumentata cumulativamente di solo lo 0,1 per cento in Italia, a fronte di un aumento di circa il 7 per cento in Germania e di circa il 12 per cento in Francia.
La crisi di oggi del manifatturiero italiano e' un po' peggiore delle precedenti.
Dopo la crisi valutaria del 1993-95, si registrarono elevati tassi di crescita della produttivita' per chimico e farmaceutico, tessile ed abbigliamento, produzione di cuoio e calzature. In poche parole, il made in Italy, allora, trovo' la forza di reagire alla crisi, agevolato da una marcata svalutazione del cambio. Ma la svalutazione della lira avvenne nel quadro di una politica monetaria rivolta all'obiettivo della disinflazione e della politica di concertazione salariale successiva agli accordi del 1993. Il risultato fu quello di mettere alla frusta le imprese italiane, che riuscirono a innovare nel mutato contesto di stabilita' dei prezzi e dei salari.
Il beneficio ottenuto fu quello di conseguire elevati tassi di crescita della produttivita'. Il costo fu quello della riduzione delle ore lavorate complessive - riduzione causata dalla necessita' di attuare rilevanti ristrutturazioni aziendali.
Oggi, il quadro e' molto diverso. La riduzione della competitivita' che osserviamo e' il risultato di un peggioramento della performance della produttivita'. In piu', e' quasi scomparsa la correlazione negativa tra crescita della produttivita' e delle ore lavorate. I settori manifatturieri in cui la produttivita' va male (quasi tutti) ormai non riescono piu' nemmeno a difendere i posti di lavoro esistenti.
L'aumento delle ore lavorate complessive dell'economia italiana ha, infatti, riguardato soprattutto i servizi, che non servono a pagare le importazioni e presentano bassi tassi di crescita della produttivita'. Nel manifatturiero, invece, le ore lavorate complessive sono rimaste, piu' o meno, costanti, cosi' come la produttivita'. Pero', il rapporto capitale-lavoro e, fino al 2002, anche l'investimento per addetto hanno continuato ad aumentare: cio' indica che la stagnazione della produttivita' manifatturiera non e' primariamente da attribuire all'insufficiente attivita' di investimento delle imprese (ne' alla pigrizia dei lavoratori), ma piuttosto al fatto che questa non si e' tradotta in un uso piu' efficiente delle risorse nel settore.
Cos'e' accaduto, dunque? Anche grazie all'elevata liquidita' disponibile, situazioni aziendali di grave difficolta' hanno potuto persistere quasi indefinitamente. Le banche hanno garantito un supporto finanziario quantitativamente rilevante alle imprese italiane in difficolta' e hanno quindi limitato l'insorgere della crisi che osserviamo in questi mesi. La continuazione nella crescita del rapporto capitale-lavoro segnala, infatti, che le banche hanno continuato a offrire il credito necessario a espandere l'investimento. Ma, a giudicare dai risultati di competitivita' e produttivita' del manifatturiero, il supporto dato finora non basta piu'. In questo momento, le imprese manifatturiere italiane non possono continuare a fare quello che facevano prima: hanno, invece, bisogno di crescere e di internazionalizzarsi. Per questo, occorrono finanziamenti per le necessarie ristrutturazioni delle vecchie imprese oltre che finanziamenti per le nuove imprese innovative. Speriamo che il Governatore lo ricordi a tutti, a parole nella sua Relazione e con i fatti nel prossimo futuro.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.