[ l k v . i t ]
Da Genova a Rovigo inseguendo un reddito. Minimo
09-05-2005
Simona
Baldi
Daniele
Berardinelli
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La Legge finanziaria 2004 ha introdotto il reddito di ultima istanza tra gli ammortizzatori sociali quale "strumento di accompagnamento economico ai programmi di inserimento sociale destinato ai nuclei familiari a rischio di esclusione sociale e i cui componenti non siano beneficiari di ammortizzatori sociali destinati a soggetti privi di lavoro". La sua istituzione viene lasciata in mano alle Regioni, mentre lo Stato si limita a co-finanziarla. La mancanza di indicazioni, linee guida, criteri di attuazione ha fatto si' che solo poche volenterose Regioni si siano attivate in tal senso. L'assenza di parametri che definiscano standard minimi comuni a tutto il territorio nazionale abbandona i cittadini alla volonta' politica locale e contrasta con le indicazioni che da tempo vengono dall' Unione europea. Tale situazione non e' stata chiarita dalle disposizioni per il potenziamento degli ammortizzatori sociali contenute nel "pacchetto competitivita'" ( Decreto legge 35/2005). Di fronte all'indeterminatezza che avvolge ancora il Rui e' forse opportuno ragionare sulle motivazioni che hanno portato alla sua introduzione.


Un'occasione persa

Il Rui sostituisce il reddito minimo di inserimento, strumento di lotta alla poverta' e all'esclusione sociale sperimentato in alcuni Comuni italiani tra il 1999 e il 2002.

Rilevando importanti criticita' nell'individuazione dei beneficiari e nell'efficacia dei programmi di inserimento, il Governo ha lasciato infatti che la misura si esaurisse per poi sostituirla con il Rui. I risultati della sperimentazione non sono mai stati resi noti ufficialmente, e il dibattito su poverta' ed esclusione sociale e' stato quasi completamente cancellato dall'agenda politica italiana.L'occasione persa e' enorme, sia dal punto di vista politico che da quello scientifico. La riorganizzazione del sistema degli ammortizzatori sociali deve infatti necessariamente confrontarsi con i temi della poverta' e dell'esclusione, e un ragionamento serio sull'argomento non puo' prescindere da un'accurata analisi della situazione effettiva e delle possibili soluzioni, a cui la comunita' scientifica dovrebbe fortemente contribuire. I pochi dati che si conoscono sono inoltre quasi esclusivamente di tipo aggregato. Pertanto, possono nascondere, al loro interno, dinamiche molto varie, la cui analisi potrebbe arricchire significativamente le informazioni su cui basare le scelte politiche. A poco serve infatti sapere che i risultati in termini di inserimento sono stati deludenti, se non sappiamo quali sono le determinanti principali.


I casi di Genova e Rovigo

Nei nostri recenti lavori abbiamo personalmente raccolto i dati individuali relativi alla sperimentazione del Rmi nei comuni di Genova (quartieri Voltri e Pra', per il primo biennio 1999-2000) e Rovigo (per tutto quadriennio di sperimentazione). I risultati ottenuti, oltre a presentare alcune discrepanze con i dati ufficiali, ci sembrano degni di menzione. I nuclei famigliari beneficiari sono stati 461 a Genova e 312 a Rovigo. Le loro caratteristiche differiscono in parte tra le due citta'. A Genova, infatti, la percentuale di nuclei beneficiari in relazione alla dimensione famigliare si distribuisce in modo abbastanza omogeneo, con una leggera prevalenza di famiglie di due componenti (il 26,7 per cento) e una quota consistente di famiglie numerose (11,5 per cento). A Rovigo c'e' una netta sproporzione verso le famiglie unipersonali (ben il 42,5 per cento dei nuclei) e una presenza decisamente minore di famiglie numerose (6,1 per cento). Se si guarda inoltre all'incidenza della partecipazione in relazione alla dimensione famigliare scopriamo che mentre a Genova essa tende ad aumentare con la numerosita', a Rovigo si polarizza, concentrandosi principalmente tra le famiglie unipersonali (1,5 per cento) e tra quelle numerose (1,4 per cento).

Cio' si riflette naturalmente anche nella distribuzione dei nuclei secondo la struttura familiare. A Genova le famiglie con figli costituiscono nettamente la maggioranza dei nuclei beneficiari, con il 33,5 per cento di monogenitori e il 31,2 per cento di coppie. A Rovigo, accanto all'elevata percentuale di single, troviamo un 23,4 per cento di famiglie monoparentali e solamente il 18,7 per cento di coppie con figli. Le persone di riferimento sono in maggioranza donne (64,1 per cento a Genova e 57 per cento a Rovigo) e la fascia d'eta' prevalente e' quella centrale (35-49 anni), ma a Rovigo la percentuale di giovani e' maggiore che a Genova (rispettivamente 19 per cento e 10,9 per cento). Il livello d'istruzione prevalente e' la licenza elementare a Genova (45,2 per cento delle pdr) e la licenza media a Rovigo (55,1 per cento delle pdr). Poco meno della meta' delle persone di riferimento e' disoccupata, circa il 20 per cento ha un qualche tipo d'occupazione e circa il 30 per cento e' fuori dalla forza lavoro. Tali valori presentano differenze trascurabili tra le due citta'.

L'impressione generale che se ne trae e' che l'"occupabilita'" dei beneficiari sia maggiore nel comune di Rovigo, ed e' confermata dai dati relativi ai progetti di inserimento (tabella 1). I dati di Genova si riferiscono alle persone in assistenza al 31 dicembre 2000, mentre per Rovigo comprendono tutto il quadriennio.


Tabella 1. Progetti di inserimento (valori percentuali)

Tipo di progetto Genova Rovigo
Occupazionale 12 33.7
Pubblica utilita' e integrazione sociale 26.9 8.9
Formativo\scolastico 14.1 11.9
Riabilitazione 10.4 22
Cura e sostegno familiare 9.2 14.9
Altro 27.4 6.1


I dati a disposizione hanno permesso di verificare che i progetti hanno raggiunto il target di riferimento in relazione alle caratteristiche dei beneficiari (tabella 2). La partecipazione effettiva dei beneficiari ai programmi assegnati, nonche' il rispetto dei requisiti economici e patrimoniali richiesti, sono stati verificati attraverso incontri periodici con gli assistenti sociali. I dipendenti comunali hanno tuttavia dovuto sopperire alla mancata collaborazione, nella funzione di controllo, della Guardia di Finanza, che dovrebbe invece essere un elemento essenziale per la corretta applicazione di programmi basati sul means testing.


Tabella 2. Progetti di inserimento e caratteristiche dei beneficiari

Programma Tipo di progetto Rovigo Genova
programmi di inserimento lavorativo occupazionale maschio; giovane; istruzione media; disoccupato; problematiche socio-relazionali. giovane, adulto; istruzione media e alta; disoccupato.
scolastico\formativo ragazzo; istruzione media e alta; non lavoratore.
programmi di inserimento sociale integrazione socio-relazionale maschio; anziano; non lavoratore; problematiche di devianza, malattia o handicap, socio-relazionali. donna; giovane, adulto; altri problemi.
pubblica utilita', volontariato
programmi di riabilitazione riabilitativo problematiche di devianza, malattia o handicap. adulto, anziano; problematiche di devianza, handicap o malattia; altri problemi.
altri tipi di programmi cura e sostegno della famiglia donna; anziano; istruzione media e alta; problematiche socio-relazionali e familiari. donna; giovane, adulto; istruzione bassa e media; disoccupato.
altro progetto donna; adulto, anziano.

Nota: sintesi delle stime ottenute con il modello multinomial.


Per quanto riguarda Genova, al 31 dicembre 2000, solo il 30 per cento circa delle famiglie era uscito dall'assistenza. Le uscite si erano concentrate intorno ai sei e ai dodici mesi dall'ingresso con scadenze che coincidevano con i colloqui di aggiornamento-verifica che ogni famiglia doveva sostenere. A Rovigo, a fine aprile 2003, il 52,1 per cento dei nuclei familiari beneficiari aveva superato la condizione di bisogno, il 21,4 per cento era uscito dall'assistenza per motivi diversi, mentre il 26,4 per cento risultava ancora in assistenza. Il 52 per cento delle uscite e' avvenuto per motivi di reddito da lavoro (o altri redditi non da trasferimento), mentre il 23,32 per cento per i benefici di altri tipi di trasferimenti e assistenza. La probabilita' d'uscita raggiunge il 25 per cento dopo sette-otto mesi e il 50 per cento dopo sedici mesi; e' maggiore per i giovani, per i maschi, e per chi possiede almeno la licenza media, mentre diminuisce in presenza di problematiche personali piu' gravi. I valori di uscita dall'assistenza non dovrebbero in realta' essere il solo elemento di valutazione: a nostro parere non sono infatti sufficienti per giudicare l'efficacia dell'ambizioso obiettivo del Rmi. Soggetti beneficiari di programmi di questo tipo sono persone socialmente marginali e vulnerabili per le quali sono necessari interventi personalizzati che implicano l'impossibilita' di una valutazione omogenea. Il nostro vuole essere uno stimolo verso una maggiore ricchezza e profondita' di analisi che solo la disponibilita' dei dati individuali potrebbe permettere.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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