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La Cina cambia idea: si' alle tasse sull'export
20-05-2005
 
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Il governo punta a rapporti piu' distesi con Unione europea e Stati Uniti.
Il ministero delle Finanze ha annunciato aumenti tariffari per 74 categorie di prodotti tessili. Ieri questa manovra era stata esclusa.


Dietrofront del governo cinese. Dopo che ieri il ministro del Commercio, Bo Xilai, aveva escluso la possibilita' di un aumento dell'imposizione fiscale sull'esportazione dei prodotti tessili, e' di oggi la notizia che dal 1 giugno la Cina aumentera' le tariffe all'esportazione per 74 differenti categorie di prodotti tessili e di tipi d'indumenti. Un incremento che per gran parte delle merci interessate dal provvedimento sara' pari addirittura al 400 per cento.

L'annuncio e' stato dato dal ministero delle Finanze di Pechino con un comunicato diramato attraverso il proprio sito Internet, www.mof.gov.cn, e ripreso dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Si tratta di un gesto che potrebbe contribuire a lenire le tensioni sviluppatesi di recente con i partner commerciali in Occidente e all'origine sia di forti proteste da parte degli operatori di settore sia di contromisure a livello statale, tanto nell'Unione Europea quanto negli Stati Uniti. I prodotti di fabbricazione cinese, del resto, hanno costi di produzione nettamente inferiori rispetto a quelli realizzati in occidente e quindi esercitano una fortissima concorrenza che rischia di mettere in ginocchio molte piccole e grandi aziende europee e statunitensi.

Gli aumenti tariffari andranno da un minimo di uno yuan per unita' fino a 4 yuan, rispetto agli attuali 0,2-0,3 yuan in vigore dall'inizio di gennaio; tra le classi merceologiche oggetto dei rincari rientrano per esempio pantaloni, magliette e biancheria. «La decisione e' stata approvata dal Consiglio di Stato», si precisa in una nota del dicastero. In aggiunta, il Paese asiatico applichera' al filato di cotone una tariffa all'export di 3 yuan per chilogrammo. In passato i rincari tariffari e anche limitazioni quantitative sui prodotti tessili venduti all'estero erano stati varati allo scopo di favorire un rallentamento della galoppante crescita economica cinese, e di ricondurla cosi' sotto controllo.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.corriere.it.


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