Come un incubo, girava quel numero: 4 per cento. Non smetteva di girare. Nei corridoi di via XX Settembre, nelle stanze della Ragioneria, fin dentro lo studio che era stato di Quintino Sella: un deficit al 4 per cento del Prodotto lordo. Un altro duro colpo ai conti pubblici e soprattutto uno schiaffo al governo, proprio alla fine della campagna elettorale. Ecco l'incubo che secondo Vincenzo Visco avrebbe indotto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti a «taroccare» la Trimestrale di cassa.
Con gli insulti che volano negli ultimi giorni attendersi un po' di fair play in questo frangente sarebbe stato forse esagerato. Ma la violenza delle accuse puo' sorprendere soltanto chi non ricorda i fatti di cinque anni fa, quando fu il centrodestra a scatenare la guerra sul buco aperto dal centrosinistra nei conti pubblici. L'ex ministro diessino Visco, autore dell'ultima Trimestrale di quello che rimaneva dell'Ulivo, si becco' pure una randellata postuma dell'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, allora in piena luna di miele con il governo di Silvio Berlusconi. C'e' tuttavia un'altra similitudine, fra il 2001 e il 2006. Come allora il Polo imputo' a Palazzo Chigi e al Tesoro di aver chiesto all'Istat dati «addomesticati», e' oggi il centrosinistra a sospettare pressioni governative su un'altra struttura tecnica: la Ragioneria generale dello Stato.
Pressioni che il sottosegretario Michele Vietti ha gia' smentito. Quello che e' successo non sarebbe altro che «normale dialettica», secondo quanto trapela da via XX settembre. Anche se in questo caso la «normale dialettica» avrebbe lasciato una traccia. Si vocifera, ma e' una voce ritenuta fondata, di un appunto spedito dalla Ragioneria al Tesoro. Non un appunto qualsiasi, ma una nota «protocollata» contenente numeri un po' diversi da quelli della Trimestrale. E che avrebbe dato luogo alla richiesta, da parte della Ragioneria, di una serie di caveat. Anche perche' l'esperienza insegna. La Trimestrale 2005, per esempio, prevedeva un rapporto deficit-Pil compreso fra il 2,9% e il 3,5%. Alla fine si e' arriva ti al 4,1%. E Visco e' certo che il deficit 2006 e' al 4,5%. Altro che il 3,8% di Tremonti.
Il trucco, secondo i Ds, starebbe tutto nelle entrate gonfiate, complice anche una stima «benevola» della crescita economica (il governo dice l'1,3% mentre per la Quercia non si andra' oltre l'1%), e nelle «dimenticanze » di alcune spese. Insomma, una specie di gioco delle tre carte che avrebbe anche l'effetto di spedire il debito pubblico in orbita, addirittura «al 109% nel 2006», contraddicendo l'impegno a una progressiva e rapida riduzione assunto in sede europea dal governo italiano.
Ma che cosa c'e' di realta', e che cosa invece di propaganda elettorale, in questo catastrofico scenario? Vero e' che la Finanziaria che dovrebbe fare attestare il deficit pubblico italiano al 3,8% e' stata approvata da Bruxelles. Altrettanto vero e' che la stima del Pil del governo e' in linea con quelle dell'Ue e del Fondo monetario (1,2%). Ma la previsione dell'Fmi sarebbe pure frutto di un compromesso. Gli esperti del Fondo sarebbero stati orientati per una stima di crescita piu' bassa (1%) che avrebbe pero' spinto il deficit alla soglia psicologica del 4%. Un fatto indigeribile per il governo italiano. Cosi' la crescita del 2006 e' stata stimata all' 1,2%, per un deficit del 3,9%. Comunque al di sotto di quel nefasto 4%. Tetto che pero' in ogni caso il fabbisogno di cassa inevitabilmente sfonderebbe. La Ragioneria l'avrebbe gia' calcolato per quest'anno al 4,3%. Se e' cosi', il rapporto debito-Pil inevitabilmente salirebbe. Con disappunto di Bruxelles e soprattutto dei mercati.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.corriere.it.