L'approssimarsi delle elezioni accresce, nell'arena politica e nei mass media, la sensibilita' per il giudizio dei cittadini sui problemi del paese. Una parte corposa dell'interscambio informativo tra elettori e candidati riguarda senz'altro la situazione economica. Sembra dunque proficuo domandarsi come si forma l'opinione pubblica in materia. L'intenso dibattito sull'inflazione effettiva e percepita suggerisce che i risvolti psicologici possono giocare un ruolo tutt'altro che marginale (1).
Le indagini effettuate nell'ambito del Joint Harmonised European Union Programme of Business and Consumer Surveys della Commissione europea, sembrano costituire un data set particolarmente appropriato per tentare una verifica empirica delle questioni citate (2). Infatti, tra le varie domande che da piu' di vent'anni vengono mensilmente proposte a 33mila persone, accuratamente selezionate in modo da incarnare l'europeo rappresentativo, ci sono le seguenti:
Q1) Nel corso degli ultimi 12 mesi la situazione economica della sua famiglia e'...
Q2) Nel corso dei prossimi 12 mesi la situazione economica della sua famiglia dovrebbe...
Q3) Nel corso degli ultimi 12 mesi la situazione economica generale e'...:
Q4) Nel corso dei prossimi 12 mesi la situazione economica generale dovrebbe...:
Le possibili risposte sono:
PP) nettamente migliorata/migliorare
P) lievemente migliorata/migliorare
E) rimasta/rimanere stazionaria
M) lievemente peggiorata/peggiorare
MM) nettamente peggiorata/peggiorare
N) non so.
Un'analisi basata su semplici, ma molto robuste, statistiche descrittive di questi dati puo' dunque far emergere i caratteri piu' strutturali, meno contingenti, dell'opinione pubblica europea nei confronti della situazione economica (3). Il grafico che segue mostra, per l'Italia, i valori medi ottenuti dalle sei risposte alle quattro domande nel periodo gennaio 1985 - luglio 2005:

Alcuni risultati sono in linea con le attese. Per esempio, i rispondenti mostrano di i) conoscere la propria situazione meglio di quella generale (la quota di "non so" e' minore per Q1 e Q2 rispetto a Q3 e Q4); ii) conoscere il passato meglio del futuro (la quota di "non so" e' minore per Q1 rispetto a Q2 e per Q3 nei confronti di Q4); iii) non prevedere evoluzioni sistematicamente migliori o peggiori (le risposte tendono ad accumularsi in E). Queste evidenze, tanto ovvie quanto coerenti, sostengono in un certo modo l'affidabilita' del sondaggio. Ma dalle risposte affiora molto di piu' in merito ai meccanismi psicologici relativi alla formazione delle opinioni sui fatti economici. Anzitutto, le persone sono portate a credere che la propria situazione possa essere costantemente migliore di quella media. Il risultato emerge con chiarezza da analisi accurate. Qui lo si puo' intuire semplicemente osservando che nel grafico esiste una maggiore percentuale di M e MM nelle risposte alle questioni inerenti il sistema nel suo complesso (Q3 e Q4) rispetto a quelle relative alla condizione personale (Q1 e Q2). Un altro evidente e imprevisto esito dello studio e' la tendenza a commettere sempre lo stesso errore: giudicare il passato in modo troppo pessimistico e prevedere il futuro in modo troppo ottimistico.

Il grafico sopra riportato mostra l'errore di previsione commesso dagli intervistati che alla domanda sull'andamento della situazione economica generale hanno indicato P (4) Un errore di previsione positivo (negativo, nullo) significa che la quota di coloro che oggi giudica che nei precedenti dodici mesi la situazione sia migliorata, e' maggiore (minore, uguale) della percentuale di coloro che, un anno prima, avevano previsto per i successivi dodici mesi una situazione migliore. Logica vuole che singoli errori possano essere diversi da zero, ma in media dovrebbero tendere ad annullarsi reciprocamente. Invece, i giudizi tendono a essere sistematicamente peggiori delle previsioni. Infatti, l'errore di previsione permane al di sotto della linea orizzontale che nel grafico indica lo zero, cioe' la coerenza tra giudizi e previsioni. Naturalmente, si potrebbe pensare che cio' sia dovuto alle difficolta' informativo-computazionali del cittadino medio che, nell'esprimere giudizi o previsioni sugli andamenti dell'economia in generale, deve elaborare complesse dinamiche macroeconomiche in una situazione di scarsita' di informazioni (se non, indirettamente, tramite giornali, Tv, eccetera) e di difficolta' di comprensione ed elaborazione di quelle disponibili (i piu' hanno solo una vaga idea di cos'e' l'Ipc, il Pil, eccetera). Ma non e' cosi'.
Il grafico che segue riguarda la situazione personale e non quella generale: mostra che anche disponendo di informazioni piu' valide e dirette, la capacita' di previsione non migliora.

Insomma, le interviste prospettano l'esistenza di un tratto comune a tutti gli europei, una sorta di (n)euro-mantra sugli sviluppi della situazione economica:
"Come al solito, e' andata peggio di quanto mi aspettassi. Specialmente per gli altri. Malgrado tutto, rimango convinto che il prossimo anno andra' meglio. Specialmente per me".
Mentre gli individui possono agire in modo differente da quanto dichiarano nei sondaggi, il messaggio in essi contenuto tratteggia talune intriganti caratteristiche dell'uomo comune. Distorsioni non contingenti e non marginali appaiono condizionare l'opinione pubblica su importanti temi economici. Le spiegazioni psicologiche variano dall'illusione del controllo (l'attesa di un successo personale che va oltre l'oggettiva probabilita' che avvenga) alla distorsione retrospettiva (quando si verifica un evento inatteso si tende a inventare spiegazioni ex post in modo da auto convincersi che, in fondo, quell'evento non era poi cosi' imprevedibile).
Ma resta il punto: non sempre il percorso informazione-elaborazione-azione e' lineare. Cio' suscita l'ilarita' degli statistici, sorprende parte degli economisti e conferma gli studi degli psicologi. Una questione che rimane aperta e' il genere di reazione che la non linearita' potrebbe suscitare nei politici.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.