[ l k v . i t ]
Dall'Europa una tregua di due mesi sui conti
21-04-2006
Giuseppe
Sarcina
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Almunia presentera' le previsioni l'8 maggio. Il primo esame con il Dpef.


Un paio di mesi di tregua. Una specie di «fiducia condizionata» in attesa di vedere, nel concreto, programmi di riforme e, soprattutto, la «scaletta» di attuazione. La Commissione europea non ha intenzione di mettere all'angolo il governo di Romano Prodi fin dal primo minuto.

Nell'ultima settimana si sono accumulati segnali preoccupanti. La Banca centrale europea ha fatto filtrare timori per una deriva italiana su debito e deficit. L'altro giorno, poi, il Fondo monetario internazionale ha diffuso previsioni al ribasso sulla crescita e al rialzo sul disavanzo. Ora un po' tutti, dagli analisti finanziari ai politici, aspettano con una certa inquietudine le parole del Commissario agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. L'appuntamento e' quello, consueto, delle cosiddette «previsioni di primavera». Le cifre di Bruxelles non saranno incoraggianti. Secondo le prime indiscrezioni anche la Commissione potrebbe ritoccare la stima sulla crescita per il 2006, abbassandola dall'1,3% all'1,2-1,1%. E, di conseguenza, il deficit stimato dovrebbe collocarsi ben oltre il 4% del pil, rimettendo in discussione la tabella di rientro fissata dalla Commissione e approvata dall'Ecofin.

Almunia accompagnera' i numeri con una serie di osservazioni e di rilievi piuttosto pesanti per l'Italia, sollecitando, ancora una volta, il massimo impegno per centrare il vero obiettivo: riportare il deficit sotto il parametro del 3% entro il 2007. Ma il Commissario spagnolo non andra' oltre. A Bruxelles e' considerata del tutto improbabile l'idea che Almunia possa chiedere una manovra- bis gia' a maggio. Chiedere a chi, poi? Come tutti, anche il successore di Pedro Solbes si e' convinto che per quella data l'esecutivo di Prodi non sara' ancora in carica. E a nessuno, tantomeno a un «politico» come Almunia, piace parlare con le sedie vuote. Tuttavia non e' solo una questione di calendario e di «galateo» istituzionale. La riforma del «Patto di stabilita'», le regole su deficit e debito che garantiscono la tenuta dell'euro, ha gia' cambiato sensibilmente il rapporto tra Bruxelles e le altre capitali. E' finito il rituale degli «early warning», gli «avvisi» con cui la Commissione di fatto gia' sanzionava, agli occhi dei mercati, i governi piu' indisciplinati. Da qualche mese e' cominciata la pratica del «negoziato permanente», in cui i bilanci e i piani di rientro vengono co-discussi, passo dopo passo, dalla Commissione (piu' debole di prima), dai ministri e dall'Ecofin nel suo complesso. Alla fine dello scorso anno, per esempio, la Germania si trovava piu' o meno 1,2% 107,6% 4% nella stessa situazione dell'Italia. Ma prima di prendere posizione Almunia ha atteso di vedere i piani della neo-cancelliera Angela Merkel.

E qui si arriva al passaggio piu' delicato. Certo, i decimali del deficit restano importanti, specie se il disavanzo viaggia ben oltre il tetto del 3% sul deficit. Ma quello che conta veramente, secondo Bruxelles, e' la capacita' di intervenire sugli «assi strutturali» del bilancio. Per l'Italia, piu' di altri, cio' significa contenimento della spesa pubblica, riduzione del debito, ma anche liberalizzazioni nell'economia. Almunia aspetta i passi formali di Prodi, dunque i provvedimenti annunciati nei primi cento giorni e, a giugno, il Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). Che cosa rispondera' il nuovo premier a richieste come quella avanzata ieri dalla Cgil, di assumere subito nella pubblica amministrazione 300 mila precari? L'Ecofin seguira' lo stesso schema. Con due avvertenze. La prima: non sara' piu' possibile invocare come alibi la bassa crescita dell'economia. Per Bruxelles, invece, la ripresa e' in arrivo e quindi e' il momento buono per le riforme. La seconda: gli altri Paesi non faranno sconti (e Almunia lo sa e se ne compiace). La Germania della Merkel e' tornata a una politica di rigore finanziario e pretendera' lo stesso da tutti gli altri.

E' il tasso di crescita dell'economia italiana stimato dagli esperti del Fondo monetario internazionale per il 2006 A tanto arrivera' secondo il Fmi il valore del debito pubblico italiano sul Pil nel 2007: in aumento per il secondo anno consecutivo E' il rapporto tra disavanzo e Pil italiano previsto per il 2006; nel 2007 crescera' ancora al 4,3%.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.corriere.it.


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