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Barbaso: Mercati connessi per favorire le imprese
05-04-2006
Anna
Marino
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L'attualita' europea degli ultimi tempi e' stata monopolizzata dal tema dell'energia e dalla necessita' di una politica energetica comune in Europa.


La Commissione Europea ha presentato un libro verde sull'energia che individua 6 aree di priorita' per una politica energetica comune: al primo punto la Commissione Europea propone il completamento del mercato interno dell'energia e in seconda battuta da' spazio alla sicurezza delle forniture e a una maggiore solidarieta' tra Stati membri. Al terzo punto c'e' lo sviluppo di un efficiente mix delle risorse energetiche, al quarto l'investimento nelle fonti rinnovabili. Seguono la previsione di un piano strategico per le tecnologie energetiche e, non da ultimo, lo sviluppo di una politica energetica comune sul fronte estero, con una voce comune.

La questione sul tavolo oggi e' se l'Europa potra' sviluppare un mercato interno energetico realmente integrato. Giriamo la domanda al Dott. Fabrizio Barbaso Direttore Generale Aggiunto Energia della Direzione Generale Energia e Trasporti della Commissione.

Si puo' ottenere, andando oltre ogni protezionismo verso una vera concorrenza?

"Noi non vediamo nessuna ragione per cui l'energia, l'elettricita', il gas non vengano trattati come qualunque altro bene, soggetto quindi alle regole di funzionamento del mercato interno. Si deve quindi poter realizzare pienamente il mercato interno dell'energia in Europa. Gli strumenti sono di 2 tipi. Quelli di tipo regolamentare, abbiamo gia' delle direttive in materia di funzionamento e integrazione dei mercati, da rispettare, soprattutto in materia di elettricita' e gas, e la Commissione intende farli rispettare in modo molto rigoroso: ha deciso di aprire delle procedure di infrazione per esempio contro 17 paesi che non rispettano le direttive in materia di elettricita' e gas. L'altro strumento e' quello della politica della concorrenza, cioe' attaccare le imprese, anche con l'apertura di inchieste, che non rispettano le regole in materia di concorrenza, che fanno concorrenza sleale, approfittano di posizioni dominanti, e non creano la possibilita' di fare entrare nei mercati nazionali nuovi produttori, operatori, distributori. Cioe' mantengono il mercato fermo alla situazione precedente in cui dominavano poche imprese, una o due per Paese".

Come si realizzano i mercati di interconnessione tra gli Stati Membri?

"Il consiglio europeo gia' una volta nel 2002 a Barcellona si era espresso chiaramente: bisogna aumentare le linee di interconnessione da un paese all'altro, perche' altrimenti anche le imprese che volessero investire e le imprese che volessero esportare per esempio il gas tra Stati Membri sono frenate. Fino ad ora queste linee sono risultate insufficienti. E il problema e' che gli approvvigionamenti spesso restano nazionali, e quando c'e' un problema per un mancato approvvigionamento, scarsita' o un black out o una crisi i rifornitori degli altri paesi non possono intervenire perche' le reti non sopportano il peso di altri interventi. Ci vogliono molte infrastrutture: nel libro verde abbiamo stimato i bisogni all'interno dell'UE nei prossimi20 anni pari a mille miliardi di euro, per impianti nuovi ed esistenti. Sono somme che gli investitori saranno invogliati a mettere in campo nel momento in cui ci sara' un quadro regolamentare molto preciso e stabile, per assicurare ritorni".

Lei ha detto che con il libro verde sull'energia presentato recentemente- l'Unione Europea ha finalmente la possibilita' di affrontare insieme i problemi causati dalla crisi perche' sul gas e' evidente che ‘se Mosca Tossisce l'Unione Europea prende l'influenza'. Quali sono gli elementi del libro verde che rendono possibile all'Europa affrontare i problemi con una sola voce?

"Il quadro globale e' preoccupante perche' da un lato alla fine degli anni novanta e all'inizio del 2000 si viveva ancora con l'illusione di prezzi bassi. Ricordiamo l'Economist con la sua copertina che annunciava il barile di petrolio a 5 dollari nei prossimi anni. Invece negli ultimi 4 anni il prezzo del petrolio e' triplicato, e anche il prezzo del gas. Perche' non sono stati fatti investimenti e sono apparsi i nuovi grandi consumatori mondiali come l'India e la Cina, che oggi consuma il 3% dei suoi consumi globali in gas, che salira' a 10/20% del consumo globale, riducendo il carbone e cercando il gas in Russia e nelle Repubbliche dell'Asia Centrale. Oggi l'Europa importa soprattutto dalla Russia, per il 25/26% in totale. Per cui possiamo diventare vulnerabili. Da un lato dobbiamo dialogare con i paesi fornitori ma anche stabilire strategie con i paesi consumatori. Il libro verde fornisce strumenti fondamentali. Primo: diversificare i paesi di provenienza dei prodotti energetici, moltiplicare i paesi di trasporto, non attraversare solo la Russia e l'Ucraina, moltiplicare la scelta delle fonti energetiche. Poi fare degli sforzi rinnovati in materia di efficienza energetica, per ridurre i consumi, creare crescita economica, nuovi posti di lavoro, ridurre peso importazioni. Il risparmio energetico potrebbe essere di un 20% di qui al 2020. Alimentare poi la promozione delle energie rinnovabili, l'obiettivo e' di raggiungere quota 21% entro il 2010 ma potremmo aumentarlo. Ultimo punto: il mix energetico".

Il mix energetico con l'obiettivo di far funzionare "Lisbona, Kyoto e Mosca" in che cosa consiste in pratica?

"Gli Stati Membri, per il principio della sussidiarieta',sono liberi di sceglierlo, ma vogliamo richiamarli a una discussione comune sull'impatto delle scelte. Bisogna ridurre la presenza in Europa delle energie di origine fossile, che rappresentano oggi il 37/38% dei consumi per quanto riguarda il petrolio e del 34% dei consumi per il gas. Dobbiamo muoverci verso il gas naturale, verso i biocarburanti, verso l'idrogeno. Il carbone ripulito dalle sostanze inquinanti. E anche il nucleare, su cui la Commissione e' stata prudente, certo merita un nuovo dibattito visto che si fanno progressi in sicurezza".

La politica energetica esterna come puo' essere coerente?

"Noi abbiamo definito uno strumento che funziona molto bene, l'emission trading scheme, uno schema per commerciare i diritti di emissione, e soprattutto per incentivare la trasformazione degli impianti. Vogliamo fare pero' pressione sui paesi terzi perche' si adeguino alle nostre politiche, ricercando accordi".

Sicurezza ed emergenze. Quali sono le ricette europee?

"Alcuni strumenti gia' esistono, una direttiva ha permesso di convocare con urgenza un comitato nel pieno della crisi tra Russia e Ucraina all'inizio di gennaio per avviare una discussione tra gli Stati membri e ci sono meccanismi di solidarieta' per aiutare paesi che subiscono conseguenze gravi.ma vorremmo incentivare i Paesi, che in passato hanno rifiutato la proposta della Commissione, ad accettare l'idea di creare degli stock strategici di gas, piu' costosi rispetto a quelli del petrolio, che ci sono gia'".

Quali ricadute del libro verde sui consumatori?

"Tutto questo si fa per il consumatore europeo, impresa o privato. Perche' ha diritto a ricevere elettricita' a prezzo adeguato, in misura adeguata senza interruzioni e senza rischi. Senza sacrificare competitivita' delle imprese europee e l'ambiente".

Nel recente vertice i 25 hanno trovato sul tavolo un documento sulla politica energetica per l'Europa, che contiene una trentina di azioni concrete ed iniziative, e hanno deciso di parlare con una sola voce. E' un buon risultato? Quali sono i prossimi passi e tempi della futura politica energetica dei 25?

"E' un risultato incoraggiante. Adesso abbiamo messo sul web un questionario sulle preferenze e priorita' in materia di politica energetica, fase di consultazione on line che dura fino alla fine di settembre. Poi dopo una serie di incontri sottoporremo risultati e proposte al prossimo Consiglio Europeo di Primavera, nel 2007. Termine entro il quale si deve realizzare il mercato energetico integrato".


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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