«No al protezionismo, si' alla legittima protezione». All'insegna di questo slogan, il commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, ha delineato ieri il percorso che potrebbe portare entro l'estate all'imposizione di alcune quote per limitare il boom delle importazioni tessili cinesi. L'Esecutivo comunitario ha infatti varato le tanto attese linee-guida che permetteranno all'Unione europea di invocare nei confronti di Pechino le clausole di salvaguardia tessile, previste dal protocollo di adesione alla Wto del 2001, qualora si verificassero chiari, gravi segni di destabilizzazione dei mercati dei partner.
Tuttavia, a Bruxelles rimane molta cautela sui tempi. La necessita' della Commissione di avere dati definitivi riguardanti l'import dei 25 nel primo trimestre (si dovra' attendere perlomeno fino a fine mese) e i tempi delle procedure di inchiesta e consultazione prescritte dalla Wto, che richiedono almeno 60 giorni di tempo, non possono far pensare prima di luglio all'imposizione di tetti all'import cinese (che limiterebbero al 7,5%, o del 6% per i prodotti di lana, l'aumento dei flussi di merci rispetto ai dodici mesi precedenti).
Il tutto qualora si riesca ad avere un proposta della Commissione in tempi brevi e si riesca a coagulare una maggioranza qualificata a favore delle clausole di salvaguardia, che non appare scontata, nel Comitato tecnico tessile Ue.
Altrimenti si dovra' attendere un altro mese e una delibera del Consiglio che, a quel punto, per fermare la procedura dovra' avere una maggioranza qualificata contraria, che pure non appare agevole, visto che l'Unione sulla questione del tessile cinese appare spaccata in due. Mentre Italia, Francia, Spagna e Repubblica Ceca stanno facendo forti pressioni su Bruxelles per erigere le protezioni, un fronte nordico e scandinavo, con il silenzioso appoggio del Regno Unito e della Germania, appare invece ostile. La Svezia ha gridato contro il ritorno del protezionismo, Irlanda e Olanda hanno gli stessi timori. E si ricorda come nelle ultime settimane Italia, Francia, Slovenia, Belgio, Lituania, Repubblica ceca, Spagna e Portogallo abbiano guidato un fronte contro la proposta di riforma del sistema di preferenze generalizzato che prevede dazi di favore ai Paesi meno sviluppati, inclusi quelli disastrati dallo tsunami. Motivo: la presenza dell'India, grande esportatore tessile.
Il sistema d'allerta scattera' qualora gli aumenti dell'import cinese «facciano segnare, a seconda dei prodotti, aumenti tra il 10 e il 100%», ha precisato Mandelson, prevedendo pero' che si applichi la soglia piu' bassa solo per quelle categorie in cui il Celeste Impero gia' si aggiudica oltre il 35% dell'intero flusso di importazioni in Europa. «Se queste zone pericolose saranno raggiunte - ha spiegato il commissario - la Commissione aprira' un'inchiesta e avviera' consultazioni informali con i cinesi per incitarli a trovare dei rimedi».
Mandelson non ha mancato di ribadire che l'imposizione di tetti temporanei sara' «l'ultima risorsa» e che non si potra' in alcun modo tornare al sistema di quote fisse terminato il 31 dicembre 2004. Il ricorso alle clausole di salvaguardia e' «una mossa seria e non vi faremo ricorso alla leggera o automaticamente» ha precisato il commissario, ricordando di avere gia' avuto incontri ad alto livello con il Governo di Pechino e di apprestarsi a incontrare venerdi' il vice-ministro cinese del Commercio, Zhang Zhigang per discutere la spinosa questione.
In base ai dati preliminari forniti dalla Commissione su gennaio e febbraio (sulla base dei dati forniti solo da 19 Paesi su 25) tra le categorie candidate a misure di salvaguardia figurano in primis calze e calzini (con uno strabiliante +5.673% dell'import), ma aumenti a tre cifre fanno segnare anche i pantaloni per uomo (+900%), la garza medica (+342%), i pullover (+210%) e i vestiti da donna (+111%), tutte categorie che in parallelo fanno registrare cali dei prezzi vertiginosi. Tuttavia gli esperti comunitari mettono in guardia che, in particolare su gennaio, vi potrebbe essere stato un effetto trascinamento di esportazioni cinese previste nel 2004.
Vincoli tecnici. Quanto alle eventuali quote, e' bene non dimenticare alcuni vincoli tecnici. I tetti dureranno solo fino alla fine dell'anno solare, a meno che non vengano approvati nell'ultimo trimestre dell'anno (in quel caso dureranno 12 mesi). A quel punto nuovi limiti sulle merci cinesi potranno essere istituiti in un anno successivo solo dopo nuova inchiesta e, in ogni caso, non oltre il 2008, quando la possibilita' di evocare la clausola di salvaguardia decadra' definitivamente.
Infine le quote, se imposte in luglio, basandosi sui dati di 12 dei 14 mesi precedenti (e non sul 2004), ingloberanno gia' in parte l'aumento avvenuto nei primi mesi dell'anno.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.