[ l k v . i t ]
Per un'economia della felicita'
17-04-2005
Paolo
Perazzolo
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Incontro con il Nobel Kahneman

«Oggi il PIL non basta piu' a valutare il grado di benessere raggiunto da una societa'».


Scriveva Aristotele nell'Etica Nicomachea che il denaro non e' sufficiente a rendere felice l'uomo, ma che la sua carenza contribuisce a renderlo infelice. Lantico insegnamento del filosofo ha trovato una suggestiva e moderna interpretazione nelle ricerche di Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia nel 2002. Lo studioso ha ricevuto la laurea ad honorem dall'Universita' di Milano Bicocca, il cui dipartimento di Economia politica e' da tempo impegnato nel campo della ricerca comportamentale e del benessere sociale.

Ebbene, insieme a un gruppo, sempre piu' forte, di ricercatori, Kahneman sostiene che il Pil non basta piu' a definire il grado di sviluppo e di ricchezza di un Paese. E' giunto il momento di inserire - accanto al Pil - nuovi indicatori, nuovi parametri che consentano di definire se una societa', una nazione, sta davvero bene. A questo scopo, secondo il ricercatore, nato a Tel Aviv nel '34, e' necessario elaborare il National Well-Being Account, vale a dire l'indice del benessere di una nazione o, piu' semplicemente, l'indice della felicita'. Molte sono le prospettive, le implicazioni e i problemi che un'impostazione del genere provoca.


Relazioni e famiglia

Come definire la felicita', concetto di per se' soggettivo? «E' difficile sapere se una persona e' felice», dice Kahneman, «ma possiamo osservare i comportamenti delle persone che stanno bene, che conducono una "buona vita"». Da una tale fenomenologia emerge anzitutto che due elementi sono decisivi nel determinare il benessere (o malessere) di un individuo e di una societa': la qualita' delle sue relazioni e la vita familiare.

E quale rapporto esiste fra felicita' e denaro? «Una persona priva del necessario per vivere in maniera confortevole non e' felice, ma e' altrettanto certo che, una volta raggiunto quel livello, a ogni incremento di reddito corrisponde una diminuzione di felicita'». E' il celebre "paradosso della felicita'".

La ricerca di indicatori non solo materiali nella definizione del benessere di una societa', ovvero l'approccio etico-umanistico nello studio dei fenomeni economici, e' una delle novita' piu' interessanti dell'economia contemporanea, che ha trovato in Amartya Sen e nel suo Human Development Index (il coefficiente di misurazione del grado di sviluppo) un punto di riferimento.

Ma i Governi che cosa ne pensano? «Qualcosa si sta muovendo», dice Kahneman, «soprattutto in Gran Bretagna, dove esiste un ufficio governativo per studiare la questione. Piu' degli Stati Uniti, l'Europa sembra orientata a dare spazio a questi nuovi indici».


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.famigliacristiana.it.


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