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Troppi vincoli al commercio moderno
21-03-2006
Nicoletta
Cottone
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La sfida della competitivita' del commercio moderno si vince liberalizzando il mercato del lavoro, garantendo la concorrenza, combattendo l'evasione fiscale, contrastando la protezione corporativa di interessi e garantendo la sicurezza sul territorio.


E' la ricetta per rilanciare il terziario proposta dal presidente di Confimprese Mario Resca, presentata nel corso del convegno organizzato a Roma. Via, dunque, i vincoli corporativi, licenze e orari che, secondo Resca, proteggono gli operatori meno agguerriti, mentre frenano i piu' brillanti. «Liberalizzare - secondo Resca - vuol dire porre le condizioni migliori affinche' anche nel commercio e nei servizi la concorrenza di mercato liberi le energie migliori. Le imprese devono poter competere in un mercato trasparente, in cui il sommerso scompaia». Secondo Resca il settore, se liberalizzato, puo' rendere i prodotti meno costosi per il cliente finale e, dunque, piu' accessibili. I servizi sono, dunque, una grande opportunita' del Paese, ma la distribuzione soffre di un nanismo e la grande distribuzione e' diventata vittima delle acquisizioni estere.

«Il nostro ritardo strutturale e di efficienza - dice Roberto Ravazzoni, moderatore della tavola rotonda e docente dell'Universita' di Modena e Reggio Emilia - rispetto a Paesi come il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Spagna e', nella migliore delle ipotesi, ben superiore a due lustri». Secondo Ravazzoni la maggioranza che uscira' dalle prossime elezioni ha un tema imprescindibile in agenda: sviluppare un convinto piano di liberalizzazioni in quei settori che godono ancora di protezioni corporative.

Il vero problema secondo il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta e' «la grande mano pubblica a livello centrale e locale». E denuncia la presenza di societa' per azioni di Comuni, Province e Regioni dove solo il 3% e' a capitale privato. «O andiamo a rompere questa realta' - dice Beretta - aprendo realmente a sistemi concorrenziali, o non possiamo chiedere a parte del Paese di essere fortemente concorrenziale e averne un'altra, altrettanto importante e che forse sta crescendo a dismisura, che non segue questo passo».

D'accordo sulle liberalizzazioni, ma per tutti, anche Unioncamere. «Liberalizzare - dice Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere - e' la ricetta per il futuro. La condizione, pero', e' che non si proceda solo per i tassisti e per le farmacie, ma anche per le libere professioni, per chi produce energia, per chi gestisce autostrade». Luigi Taranto, direttore generale di Confcommercio, punta l'obiettivo sulla necessita' di una riduzione del costo del lavoro, centrale per la ripresa economica. Secondo Mario Spigarelli, direttore generale Commercio del ministero delle Attivita' produttive il sistema e' caratterizzato ancora da una grande polverizzazione di esercizi di piccole e pissolissime dimensioni. «Deve prevalere al piu' presto - dice Spigarelli - un assetto plitico amministrativo piu' efficiente ed efficace». Il presidente del Cnel Antonio Marzano ha ricordato che il settore soffre dello strapotere delle lobby, tanto che il Cnel ha allo studio una proposta di legge per regolamentare in Italia l'attivita' di lobby.

«Nelle liberalizzazioni - sottolinea Giuseppe Cerroni, direttore della Comunicazione e degli affari istituzionali di Autogrill - alla responsabilita' imprenditoriale non ha corrisposto un'eguale responsabilita' delle istituzioni e della politica che le governa, che e' sembrata in altre faccende affaccendata. Lo stesso dibattito sul declino e' falsato da chi non riesce a vedere la riserva di sviluppo che c'e' nell'economia italiana».

Le proteste dei responsabili delle imprese attraversano tutti i fronti. Secondo Bruno Morini, amministratore delegato di Zucchetti Italia, il costo del lavoro rappresenta un ostacolo alla ripresa economica, ma ci sono dei vincoli strutturali del Paese che frenano, per esempio, il noleggio in Italia (1,4% contro il 3,5% europeo). «La mancata armonizzazione del regime fiscale a livello europeo - sottolinea Vittorio Maggiore, presidente Maggiore - determina un trattamento italiano penalizzante che rende piu' onerosi i servizi di noleggio in Italia. Un altro grande ostacolo e' la mancanza di sicurezza sul territorio».

Si scaglia contro la protezione corporativa degli interessi Paolo Penati, amministratore delegato di Blockbuster. «E' difficile calcolare il danno - dice Penati - che la protezione di interessi corporativi arreca all'intero sistema Paese. Oltre a un immediato riflesso sui costi il problema piu' grave riguarda la percezione che del Paese hanno gli investitori stranieri, ma anche quelli nazionali, che vedono in queste partiche un ostacolo al naturale e sano sviluppo delle attivita' economiche».

Per crescere, secondo Luca Prina, vice presidente marketing di Ing DIrect, banca on line entrata 5 anni fa nel settore del risparmio italiano «bisogna gestire le barriere trasformandole in potenzialita'». Si deve puntare, in particolare, sul marketing e sulla semplificazione: ascoltare la domanda e lasciare che sia questa a guidare le scelte aziendali, progettare soluzioni semplici per soddisfare bisogni reali.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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