[ l k v . i t ]
Lo strappo di Vicenza
20-03-2006
Franco
Locatelli
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Due stili e due modelli.


Silvio Berlusconi ama l'arringa che scalda la platea, Romano Prodi preferisce il confronto che fa leva sulla riflessione. Nemmeno il duello televisivo di martedi' scorso era riuscito a svelare fino in fondo la diversita' di stile e la contrapposizione di modelli e di visioni che ispirano la campagna elettorale dei due candidati premier come ha fatto il convegno della Confindustria. La volata finale riparte da Vicenza e il blitz del Cavaliere apre nuovi scenari elettorali dagli esiti imprevedibili.

Fino a venerdi' sera, il premier era in un angolo e perfino l'annunciata lombosciatalgia aveva incrinato il suo vitalismo. Poi Berlusconi ha giocato la carta della sorpresa cambiando le regole del gioco e rovesciando il tavolo con un colpo di teatro. A Vicenza ha raccolto un mare di applausi.

La partita vera si gioca pero' su un altro campo e il problema e' quello di capire se, nella ben piu' vasta platea dell'elettorato italiano, lo «strappo» di Vicenza sposta o no e di quanto gli equilibri tra i due Poli e tra i due aspiranti premier. Alla prova dei fatti, il contropiede di Berlusconi conquista gli indecisi o galvanizza solo i fans di sempre? Questi sono gli interrogativi che la kermesse della Fiera di Vicenza proietta sulla piu' rovente campagna elettorale degli ultimi anni.

Ma il confronto a distanza tra i due leader non e' stato e non e' solo una contrapposizione di stili. È molto di piu'. La prova-finestra dei programmi scelta per l'occasione dalla Confindustria ha fatto venire alla luce due strategie, due progetti e due modelli per l'Italia completamente diversi, che non sono inediti ma che prima di Vicenza non si erano compiutamente manifestati nella loro carica alternativa. Tra le tante polemiche che caratterizzano questa convulsa campagna elettorale, ora sappiamo piu' e meglio di prima che cosa ci aspetta se vince la Casa delle liberta' e che cosa succede se prevale l'Unione.

Come aveva gia' fatto nel primo duello televisivo, anche a Vicenza Prodi ha puntato sulla franchezza, non ha promesso miracoli e non ha fatto sconti alla platea ma ha legato la sua candidatura e il suo programma a un impegno che fa tremare i polsi e che pero' va al cuore del gap competitivo dell'impresa italiana: la riduzione di cinque punti del cuneo fiscale nel primo anno di legislatura. Precisarne meglio la sostenibilita' finanziaria darebbe piu' forza alla proposta ma e' anche vero che la definizione dei dettagli richiede una ricognizione aggiornata dello stato della finanza pubblica. «L'economia italiana - dice per ora il Professore - ha bisogno di una scossa e questa e' quella che offre l'Unione».

Prima che il Cavaliere spostasse lo scontro su tutt'altro piano, e' toccato invece a Giulio Tremonti illustrare il modello alternativo del Polo. Il ministro ha messo a fuoco quelli che a suo giudizio sono i punti deboli del modello di Prodi e non ha negato i limiti della stessa azione del Governo («Non abbiamo fatto l'impossibile»), ma poi ha capito che la contabilita' elettorale impone di volare alto. E ha messo sul tavolo il Grande patto tra lo Stato e gli enti locali per abbattere il debito pubblico e generare nuove risorse per ridurre le tasse e modernizzare il Paese movimentando il patrimonio di Comuni, Province e Regioni con un'operazione straordinaria di privatizzazioni principalmente locali. Oggi l'attivo e' soprattutto nelle mani degli enti locali e il passivo e' in capo allo Stato: riequilibrare questo rapporto e' la scommessa che il centro-destra propone al Paese per correggere le distorsioni e dare fiato all'economia.

Insomma, taglio del cuneo o taglio del debito, scossa o Grande patto? I modelli economici dei due Poli ruotano attorno a questi pilastri ma, come le rivoluzioni, anche le campagne elettorali non sono un pranzo di gala e la geometria delle passioni mette a dura prova la serenita' dei giudizi. Di fronte al blitz di Berlusconi a Vicenza, il commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes, che ascoltava il convegno in prima fila, dava segni di incomprensioni e cercava di farsi spiegare dal suo traduttore che cosa stesse realmente succedendo. La lingua non era probabilmente l'unico ostacolo. Per troppo tempo l'Italia e' stata un'anomalia in Europa e prendersela con il destino perche' siamo diventati il Paese che cresce meno in tutto il continente sarebbe un po' umoristico.

Esorcizzare la cruda realta' delle cifre puo' essere consolante ma e' dubbio che basti a regarlarci un futuro migliore. «Non guardate al passato ma diteci dove sara' l'Italia fra 10 anni» ha chiesto ai due Poli il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Che ha aggiunto un messaggio di fiducia: «Possiamo farcela». Si', possiamo farcela ma non dimentichiamoci che, quando il sipario calera' sulla campagna elettorale, le scorciatoie e le illusioni, da qualunque parte arrivino, svaniranno come neve al sole.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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