«Confindustria, nel solco della sua storia e delle sue migliori tradizioni, e', e intende restare, un'associazione libera e indipendente».
Comincia cosi' la nota degli industriali del dopo Vicenza, che respinge forzature e tentativi di delegittimazione. Il comunicato ricorda come il convegno di Vicenza «aperto a cittadini, amministratori pubblici e rappresentanti politici, peraltro curiosamente aumentati ieri nella parte finale della mattinata», avesse «esattamente questo obiettivo: la possibilita' di formarsi liberamente delle opinioni sulla base del confronto delle idee e porre al centro del dibattito politico le esigenze dell'economia e delle imprese». Questo, si precisa «e' stato possibile finche' sono state rispettate regole chiare e preventivamente concordate, cosi' come e' accaduto nei confronti con gli imprenditori del candidato premier del centro sinistra e del vicepresidente del Consiglio».
Ancora una volta uno dei nodi del dibattito sono le regole: regole a cui gli ospiti erano tenuti a rispondere; regole di informazione, per raccontare quello che e' accaduto; regole che sanciscono il rispetto delle idee degli altri, quelle regole che consentono alle associazioni di cittadini, come e' Confindustria, di raccogliere ed esprimere il comune sentire di chi e' parte integrante del Paese e della sua economia, in tutte le sue sfumature; regole, in una sola parola, democratiche.
Il Presidente del Consiglio ha inferto uno strappo alle regole, le regole del dibattito, cosi' come erano state pensate per Vicenza, le regole che permettono a chi in un'associazione si riconosce di potersi esprimere liberamente senza sentirsi per questo rimproverato da chi non la pensa allo stesso modo. Rimproverato poi per cosa? Per avere un pensiero proprio, autonomo, non ascrivibile ad altri?
Silvio Berlusconi dal palco di Vicenza ha attaccato duramente buona parte della stampa italiana: il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa e il Messaggero. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai e il Cdr del Tg1, il piu' importante telegiornale nazionale, hanno preso posizione per come la cronaca di quanto accaduto sabato mattina sia stata manipolata: «Nel servizio si e' detto: «un po' confuso, commenta il numero due di Confindustria Andrea Pininfarina e Montezemolo taglia corto: Preferisco non farlo». Peccato che Pininfarina avesse detto: «Era in uno stato confusionale forse per la stanchezza, per le difficolta di questa campagna elettorale. Noi non siamo pessimisti ma realisti». E Montezemolo: «Ho troppo rispetto per le istituzioni e per la Presidenza del Consiglio per fare qualunque commento». Queste frasi i telespettatori le hanno potute ascoltare solo dagli altri Tg. Oggi, dalle pagine di La Repubblica, il Vicepresidente di Confindustria Andrea Pininfarina commenta l'azione di Silvio Berlusconi: «E' stato un intervento antidemocratico, illiberale e, mi permetta di aggiungere: gravemente offensivo della dignita' delle persone».
Dice Giorgio Fossa, che e' stato Presidente di Confindustria: «Cinque anni fa ero sicuramente piu' vicino alle posizioni del centrodestra. Ieri ero tra gli indecisi, ma oggi non lo so piu'». Il nodo, spiega, e' «quello che abbiamo visto a Vicenza. Berlusconi non capisce che Confindustria non vota: ascolta, valuta, giudica l'operato dei governi. Di qualunque governo».
Considera il leader Udc Pier Ferdinando Casini: «Non sono un compilatore di bon ton ne' spetta a me dare lezione di belle maniere. Certo, ha scelto (ndr Silvio Berlusconi) un modo inconsueto di dare un messaggio ad un mondo che ritiene suo. Detto questo, si deve semplicemente capire se e' stato efficace o no».
Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno, racconta: «Sono rimasto perplesso dal modo con cui Berlusconi ha sfondato le regole e ha usato parole forti di cui, secondo me, non c'era bisogno».
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.