[ l k v . i t ]
Protezionismo, veti incrociati: non ci sara' un documento comune
23-03-2006
P. F.
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Poche decisioni concrete, ma tante discussioni e polemiche, piu' o meno striscianti, su energia, protezionismo e mercato interno, ispirate in buona parte dalla «guerra delle Opa» fra Italia e Francia da una parte, e Spagna e Germania dall'altra: e' questo lo scenario del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo a Bruxelles.


Al Vertice di primavera, tradizionalmente consacrato alle questioni economiche e alla crescita, per l'Italia, oltre al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono presenti i due vice premier, il ministro delle Finanze Giulio Tremonti (nella foto) e quello degli Esteri Gianfranco Fini. La lotta dell'Unione europea contro il protezionismo economico non prendera' la forma sperata da Tremonti. Infatti non verra' presentato un documento collettivo da parte degli Stati membri piu' fedeli alle leggi del mercato per denunciare chi, come la Francia nella vicenda Suez, difende le proprie societa' dagli stranieri. Il progetto di una lettera di denuncia, fatta circolare in forma embrionale durante l'ultimo Ecofin di meta' mese e rivelato ieri dal «Financial Times», e' fallito poiche' uno dopo l'altro numerosi governi europei hanno fatto sapere di condividere il messaggio pro-mercato, ma di non essere d'accordo sulla forma e sulla tempistica dell'iniziativa. Il primo a rompere il fronte e' stato il ministro delle Finanze olandese Gerrit Zalm, il cui portavoce ha spiegato che «una tale iniziativa potrebbe essere presa in occasione del prossimo Consiglio, riunendo piu' firmatari e dandole un peso maggiore». Dichiarazioni che il ministro Tremonti ha apprezzato «nella forma e nella sostanza», secondo quanto si apprende da fonti di via XX Settembre, cosi' come i contenuti della conversazione telefonica avuta in mattinata con il ministro delle Finanze austriaco Karl-Heinz Grasser, che presiedera' il Consiglio europeo e che avrebbe espresso, secondo quanto si apprende dalle medesime fonti, considerazioni sulla «stessa linea» di Zalm.

Anche la Gran Bretagna, che il Ft indicava insieme con l'Olanda tra gli alleati sicuri di Tremonti, ha preso le distanze, facendo sapere di aspettare la versione finale del documento per decidere se firmare. Un portavoce della Rappresentanza permanente britannica presso la Ue ha ribadito come «la posizione del Governo britannico sull'argomento e' molto chiara: abbiamo da tempo respinto qualsiasi tipo di politica protezionista». Il 13 marzo scorso il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown e Tremonti, nel corso di un incontro a Londra, si erano trovati d'accordo su questo punto. Il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Barroso ha spiegato: «Conoscete la mia opinione, e mi aspetto che il Consiglio europeo confermi le posizioni espresse finora dalla Commissione in materia di protezionismo. A Bruxelles si parlera' di energia, e quello che mi aspetto e' che si parli anche di mercato unico». La Francia, vero bersaglio dell'iniziativa, si e' difesa annunciando di essere «uno dei Paesi al mondo piu' aperti agli investimenti stranieri», secondo le parole del portavoce del Quai d'Orsay. «La Francia e' al terzo posto al mondo sul fronte dell'apertura agli investimenti», ha osservato il portavoce del ministero degli Esteri, precisando che «questo non impedisce di portare avanti una riflessione sulla politica industriale in alcuni settori strategici».

Per il resto, spettera' alla cancelliera tedesca Angela Merkel tentare di aggregare sull'energia un'Unione europea giunta al punto di dover discutere perfino dei suoi valori economici fondanti: la Merkel dovrebbe insistere per una maggiore cooperazione nel settore, ma ribadendo che le decisioni sul mix energetico di ciascun Paese (e quindi anche l'utilizzo o meno di energia nucleare) devono restare di competenza nazionale. La Germania inoltre e' contraria alla creazione di un regolatore europeo dell'energia. Ai colleghi, Merkel promettera' probabilmente di finalizzare il piano d'azione per una Politica europea per l'Energia (Epe), da adottare fra un anno sotto presidenza tedesca, come previsto dalla bozza di conclusioni del vertice.

La bozza di conclusioni del Vertice preparata dagli sherpa indica uno «sportello unico» per le imprese, mentre entro il 2010 dovrebbe essere possibile avviare un'azienda «in una settimana» e chiede «sforzi ulteriori per aumentare l'occupazione europea di almeno due milioni di posti di lavoro all'anno fino al 2010». Sempre secondo il documento, «per la fine del 2007 a tutti i giovani che hanno lasciato la scuola e i disoccupati dovrebbe essere offerto entro sei mesi un lavoro o un apprendistato», un tempo da ridurre a cento giorni entro il 2010. Ma fra i governi europei soltanto la presidenza austriaca e la Svezia sembrano appoggiare con entusiasmo la fissazione di target precisi. E c'e' il rischio quindi che questi obiettivi siano tagliati, o resi piu' vaghi, prima dell'adozione finale prevista per venerdi' 24 mattina.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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