Il prossimo governo, qualunque esso sia, non avra' a che fare solo con Irak e Iran, ma anche con Irap, l'imposta regionale sulle attivita' produttive, un incubo che si trascina di legislatura in legislatura: la sinistra, e in particolare Vincenzo Visco, vantano che la tassa incriminata ne abbia sostituite sette, contribuendo quindi alla semplificazione fiscale.
Pero' l'Irap ha introdotto anche notevoli storture, fra cui quella del contributo sanitario, la famosa tassa salute: i soggetti tassati non erano piu' le persone fisiche, ma imprese e professonisti. Privati cittadini con alti redditi, amministratori di societa' e cosi' via potevano continuare a godere del servizio sanitario pubblico, del tutto gratuitamente salvo la corresponsione del ticket nelle regioni che non l'hanno abolito, mentre il loro servizio sanitario era pagato da tante piccole imprese che, a causa dell'Irap, andavano in rosso.
Quando poi il fisco sanci' che a concorrere all'Irap non doveva essere solo il lavoro dipendente, ma anche quello dei cosiddetti co.co.co, alterando la stessa definizione di "valore aggiunto", l'aggravio per le piccole imprese, proprio quelle dotate di modesta organizzazione, si accentuo'. Le proteste, da parte di quelle imprese o di professionisti del tutto privi di organizzazione, salirono alle stelle, ma si sta ancora attendendo la decisione della Corte di Cassazione circa la loro esclusione dal tributo. La stortura della tassa salute ha avuto effetto anche sulla spesa sanitaria, sulla quale non giocava piu' il deterrente fiscale: e' vero che la tassa non dipendeva dai singoli "consumi sanitari" ma gravava sul reddito lordo, pero' il contribuente si rendeva conto che se tutti avessero ecceduto, ciascuno avrebbe pagato di piu'.
Nel frattempo, come faceva notare Il Sole 24 Ore di lunedi' 27 marzo, il gettito Irap e' salito nel 2005 (le modeste riduzioni dei bonus per i neo-assunti e degli addetti a ricerca e sviluppo, pecette calde per lenire il dolore dell'odiata tassa, agiranno solo con la prossima dichiarazione) fino a 36,2 Mld (+8% rispetto al 2004), mentre la parte privata (imprese e professionisti) ha sfiorato i 27 Mld (+10%). Alla faccia della riduzione della pressione fiscale! E' patetico che entrambi i poli, nelle loro dichiarazioni elettorali, stiano cercando di alleviare del 5% il cuneo fiscale sul lavoro, che poi e' quasi tutto li', in quel 4,25% di Irap sul lavoro.
Come uscirne ora, dopo che le conclusioni dell'avvocato Stixs-Hackl hanno reso scontata la condanna della Corte di Giustizia dell'Unione europea? Quale governo potra' permettersi di rinunciare a quei 27 Mld di gettito del settore privato? Quello proveniente dalle amministrazioni pubbliche consiste infatti in una partita di giro e potrebbe facilmente essere abolito con una diversa definizione del tributo. Una proposta di uscita, non del tutto indolore peraltro, potrebbe essere quella, come a suo tempo da molti invocata, di rendere detraibile l'Irap in sede di dichiarazione dei redditi. Un'imposta che grava si' sulle stesse componenti del valore aggiunto ma e' detraibile, si trasforma in una tassa simile a quella sul reddito prodotto e potrebbe difficilmente essere accusata dalla Corte di Giustizia di essere un duplicato dell'Iva, che grava sul consumo e non e' detraibile da nessun reddito. In ogni caso la Corte impiegherebbe qualche anno a farsi un'idea della questione.
L'effetto sul bilancio dello Stato sarebbe pari a un terzo dell'Irap stessa, essendo ormai al 33% l'Ires (sui professionisti il calcolo e' piu' complicato) che agirebbe solo a valle della detrazione. Il vantaggio sarebbe quello di non inventarsi un nuovo ventaglio di tasse e di lasciare invariato il sistema contabile delle imprese. Certo, bisogna trovare 9 Mld da qualche parte. Intanto 9 non sono 27, e forse si possono trovare all'interno di quelle anomalie sulla spesa sanitaria che sono state descritte. Ad esempio con una maggiore modulazione del ticket al di sopra di un certo reddito, oppure con la semplice reintroduzione di una parte della vecchia tassa salute, sempre al di sopra di un certo reddito, col risultato deterrente che si era perduto. Naturalmente l'Irap dovrebbe cambiar nome, anche per mettere sulla giusta strada la Corte di Bruxelles: chiamarla ad esempio imposta regionale sul margine lordo la renderebbe anche impronunciabile negli slogan di piazza.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.