[ l k v . i t ]
Avvocati globalizzati
20-03-2006
Alberto
Musy
[<--]

Le corti con i loro giudici e i loro avvocati erano un tempo al centro del sistema giudiziario, ora sembrano la periferia. Mentre la periferia, ovvero le imprese, i mercati e i consulenti comprese le societa' di revisione, le banche d'affari e i grandi studi legali internazionali, sono divenuti il centro della scena giuridica occidentale. La ragione di questa rivoluzione risiede nel successo economico delle imprese multinazionali e nel conseguente ruolo degli studi legali transnazionali.

Essi, infatti, costituiscono lo strumento attraverso il quale le corporation possono operare a livello globale, volta a volta, esportando o imponendo i tipi contrattuali, i modelli di risoluzione delle controversie, gli strumenti societari, le strutture patrimoniali e le regole di gestione delle procedure concorsuali che meglio si attagliano alle loro esigenze.


Studi italiani a conduzione familiare

La pratica legale in Italia, invece, si e' sempre basata su una conduzione di tipo familiare, piccoli uffici dove gli avvocati lavoravano in stretto rapporto con il cliente, padrone e amico al medesimo tempo. Le fortune dell'avvocato sono spesso collegate a quelle imprenditoriali dei clienti di riferimento. E' stato stimato che, ancor oggi, il 97 per cento degli studi italiani non conta piu' di tre soci e che i professionisti che operano da soli continuano a occupare una parte importante del panorama legale del nostro paese.

L'apertura ai mercati internazionali ha portato sempre piu' di frequente i legali italiani a doversi conformare agli standard internazionali. Vi e', purtroppo, piu' di una remora alla creazione di grandi studi, oltre a quella che Fukuyama chiamerebbe un'antropologica indisponibilita' alla coordinazione in gruppi non basati su rapporti familiari. Cosi', molti dei grandi studi italiani, o almeno i loro soci piu' importanti, sono stati acquisiti da parte degli stranieri: si e' verificato un fenomeno di take over di una gran parte dei professionisti piu' qualificati del settore.

Politiche poco lungimiranti nella ripartizione degli utili determinano l'attitudine italiana alla scissione ogni volta che un socio ritiene di poter sottrarre per se' un cliente importante, mentre all'opposto l'abitudine anglo-americana di ripartire gli utili in modo piu' magnanimo concorre all'edificazione di studi con centinaia di avvocati, in grado di fornire una copertura planetaria ai propri clienti.

Dal punto di vista del monopolio della conoscenza e delle prassi si potrebbe dire che, piu' che di globalizzazione della professione forense, si debba constatare la realizzazione di un oligopolio anglo-americano dei "livelli alti" della consulenza legale e della scientia juris.

Il lavoro svolto dai grandi studi e dalle multinazionali per affermare la superiorita' culturale e professionale delle proprie prassi ha determinato, nel tempo, l'implementazione di regole di governo societario, di finanza d'impresa e di gestione delle procedure concorsuali nuove, mettendo in crisi il monopolio culturale dell'e'lite dei professionisti locali su materie cruciali.

A questi ultimi, cosi', non rimane che il monopolio delle procedure giudiziali, ma paradossalmente in campo processuale, in Italia, si trovano a essere vittime di una paralisi del sistema dovuta a un eccessivo numero di legali non specializzati e poco preparati, per i quali la durata del processo e il ricorso a innumerevoli meccanismi dilatori e' divenuto garanzia di sostentamento, e la cui voce e' ancora forte presso gli organismi di autogoverno dell'avvocatura.

In realta', gli studi di media dimensione sarebbero i piu' adatti a fornire un prodotto di qualita' alle piccole-medie imprese e costituirebbero i migliori interlocutori per gran parte del tessuto industriale nazionale. Le Pmi a differenza delle multinazionali non sono cosi' spesso alle prese con operazioni straordinarie (quotazioni in borsa, fusioni e acquisizioni, operazioni di leva finanziaria). Hanno, al contrario, necessita' di una costante e specializzata consulenza nella gestione ordinaria dell'attivita' di impresa: contratti commerciali, governance societaria, relazioni industriali.

Uno studio di medie dimensioni (trenta-settanta professionisti), specializzato in un singolo campo, oppure organizzato in dipartimenti capaci di offrire un servizio specialistico e pronto ad accompagnare il cliente presso le realta' transnazionali quando sia il caso, puo' offrire alle Pmi servizi legali che per flessibilita', personalizzazione e tariffe saranno fortemente competitivi con le mega law firms.


Posizioni estreme

Confindustria, per mezzo del suo presidente Luca Cordero di Montezemolo e attraverso le pagine del Sole 24Ore, conduce una campagna a sostegno dell'idea che le professioni cosiddette liberali debbano essere a tutti i costi equiparate alle imprese, anche attraverso l'introduzione di soci di capitali nelle compagini associative. Il Consiglio nazionale forense e il professor Guido Alpa che lo governa, al contrario, difendono la ineluttabilita' del sistema degli ordini professionali e la centralita' della figura dell'avvocato nella battaglia per i diritti fondamentali, collegando a questi principi una difficilmente delimitabile esclusiva degli avvocati sulla consulenza legale.

Entrambe le posizioni sembrano estreme. Gli industriali dovrebbero osservare con maggiore attenzione alle sacche di protezionismo presenti nel tessuto nazionale delle imprese prima di farsi profeti dell'apertura al mercato delle professioni ad ogni costo, senza curarsi dei problemi di conflitto d'interessi che potrebbe comportare. Dal canto loro, le professioni e le associazioni che le governano dovrebbero rendersi conto che difficilmente si impedisce l'affermazione di assetti istituzionali piu' competitivi e che resistervi ciecamente porta piu' facilmente al rallentamento dell'evoluzione e dell'affermazione degli studi italiani piuttosto che alla loro sopravvivenza.

La sindrome dei "barbari alle porte" cosi' come quella dell'"e' tutto da rifare" hanno senso solo per coloro che sono rimasti ancorati a una visione datata del ruolo svolto dagli avvocati.

Oggi l'avvocato ha assunto nuove funzioni accanto a quelle tradizionali, in particolare nella produzione delle regole giuridiche che interessano l'economia. Il "chapter 11" della legge fallimentare americana - quel complesso di norme per il recupero dell'impresa in crisi, importato da moltissimi paesi, Italia inclusa - e' il risultato dell'attivita' di un settore dell'avvocatura statunitense. Per questo la colonizzazione del mercato legale italiano non e' solo un problema di mercato delle professioni, ma anche di sviluppo del nostro sistema giuridico.


Per saperne di piu'

A. M. Musy, La comparazione giuridica nell'eta' della globalizzazione. Riflessioni metodologiche e dati empirici sulla circolazione del modello nordamericano in Italia, Milano, 2004
S. M. Linowitz - M. Mayer, The Betrayed Profession: Lawyering at the End of the Twentieth Century, Johns Hopkins University Press, 1996.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


[^]