[ l k v . i t ]
Wolfowitz e l'ipocrisia europea
20-03-2005
Alberto
Alesina
Roberto
Perotti
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Non e' ovvio che Paul Wolfowitz sia la scelta ideale per guidare la Banca Mondiale. Il suo maggior problema e' che non ha esperienza di rilievo nei campi dell' economia e dello sviluppo.

Ma gran parte della sollevazione degli Europei contro la sua nomina sa di ipocrisia. Cosí come Wolfowitz, anche il presidente uscente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, non aveva alcuna esperienza in economia dello sviluppo quando divenne presidente nel 1995 (e invero, non e' un segreto che la sua nomina era in gran parte dovuta ai suoi generosi contributi alla campagna di Clinton). Tuttavia, per quella scelta di un candidato egualmente non qualificato, non si udi' allora alcuna sollevazione Europea comparabile a quella attuale.

Anche all' interno della Banca Mondiale, molti considerano la presidenza di Wolfensohn scarsamente efficace, ricca di affermazioni grandiose e di "visione", ma povera di una vera guida sui problemi economici concreti. Questo stile puo' forse piacere agli Europei, che spesso dimostrano di amare grandi pronunciamenti sulla "visione" – benche' il termine sia difficile da definire. In ogni caso, questo stile molto probabilmente non si ripetera' con Wolfowitz: qualunque cosa si possa pensare delle sue idee, non ci sono dubbi che egli portera' uno stile concreto – il che non nuocera' alla Banca Mondiale.

E, a differenza di Wolfensohn, Wolfowitz ha un' enorme esperienza in relazioni internazionali, cosa che ancora una volta non nuocera' alla Banca Mondiale. Ma per molti Europei questo e' un problema, perche' Wolfowitz e' un "uniltateralista".

Sarebbe utile conoscere una definizione operativa di "unilateralismo". Non puo' essere "agire nel proprio interesse", perche' questo e' cio' che fanno tutti i paesi gran parte del tempo. Proponiamo la seguente: tutti i paesi fanno i propri interessi, ma alcuni sono troppo piccoli per perseguirli isolatamente, e si chiamano "multilateralisti"; alcuni invece possono farlo, e sono chiamati dai primi "unilateralisti".

La maggior parte degli Europei probabilmente preferirebbero una interpretazione diversa, che, grosso modo, fa corrispondere il multilateralismo con una maggior sensibilita' ai bisogni degli altri popoli. Crediamo che questa interpretazione sia contraria alla realta' dei fatti. Chiedete ai milioni di agricoltori africani la cui sussistenza e' stata distrutta dall' insensata politica agricola europea che cosa pensano del multilateralismo europeo. O chiedete ai sopravvissuti di Srebenica che cosa pensano del multilateralismo europeo e dell' unilateralismo americano.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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