[ l k v . i t ]
Chi ha paura della Cina?
24-03-2005
Alessandro
Rebucci
Nikola
Spatafora
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L'andamento economico della Cina negli ultimi venti anni e' invidiabile. Il suo prodotto interno lordo e' cresciuto a un tasso annuo medio di oltre il 9 per cento e la sua quota di commercio mondiale e' passata da meno dell'1 per cento al 5,5 per cento. Di conseguenza, la Cina produce oggi il 13 per cento del Pil mondiale (valore a prezzi costanti), e' il quarto paese per commercio ed e' il paese che raccoglie piu' investimenti diretti dall'estero.


Un successo senza svalutazioni

Il successo economico della Cina non e' il risultato di svalutazioni competitive o di altre politiche del tipo "riduci in miseria il tuo vicino". Lo sforzo riformatore della Cina e' impressionante e duraturo quanto la sua performance economica. Il continuo processo di trasformazione da una economia dirigista a una economia relativamente liberalizzata e' solo il fattore piu' importante dietro il successo economico cinese negli ultimi venticinque anni (vedi Prasad). Altrettanto cruciale e' stata la crescente integrazione della Cina nell'economia mondiale, un'integrazione che e' intimamente legata alla sua liberalizzazione, ed e' simbolizzata e enfatizzata dalla recente ammissione alla Wto.

Il regime di cambio fisso adottato dalla Cina, invece, ha poco a che fare con i suoi recenti passi avanti nell'economia mondiale. Soltanto pochi anni fa, nel dopo crisi asiatica del 1997-98, l'economia mondiale temeva una svalutazione del renminbi. E per la verita', i regimi di cambi fissi sono stati spesso utilizzati per controllare l'inflazione in paesi a basso o medio reddito (come pure in quella che e' oggi l'area euro) in assenza di altre ancore credibili per la stabilita' monetaria.

I costi principali di una simile strategia di politica monetaria sono interni: perdita di indipendenza monetaria e, in presenza dell'emergere di sistemi finanziari per forza di cose ancora fragili (il tallone d'Achille della Cina?), la distorsione degli incentivi per guidare efficacemente la componente di valuta del bilancio.

Ovviamente, e' la Cina stessa che ottiene i maggiori vantaggi dalla sua rapida crescita e dalla integrazione continua nell'economia globale. L'economia della Cina ha conosciuto una straordinaria trasformazione strutturale con una crescita della produttivita' su larga base e un settore industriale competitivo e in espansione, capace di assorbire i disoccupati e i sotto-occupati del settore agricolo. Il risultato degli ultimi vent'anni non e' solo l'incremento del reddito medio, ma anche una significativa riduzione della percentuale di popolazione che vive in poverta' (dal 53 per cento nel 1981 all'8 per cento nel 2001, vedi Ravallion and Chen).


Il miracolo cinese e il resto del mondo

Il recente "World Economic Outlook" del Fondo monetario internazionale ha documentato come l'impatto sul resto del mondo, anche se piu' limitato, sara' comunque benefico.

Le economie avanzate hanno trovato in Cina un mercato in rapida crescita per le loro esportazioni finali e opportunita' di investimento molto vantaggiose, oltre a essersi avvantaggiate di importazioni di prodotti ad alta intensita' di lavoro meno costose. I paesi vicini hanno beneficiato molto dalla crescita della domanda cinese di prodotti intermedi, che vengono lavorati e riesportati al di fuori della regione. Altri paesi in via di sviluppo produttori di materie prime (incluse molte delle povere economie africane) vedranno crescere le opportunita' per le loro esportazioni verso il mercato cinese. Inoltre, la Cina sta esercitando una "pressione dei pari" su altri grandi paesi a reddito medio-basso, incoraggiandoli a introdurre ulteriori riforme interne. Tuttavia, paesi i cui fattori produttivi sono simili a quelli della Cina e che con la Cina competono piu' da vicino sui mercati mondiali, possono essere penalizzati dalla sua crescita.

Queste preoccupazioni riguardano in particolare i paesi specializzati in attivita' manifatturiere ad alta intensita' di lavoro, che potrebbero subire perdite, soprattutto nel breve periodo.


Quali risposte

Protezionismo commerciale o sussidi su larga scala (invocati da alcuni sia negli Stati Uniti sia in Europa) o un rallentamento del processo di liberalizzazione difficilmente possono rappresentare una valida risposta alla crescita cinese. Puo' anche darsi che il protezionismo rechi qualche danno alla Cina, ma di sicuro avrebbe effetti decisamente negativi sul resto del mondo, e in particolare sulle imprese e i consumatori che stanno traendo vantaggi dall'integrazione dell'economia cinese. Rallentare le riforme non e' certo la ricetta ideale per competere con successo nell'economia mondiale. Invece, una giusta risposta alla maggiore integrazione della Cina nell'economia mondiale comportera' una significativa mobilita' intersettoriale. Le economie devono raggiungere una ancora maggiore flessibilita' nei loro mercati dei prodotti e del lavoro, eliminando gli ostacoli alla competizione e facilitando il riassorbimento dei lavoratori meno qualificati, cosicche' le risorse possano orientarsi verso i settori piu' produttivi. Tuttavia, i paesi devono anche aumentare gli investimenti nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori ed essere pronti a fornire reti di protezione sociale appropriate per i perdenti nel passaggio a nuove forme di produzione e di consumo, inclusi in particolare i lavoratori meno qualificati. Ma soprattutto la recente esperienza della Cina dimostra che la globalizzazione non e' un gioco a somma zero, e che i vantaggi potenziali sono molti e diffusi.

Strategie di crescita trainate dalle esportazioni e integrazione nell'economia globale possono non solo dimostrarsi di grande successo, ma possono anche aiutare a ridurre la poverta'. Tuttavia, le economie devono essere flessibili e pronte a garantire adeguate forme di protezione sociale per competere in modo efficace e ricevere benefici da questa integrazione. Solo coloro che mancano della flessibilita' per adattarsi a un'economia mondiale in cambiamento e non sostengono gli aggiustamenti con risorse adeguate, hanno ragione di temere la Cina.


Per saperne di piu'
IMF, 2004, World Economic Outlook April 2004: Advancing Structural Reforms, Ch. 2, www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2004/01/pdf/chapter2.pdf
Prasad, Eswar, ed., 2004, "China's Growth and Integration into the World Economy: Prospects and Challenges," IMF Occasional Paper 232, www.imf.org/external/pubs/ft/op/232/op232.pdf
Ravallion, Martin, and Shaohua Chen, 2004, "Learning from Success," Finance & Development December 2004: 16-19, www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2004/12/pdf/ravallio.pdf


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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