[ l k v . i t ]
Se flessibilita' fa rima con ambiguita'
24-03-2005
Francesco
Passarelli
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Si puo' essere d'accordo o meno sul fatto che il Patto di stabilita' e crescita andasse riformato e che la struttura prima del Consiglio europeo del 22 e 23 marzo non consentisse la massima crescita dato un certo grado di stabilita'. Su questo il dibattito e' ricchissimo. Un problema piuttosto trascurato riguarda invece il grado di precisione dei criteri. L'attuale meccanismo decisionale sulle procedure di deficit eccessivo contiene un evidente conflitto di interessi che va a vantaggio dei paesi piu' potenti e che e' destinato ad aggravarsi con la riforma che contiene criteri ampi e flessibili.


Viene in mente un esempio… automobilistico

Il problema deriva dal fatto che, se viene infranta la regola, a decidere sulla applicazione della sanzione non e' la Commissione europea, ma i paesi, a maggioranza qualificata.

E' come dire che se un autovelox rileva la velocita' di alcune automobili, poi sono gli stessi automobilisti che votano a maggioranza su quale sia il limite di velocita' e, di conseguenza, su quali fra loro vadano multati. e' evidente che al momento della votazione gli automobilisti che avranno tenuto una velocita' di 140 all'ora, voteranno per un limite di 150, e cosi' via. Supponiamo che esista un limite di velocita' "socialmente ottimale", e che sia di 130 all'ora. Facciamo inoltre il caso che l'automobilista tedesco di nome Gerhard sappia di poter influenzare pesantemente la votazione finale, mentre un altro automobilista, Jan Pieter (magari olandese) non ha molti voti per condizionare la decisione. A Gerhard converra' meno fissare in anticipo il limite a 130. Infatti, qualora lui avesse la sfortuna di essere fotografato mentre sfreccia a una velocita' superiore, potrebbe cercare di convincere gli altri che il limite deve essere ancora piu' alto, evitando cosi' la multa. Le chance che ha di creare una coalizione a lui favorevole sono alte, visto che si vota e lui di voti ne ha molti. Viceversa, Jan non ha le stesse chance e quindi preferirebbe decidere tutto adesso, per evitare trattamenti discriminanti rispetto ai piu' potenti.

Alla fine, si decide di non decidere, oppure di decidere lasciando margini di ambiguita' troppo alti.

Tito Livio riporta che nella Roma repubblicana erano i plebei a premere per leggi scritte, mentre i patrizi che avevano sul senato una grande influenza non ne volevano sapere. Quando le Dodici Tavole vennero scritte, il risultato fu di grande ambiguita'.


Chi chiede la flessibilita'

La storiella del limite di velocita' cattura da vicino alcuni aspetti dell'attuale dibattito sul Patto di stabilita'. Sono stati i paesi piu' grandi a premere per una revisione nel senso di una maggiore flessibilita'. Non a caso questo si e' tradotto nell'introduzione di una grande quantita' di termini ambigui come "crescita a medio termine", "eventi inattesi", "importanti riforme strutturali", eccetera. A leggere il testo della riforma si rimane sorpresi da quanto vaghi siano i concetti di riferimento e da quanto discrezionali potranno essere i criteri sulla base dei quali i paesi potranno decidere se comminare sanzioni o meno a chi di loro avra' tenuto condotte non virtuose.

La spinta e' venuta da Germania, Francia e Italia, che sono attualmente in difficolta'. Ma non hanno fatto grande opposizione Gran Bretagna e Spagna. Le resistenze maggiori sono venute piuttosto da paesi poco potenti, come Austria, Olanda o Finlandia. In uno studio teorico che ho condotto con Paul Schure della University of Victoria si dimostra che la disparita' di trattamento si aggrava quando la soglia di maggioranza si abbassa e i voti sono distribuiti in modo meno uniforme. e' esattamente quello che accade con la Costituzione europea, che aumenta il divario di potere fra paesi grandi e piccoli e porta una delle soglie dal 74 per cento al 65 per cento. In sintesi, se i criteri non sono stabiliti con precisione, la probabilita' che la Germania, per esempio, riceva un'interpretazione favorevole e' enormemente piu' alta della probabilita' che a riceverla sia Malta.

Questo, oltre a essere ingiusto in se', e' inefficiente nella misura in cui costituisce un incentivo oggi a scrivere le regole in modo non ottimale.

Probabilmente lo scenario sarebbe diverso se nella decisione sull'applicazione della procedura di deficit eccessivo, i paesi dell'Unione avessero lo stesso peso.

In questo caso i paesi avrebbero beneficiato in modo uniforme della flessibilita' della riforma. E forse i rischi di ambiguita' sarebbero minori. Ancora meglio sarebbe stato prevedere che a decidere sulla procedura (e non solo a proporla) fosse un'autorita' diversa dagli Stati. Il ruolo della Commissione nel Patto andava potenziato . In mancanza, c'e' da aspettarsi che con questo livello di flessibilita' ci sia un rilassamento generale dei criteri e che i paesi grandi non incorrano mai in procedure di infrazione. Questo non fa bene alla stabilita'.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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