[ l k v . i t ]
Riparte l'Europa, ma l'Italia e' ferma
02-02-2006
Michele
De Gaspari
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L'economia italiana ha continuato a segnare il passo anche nel 2005, per il quinto anno consecutivo.


Il debole andamento dei consumi privati e il contributo di nuovo sfavorevole dell'interscambio con l'estero non consentono, poi, di farsi illusioni nemmeno per il 2006, quando il previsto moderato progresso nella dinamica del Pil potrebbe essere in gran parte un rimbalzo fisiologico alla stagnazione del periodo precedente, com'e' del resto avvenuto nel biennio 2003-2004. A partire dal 2001 la nostra economia procede in notevole affanno, manifestando un profilo di sostanziale ristagno dell'attivita' produttiva, a sua volta effetto di un'evoluzione scarsamente incisiva della domanda interna ed estera, che non riesce a registrare spunti di vera ripresa dopo prolungate fasi di declino.


L'Italia, dunque, cresce poco e, soprattutto, meno degli altri paesi di Eurolandia, che da qualche tempo sono tornati a dare segni di rilancio. I piu' recenti dati congiunturali mostrano un'economia europea in evidente ripresa, grazie al sostegno delle esportazioni. La stima di un incremento del Pil vicino all'1,5% nel consuntivo 2005 per l'area dell'euro resta lontana dal +3,5% degli Stati Uniti, ma e' un po' meglio delle attese, pur non nascondendo aspetti che restano preoccupanti, come la debolezza della domanda interna e dei consumi delle famiglie in particolare. Il nostro paese, per contro, continua a procedere a un ritmo molto stentato, fluttuando intorno alla crescita zero per qualche decimale, se si guarda ai dati trimestrali del Pil espressi su base annua. Si tratta di risultati inferiori a quanto previsto all'inizio dell'autunno, sull'onda del balzo della produzione industriale nei mesi estivi; l'accelerazione e', infatti, successivamente rientrata e solo un recupero nel settore dei servizi puo' evitare un nuovo arretramento del Pil nel quarto trimestre.


Tra aspettative, contraddizioni e realta'

Il deludente andamento italiano e', poi, accentuato dal confronto con le performance delle economie tedesca e francese, che hanno fatto registrare una crescita - nei dati trimestrali, cosi' come nei tendenziali annui - in linea con quella dell'intera Eurolandia. Il profilo della congiuntura europea nella seconda meta' del 2005 risulta senz'altro buono, anche perche' arriva dopo alcuni trimestri mediocri e rivela un ritrovato dinamismo. Il Pil dell'area euro e' aumentato, in particolare, dello 0,6% nel terzo trimestre, che fa seguito allo 0,4% del secondo; quello tedesco e francese dello 0,6% e dello 0,7% rispettivamente, a fronte di appena lo 0,2% e 0,1% di tre mesi prima, mentre ancora piu' sostenuta e' la performance spagnola (+0,8%), che conferma i brillanti risultati dei precedenti trimestri.

L'accelerazione mostrata dall'economia europea non interessa, inoltre, solo i principali paesi, ma anche quelli minori, dall'Olanda al Belgio e all'Austria, con la sola parziale eccezione del Portogallo. Il quadro complessivo dell'eurozona e dell'intera Ue rappresenta, insomma, una positiva sorpresa, avendo migliorato le attese cosi' come lo scenario previsivo.


L'Italia, a sua volta, ha scontato nella parte centrale dell'anno l'effetto rimbalzo del secondo trimestre (Pil +0,7% congiunturale) e le conseguenti migliori aspettative degli operatori, peraltro giustificate da una serie di dati favorevoli sul periodo estivo. Gli indicatori quantitativi, a cominciare dalla produzione industriale - in persistente divario con i segnali di svolta provenienti dalle indagini qualitative, come le inchieste Isae a cadenza mensile - mettono in evidenza un'attivita' manifatturiera sempre stagnante, anche se non adeguatamente espressa nelle variazioni tendenziali, che incorporano la fase di recessione manifestatasi tra l'ultimo trimestre del 2004 e il primo 2005. L'attuale passo di marcia della nostra economia dovrebbe, pertanto, tradursi in una crescita ancora ridotta nel 2006, pari a poco piu' dell'1% annuo. In linea con la dinamica a rilento del Pil, i segnali congiunturali rimangono complessivamente incerti nella prospettiva del primo semestre, mostrando un evidente contrasto con l'andamento tendenzialmente espansivo degli indici anticipatori del ciclo economico, elaborati dall'Isae e dalla Banca d'Italia. Ma questo scenario e', in ogni caso, legato alla tenuta della ripresa internazionale.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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