Ridurre i costi per liberare risorse da dedicare al rafforzamento dell'impresa, al suo core-business, ai settori piu' strategici per fare fronte alla competizione interna e internazionale.
Un'utopia? Forse, almeno per molte imprese. E' indubbio, pero', che per competere le strade principali, per un'azienda, sono due: o aumentare i ricavi o contenere le spese (in consulenze, beni e servizi).
Quando espandere il proprio business diventa piu' difficile (per motivi di mercato, per motivi strutturali o altro ancora), allora la leva dei costi diventa fondamentale, nella strategia delle imprese, per sopravvivere, o comunque per procedere sulla retta via (economicamente parlando).
Di questo si e' parlato a Milano, nel corso del primo forum di Cut Cost Network, un'aggregazione di societa' specializzate nella consulenza alle aziende sul tema della riduzione dei costi non-core. L'argomento e' spinoso per molte imprese: la difficolta' di un'operazione di contenimento delle spese implica una visione chiara su cio' che si puo' toccare (solitamente le spese generali) e cio' che non bisogna toccare (il core-business aziendale) pena l'implosione dell'azienda stessa. Non sempre il management, pero', e' in grado di operare nella giusta direzione in questo senso, e spesso la proprieta' prova a sue spese la reticenza ad occuparsi in maniera "scientifica" del controllo dei costi che, in tempi magari migliori e piu' redditizi, ha sempre sostenuto per lo sviluppo del proprio business. Come regolarsi nei rapporti personali, tecnici, con i fornitori?
Cut Cost Network sostiene la tesi che un team di professionisti, con ampia competenza sui singoli settori dell'organizzazione aziendale, possa costituire una risorsa aggiuntiva nel valutare in maniera imparziale le spese aziendali e nel condurre l'impresa stessa a sviluppare il proprio business, rispettandone la vocazione, e intervenendo sulle spese generali (parchi auto, archiviazione documenti, assicurazioni, cancelleria, corrieri e trasporti, divise, energia elettrica, telecomunicazioni, premi Inali, pulizia, mense e buoni pasto, vigilanza, amministrazione del personale, e altro ancora ), che sommate coprono solitamente circa il 20% dei costi aziendali.
Per non sottrarre anche tempo alla dirigenza aziendale, impegnata nello sviluppo del core-business, i consulenti esterni dovrebbero stendere un piano di intervento che - secondo i dati di Cut Cost - puo' consentire un risparmio medio del 7-8% nell'energia, del 60-65% nella cancelleria, del 15-20% nei trasporti, dal 30% al 70% nelle pulizie. Basta conoscere i tecnici giusti, e' il parere del presidente del Network, Massimo Dal Poz. Naturalmente la consulenza deve essere richiesta dalla struttura aziendale, deve essere voluta, "digerita", in un certo senso.
Un errore imperdonabile, per l'andamento dell'impresa - avvertono concordi gli specialisti chiamati al convegno - sarebbe quello di gettare all'aria tutto l'assetto aziendale, tradizionale, non valorizzando o, peggio ancora, colpevolizzando i dipendenti. Questo non vuol dire, pero', che l'azienda si debba sedere su se stessa, senza puntare al proprio rinnovamento, soprattutto in regime di aspra concorrenza internazionale. E' chiaro che la strada dell'innovazione rimane l'unica, attualmente, che puo' consentire all'impresa una reale crescita nel proprio mercato di riferimento.
Ma il tema del contenimento e della riduzione dei costi - che non va confuso con il mero, e spesso brutale, taglio di interi rami di azienda - non riguarda solo l'impresa privata. Proprio recentemente il procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, ha preso di mira gli sprechi nella pubblica amministrazione, che in questo caso sono rappresentati proprio dal ricorso eccessivo, e a volte indiscriminato, alle consulenze esterne. Incarichi affidati agli amici degli amici, agli sponsor di partito, clientele, favori vari, quando non si arriva alle tangenti vere e proprie. Uno stile, spesso piuttosto diffuso anche a livello di enti locali, poco etico oltre che poco utile, secondo la valutazione dell'economista Mario Mazzoleni. Sarebbe sbagliato, pero', afferma il professore della Bocconi, mettere al bando completamente le consulenze, che, anzi, spesso sono necessarie.
Essenziale, allora, e' vigilare perche' la consulenza sia utile, sia valida e professionale, sia disciplinata dalle norme, che ci sono. «La consulenza - sostiene Mazzoleni - aiuta il rinnovamento, stimola il miglioramento, incrementa conoscenza, non ha interessa nel sostenere le lobby e lo status quo». La vera sfida, secondo il professore, e' quella della consulenza "seria", professionale. Quella che puo' aiutare a superare il tradizionalismo, la routine, il culto delle procedure fine a se stesse, l'opprimente burocrazia che spesso blocca risorse all'interno della pubblica amministrazione, frenando, di conseguenza, anche lo sviluppo delle stesse imprese.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.