Dopo sette anni di crescita senza freni il mercato immobiliare italiano rallenta, «presentando andamenti asimmetrici tra il residenziale e i restanti comparti».
Lo sostiene il nono rapporto di Centredil-Ance Lombardia e Scenari Immobiliari. Il 2005, si legge nel rapporto, si e' concluso con un fatturato di oltre 114 miliardi di euro, aumentato del 4% rispetto al 2004. Le quotazioni sono salite tra il 4 e il 6% nel 2005, ma si avviano a non crescere oltre il 2-3 per cento nel 2006. Del resto, «il mercato residenziale italiano e' ormai avviato alla "crescita zero", avvicinandosi all'andamento di Paesi come Gran Bretagna, Olanda e Australia». Nel prossimo biennio saranno stabili, quindi, quotazioni e fatturato, ma si prevede, secondo una lettura dichiaratamente e «ragionevolmente ottimista», una lieve contrazione delle compravendite.
Intanto il mercato degli immobili ad uso terziario-uffici in Italia nel 2005 e' stato positivo anche in un quadro europeo difficile. «La presenza degli investitori (domestici e internazionali) ha movimentato il comparto - si legge nel rapporto Ance-Scenari Immobiliari) anche se la domanda degli utilizzatori e' in calo». In effetti il vacancy rate medio delle grandi citta' e' salito al 7,9%, contro il 6,5 dello scorso anno. La media europea e' comunque superiore al 10 per cento. Il fatturato nel 2005 si e' posizionato sui 6,6 miliardi di euro, con un peso crescente delle citta' intermedie (Firenze, Bologna, Torino e Bari) rispetto a Milano e Roma, che risultano stazionarie. I canoni medi sono scesi nelle top location e si sono mantenuti stabili nelle altre zone. I prezzi di vendita sono saliti del 3,9 per cento in dodici mesi. I rendimenti a livello nazionale variano, a seconda della localizzazione, fra il 5,2 e il 6,4 per cento. Le previsioni, per il 2006, sono positive. La domanda, piu' attenta alla qualita', potrebbe far crescere il mercato di un ulteriore 3% fino al raggiungimento di 6,8 miliardi di fatturato. La presenza degli investitori esteri, anche se in flessione, dovrebbe restare consistente. Anche i fondi italiani aumenteranno la quota di investimenti in uffici. Il vacancy crescera' conseguentemente per gli immobili di classe B, ma calera' nel segmento A.
Il fatturato del settore commerciale (localizzato per il 70% al Centro-Nord, con oltre il 50% del fatturato totale) ha raggiunto quota sette miliardi di euro alla fine del 2005, evidenziando una crescita del 7,5% rispetto al 2004. Nel 2004 l'incremento rispetto al 2003 era stato del 5,7 per cento. «Il mercato - dice la ricerca - anticiclico e in controtendenza rispetto agli uffici ed al settore industriale, e' stato insieme al residenziale, il settore ad aver meno sofferto della situazione di downturn economico, grazie principalmente alla tenuta dei consumi». Nel 2005 «si sono sentiti gli effetti positivi degli investimenti nella grande distribuzione e nell'apertura di strutture innovative, i grandi centri commerciali, dagli outlet ai retail par k». Ma per il futuro la vera incognita e' «l'indebitamento delle famiglie e le deboli prospettive occupazionali, che potrebbero indurre una contrazione dei consumi». Prezzi e canoni, in ogni caso, sono attesi in lieve risalita.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.