[ l k v . i t ]
Mai piu' liti sulle dinastie aziendali
18-02-2006
Ettore
Livini
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Una legge aiutera' Berlusconi e gli altri capo-famiglia a scegliere l'erede.
Il provvedimento bipartisan facilita i passaggi generazionali nelle imprese italiane, consentendo in anticipo di designare il successore.


Le imprese familiari italiane esorcizzano l'effetto-Taittinger, la dinastia francese costretta a cedere il suo impero nello champagne per i dissidi tra i 38 eredi del fondatore. La Commissione Giustizia del Senato ha approvato infatti nelle scorse settimane in via definitiva e all'unanimita' i "patti di famiglia", una legge che rende molto piu' semplici anche a casa nostra i passaggi generazionali di queste societa'.

Disinnescando (in teoria) quei conflitti tra eredi che hanno cancellato in pochi mesi realta' industriali del Belpaese con decenni di storia sulle spalle.

Il provvedimento si applica a tutte le aziende "dinastiche" - dagli imperi miliardari come quello del premier Silvio Berlusconi alle piccole realta' modellate a immagine e somiglianza del fondatore - e consente di gestire in anticipo rispetto alle tradizionali scadenze biologiche il passaggio di un'azienda a un singolo discendente, riconoscendo agli altri un risarcimento congruo. Il capofamiglia, in sostanza, convoca moglie e figli e divide tra loro in anticipo con un contratto i suoi beni. Affidando l'azienda anche a uno solo degli eredi e riconoscendo in anticipo il "premio" che spettera' agli altri legittimati. Questo "patto di famiglia" - contrariamente al testamento - ha un valore definitivo e deve essere firmato da tutte le parti in causa.

Il provvedimento - che recepisce una direttiva europea di diversi anni fa - e' un assist decisivo per il capitalismo italiano, travagliato anche ai suoi piani piu' alti dal rischio di tormentati passaggi generazionali. È cronaca delle scorse settimane la presunta divisione (sempre smentita) tra i vari rami di casa Agnelli sul destino del regno di Torino. Lo stesso Silvio Berlusconi ha preferito giocare d'anticipo dividendo tra i cinque figli in parti uguali il controllo delle holding di Fininvest. Tenendo pero' per se' il ruolo azionario di ago della bilancia. E riservandosi eventualmente ora, grazie alla nuova legge, il diritto a nominare (d'accordo con tutti i figli) chi prendera' davvero le redini del business di Arcore.

Tante gloriose storie imprenditoriali del nord-est, dai Marzotto ai Tabacchi (Safilo), dai Bisazza fino ai Coin sono finite a carte bollate quando l'albero genealogico (e l'azionariato di famiglia) ha iniziato ad allargarsi troppo. E i divorzi, alla fine, sono stati traumatici quasi per tutti.

In tribunale si e' spostato anche il confronto imprenditoriale tra i diversi rami dei Garavoglia - i proprietari della Campari - mentre anche in casa Fossati (quelli della Star) fioccano negli ultimi mesi querele e denunce tra i "fratelli azionisti". Il problema e' che questi capricci dinastici finiscono quasi sempre per trasformarsi in crisi industriali. E se i litiganti (come hanno fatto i Taittinger) vendono subito la situazione, magari, si risolve. Mentre in caso contrario finiscono a rischio centinaia di posti di lavoro.

"La legge e' stata sostenuta molto dall'Associazione delle aziende familiari - spiega Giorgio Benvenuto dei Ds, uno dei primi firmatari del provvedimento - . Ma l'effetto piu' importante e' quello di salvaguardare dipendenti e fornitori, garantendo un passaggio di mano "pilotato" ed evitando i bracci di ferro tra eredi che hanno mandato in rovina piu' di una societa'".

A beneficiarne - secondo Benvenuto - saranno in particolare le realta' imprenditoriali piu' piccole. "I big che dispongono di maggiori mezzi finanziari riuscivano gia' ad arrangiarsi con i trust all'estero o con altre soluzioni piu' costose - dice - . Mentre decine di micro-imprese sono scomparse proprio per le liti tra i discendenti". Italia, Francia e Spagna erano gli unici paesi in Europa che non avevano ancora una normativa di questo tipo e che delegavano solo al "testamento" - revocabile in qualsiasi momento - persino i destini di aziende da miliardi di euro.

I "patti di famiglia" rendono possibile ora gestire piu' agevolmente questi passaggi generazionali con il fondatore o il numero uno della dinastia ancora saldamente al timone della societa'. In grado cosi' di dirimere con la sua autorevolezza i potenziali dissidi e di codificare in un contratto gli accordi.

Le imprese interessate sono tantissime: il 58% delle aziende di casa nostra e' ancora a carattere familiare. Il 26% della capitalizzazione di Piazza Affari fa capo ad azionisti che appartengono piu' o meno tutti allo stesso albero genealogico. E anche molti dei big non quotati da Barilla ai Ferrero fino ai Riva (acciaio) sono ancora saldamente in mano ai fondatori o ai loro eredi.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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