[ l k v . i t ]
Imprese, formazione e cuneo fiscale
22-02-2006
Andrea
Montanino
Paolo
Sestito
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In queste settimane si e' sviluppato un acceso dibattito sulla riduzione del cuneo fiscale, in particolare attraverso un abbattimento dei cosiddetti "oneri impropri". Tra questi, vi sono i contributi a sostegno delle politiche per la formazione dei lavoratori.


Fondi e imprese

In base a una legge del 1978, le imprese versano obbligatoriamente lo 0,3 per cento del monte retributivo per finanziare interventi formativi. Come mostra un recente Rapporto presentato dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali al Parlamento, tali risorse rappresentano un flusso di circa 600 milioni di euro annui. Cosa succede di questi soldi? Senza costi aggiuntivi, l'impresa puo' aderire a uno degli undici fondi recentemente costituiti (e gestiti) dalle parti sociali. I fondi utilizzano queste risorse per il co-finanziamento di progetti formativi, sottoposti al vaglio di un processo valutativo. Se l'impresa non aderisce ad alcun fondo, le risorse obbligatoriamente versate affluiscono allo Stato, che finanzia, spesso per il tramite delle Regioni, attivita' di formazione. Allo stato attuale comunque, circa il 50 per cento delle risorse affluisce ai fondi.

Qual e' il senso di un simile meccanismo, che sottrae risorse a imprese e lavoratori per restituirgliele (al netto dei costi amministrativi connessi) attraverso progetti formativi? Motivazioni di equita' e l'esigenza di interrompere un circolo vizioso in cui la bassa dotazione di capitale umano induce assetti produttivi poco innovativi, che a loro volta distolgono dall'investimento in capitale umano, col risultato finale di rimanere vincolati ad attivita' obsolete e poco competitive, possono giustificare un intervento pubblico a sostegno delle attivita' formative. Il punto rilevante e' quali forme questo debba assumere.

Il Rapporto del ministero evidenzia come, almeno al momento, non sussista un problema di scarsita' di risorse finanziarie pubbliche. Per dare alcuni esempi, i fondi costituti dalle parti sociali avevano incamerato fino a tutto il 2005 piu' di mezzo miliardo di euro, avendone impegnate circa un quinto. In diverse Regioni giacciono risorse, anche da piu' di due anni, che il ministero del Lavoro ha messo a disposizione per la realizzazione dei programmi di formazione. Dei 2 miliardi di euro disponibili dalla programmazione del Fondo sociale europeo 2000-2006 per la formazione continua, al 30 giugno 2005, era stato speso meno della meta'.

Paradossalmente, le imprese, che gia' investono poco in formazione, utilizzano ancor meno le risorse pubbliche: queste rappresentano meno del 10 per cento degli investimenti complessivi in formazione continua. Lo scarso utilizzo delle risorse pur disponibili segnala una certa discrasia tra esigenze da parte degli utilizzatori e meccanismi connessi con l'intervento pubblico. Gli elementi rilevanti riguardano i tempi di erogazione che possono non corrispondere alle esigenze delle imprese, la scarsa informazione sulle effettive disponibilita' di risorse e sulle procedure per ottenerle, finanche un certo scetticismo sull'effettivo rendimento della formazione quando questa passa per canali di tipo pubblico.


Ma il sistema e' efficace?

Per comprendere se il sistema cosi' disegnato sia efficace, e il contributo obbligatorio debba essere mantenuto (ed eventualmente aumentato), vi sono a nostro avviso una serie di aspetti su cui una maggiore riflessione, e un minor uso della retorica, sarebbe opportuna.

In primo luogo, ci sembra che il possibile effetto positivo dei fondi costituiti dalle parti sociali si raggiunga ove questi riescano a far recepire le esigenze delle imprese e indirizzare il mercato della formazione. Hanno senso se divengono veri e propri intermediari, con una funzione di agenti delle imprese nell'individuazione dei fabbisogni formativi e degli interventi da porre in essere. Perche' cio' avvenga i fondi-agenti dovrebbero pero' competere tra loro nel fornire servizi e le imprese potersi trasferire piu' agevolmente dall'uno all'altro.

Inoltre, sarebbero da definire con maggior chiarezza le regole relative ai meccanismi di co-finanziamento che presidiano l'intervento dei fondi: prevedere che le imprese meccanicamente rientrino in possesso dei contributi originariamente versati rischierebbe di trasformare i fondi in un inutile (e comunque costoso) diaframma. Al tempo stesso e' da contrastare il fenomeno, di cui si ha evidenza, d'un ricorso ai fondi concentrato tra le imprese di maggiori dimensioni, che potrebbero "contrattare" la loro adesione meramente al fine di "farsi pagare" quegli interventi formativi. Il rischio e' infatti che gli effetti moltiplicativi sulla propensione a far formazione dati dalla presenza dei fondi siano ridotti e che, soprattutto, siano nulli gli effetti sulle piccole imprese, per le quali maggiore sarebbe la necessita' di stimolare le attivita' formative.

Infine, e' necessario riflettere delle complementarieta' tra operato dei fondi e politiche direttamente governate dalle amministrazioni pubbliche. Se i primi si focalizzano sulle esigenze delle imprese, le seconde dovrebbero maggiormente sostenere la domanda di formazione degli individui, adottando una logica perequativa, in modo da favorire i soggetti piu' deboli e porre in essere azioni di recupero della scolarita' mancante e consentendo ai lavoratori di ricongiungere, attraverso la formazione, esperienze lavorative frammentate.

Proprio mentre vi e' una forte "domanda" di riduzione del costo del lavoro, un'attenta analisi dell'efficienza del sistema, compresa la valutazione degli impatti sulle performance economiche delle imprese e sulle opportunita' di carriera dei lavoratori, diventa indispensabile. Serve a capire se le modalita' previste e basate su un finanziamento obbligatorio a carico delle imprese, affiancato da un processo prevalentemente selettivo degli interventi da finanziare con le politiche pubbliche e una pluralita' di soggetti istituzionali coinvolti nella programmazione e gestione delle risorse, siano le piu' idonee per raggiungere lo scopo.


* Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Le opinioni espresse sono personali e non coinvolgono l'Istituzione di appartenenza.

Allegati
Rapporto 2005 Formazione Continua Ministero del Lavoro pdf - 1.114 KB -
Allegato Rapporto Formazione Continua Ministero del Lavoro pdf - 641 KB -


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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