La campagna elettorale per le elezioni del 9 aprile 2006 e' caratterizzata, piu' di ogni altra, dalle discussioni sui sondaggi politico-elettorali. In Italia, la regolamentazione in materia consente di chiamare "sondaggi" anche indagini con metodologie non fondate scientificamente o non sufficientemente documentate. Per questo e' possibile, senza infrangere le regole, ottenere risultati diversi tra indagini, ovvero risultati che tendano a rispondere alle "aspettative" dei committenti. Corriamo pero' un grande rischio: nella guerra dei sondaggi, la vittima principale potrebbe essere quello straordinario elemento della democrazia partecipativa che e' l'informazione statistica.
Abbiamo analizzato i dati relativi a quindici sondaggi sulle intenzioni di voto nelle elezioni pubblicati sul sito a questo deputato tra l'1 e il 17 febbraio 2006.
Per quattordici l'Unione prevarrebbe sulla Casa delle liberta' (1). Facendo una media dei risultati di questi sondaggi, l'Unione otterrebbe il 51,6 per cento, contro il 47,0 per cento della Casa delle liberta'. Per l'Unione il valore minimo riscontrato e' il 50,9 per cento, il massimo il 52,5 per cento. Per la Casa delle liberta' il valore minimo e' il 46 per cento, il massimo il 47,9 per cento.
Nel solo caso del sondaggio commissionato da Forza Italia a Penn, Schoen e Berland Associati (Psb) prevale, lievemente, la Casa delle liberta' (48,4 contro 48,2 per cento).
Nei (pochi) casi in cui viene riportata la quota di indecisi, e' sempre particolarmente elevata, attorno al 23 per cento.
In passato, ad esempio nella corsa per la Casa Bianca, si e' notato come il mercato delle scommesse fornisse previsioni affidabili dei risultati elettorali. Cosa dicono allora i bookmakers? Seppure in calo se si prende come riferimento l'inizio di febbraio, la probabilita' che Romano Prodi divenga presidente del Consiglio in Italia e', al 19 febbraio, stimata tra il 65 e il 70 per cento, mentre la probabilita' che sia Silvio Berlusconi a divenirlo e' data tra il 30 e il 35 per cento.
La statistica, nata ad uso dello Stato per fornire informazioni utili a chi governa, nel corso del tempo, ha saputo sviluppare come disciplina scientifica un corpo metodologico condiviso. I metodi e le tecniche di indagine campionaria ne costituiscono parte fondamentale.
Durante questa campagna elettorale, e in precedenza nella lunga discussione sulla misura dell'inflazione, l'informazione statistica e' spesso trasformata da rappresentazione, scientificamente fondata, delle condizioni dello stato (delle cose) a mero strumento retorico.
Quando un dito indica la luna, lo stolto guarda il dito anziche' la luna. Perche' i politici sembrano concentrarsi sul dito piuttosto che sulla luna? Cio' rischia di distruggere la credibilita' della statistica, ufficiale o di fonte privata. Possiamo permetterci di vivere senza informazioni statistiche credibili? Certamente no. Le statistiche ufficiali sono fondamentali per il funzionamento della pubblica amministrazione e dei mercati. I sondaggi di opinione sono a loro volta un elemento essenziale della democrazia partecipativa. Se con le elezioni politiche i cittadini indicano da chi vogliono farsi governare, rispondendo ai sondaggi dicono come vivono e quali sono i loro problemi. La Commissione europea, ad esempio, dal 1973 utilizza le indagini "Eurobarometro" per monitorare la pubblica opinione, allo scopo di "aiutare la preparazione di testi, la presa delle decisioni e la valutazione del suo operato". Insomma, cannocchiali per osservare la luna.
In Italia, la disciplina dei sondaggi politico-elettorali e' diversa da quella generale (si veda l'articolo successivo). Secondo l'articolo 8 della legge 22 febbraio 2000 n. 28, le informazioni sui sondaggi politico-elettorali debbono essere trasmesse solo a un apposito sito internet. Il vantaggio e' quello di poter facilmente consultare i risultati. Le informazioni tecniche riportate, potenzialmente utili per valutare la qualita' dell'indagine, sono tuttavia carenti.
Non e' quasi mai indicato, ad esempio, il tasso di non risposta, ovvero la percentuale delle persone selezionate per l'indagine che non sono state effettivamente intervistate perche' non reperite o perche' hanno rifiutato di rispondere. Quasi tutti i sondaggi politico-elettorali avvengono telefonicamente. Ma quanti sono quelli che hanno messo giu' il telefono senza rispondere alle domande? I rischi di autoselezione, e quindi di errata rappresentazione della realta', possono essere rilevanti. E' possibile, ad esempio, che accettino di rispondere piu' facilmente i piu' schierati.
Non e' sempre indicato il metodo di campionamento, se probabilistico (e quindi scientificamente fondato) o non probabilistico. Nel caso del sondaggio Psb e' stato "utilizzato un programma di campionatura basato su una propria specifica metodologia e su recenti trend elettorali. Ogni elettore ha avuto la stessa probabilita' di essere selezionato per il sondaggio". L'informazione fornita sul sito non consente di ricostruire quale sia la "propria specifica metodologia", ma la Psb non indica esplicitamente di aver seguito la prassi di "stratificare" il campione, cioe' di rispettare la composizione degli elettori rispetto ad alcune cruciali variabili come sesso, eta' e area di residenza, prassi comunemente seguita dagli altri sondaggi. Questo potrebbe forse spiegare le differenze nei risultati: attraverso un'indagine telefonica e' piu' facile contattare persone che tendono a rimanere di piu' a casa, come gli anziani, soprattutto chiamando in orari lavorativi. Se gli anziani tendono poi piu' facilmente a dare il voto ai partiti piu' grandi e piu' noti, ecco pronta una possibile spiegazione del perche', in mancanza di stratificazione, nel sondaggio Psb risultano evidentemente sovrarappresentati, rispetto agli altri sondaggi, i dati sui partiti piu' grandi, come Ds e Forza Italia, mentre ad esempio i Verdi sono stimati allo 0,7 per cento e l'Udeur allo 0,3.
Poiche' le informazioni richieste dalla normativa sono insufficienti per poter valutarne la qualita', e' possibile eseguire sondaggi compiacenti e fornire sul sito informazioni tecniche generiche che non suscitino particolari sospetti, senza violare la regolamentazione.
Il problema e' molto delicato, se si considera il sempre maggior utilizzo politico dei sondaggi, trasformati in strumento che puo' condizionare e orientare le intenzioni di voto. Il risultato dei sondaggi elettorali e' sempre meno inteso come ritratto della realta' e sempre piu', almeno nella speranza di alcuni committenti, come profezia che si autoadempie.
I fatti recenti confermano tale impressione. Il presidente Berlusconi ha due modi per provare a ribaltare a proprio favore i risultati dei sondaggi. Il primo e' agire direttamente sulla luna, ovvero sulle effettive opinioni dei cittadini, cercando di convincerli che il Governo ha operato bene. Il secondo e' agire sul dito, ovvero discutere i risultati dei sondaggi e diventare committente di nuovi, che diano esiti piu' in linea con i risultati che si aspettava di ottenere.
La delegittimazione da parte del premier dei sondaggi condotti dalla maggior parte degli istituti di ricerca e' particolarmente problematica perche' non fa leva sugli eventuali problemi metodologici. Al contrario, la critica si basa sui risultati dei sondaggi, "compiacenti" verso il centrosinistra. Molto piu' utile sarebbe se politici, stampa e pubblico generale incalzassero le agenzie sull'affidabilita' scientifica delle informazioni fornite. Il metodo di campionamento e' probabilistico? Qual e' il tasso di non risposta? Sono state utilizzate tecniche di stratificazione? Qualora anche la discussione sui sondaggi continuasse a essere guidata dalle esigenze di parte e soprattutto dai risultati dei sondaggi stessi, verrebbe ulteriormente delegittimato quello straordinario elemento della democrazia partecipativa che e' l'informazione statistica.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.