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Frequenze tv, Bruxelles chiede chiarimenti sui rischi di monopolio
15-02-2006
Alberto
D'Argenio
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Nel mirino della Commissione europea gli effetti della legge Gasparri. E Sky chiede meno vincoli.


La Commissione europea mette nel mirino la legge Gasparri sul settore televisivo con una lettera inviata al ministero delle Comunicazioni prima di Natale. Si tratta di un vero e proprio interrogatorio sul sistema di distribuzione delle frequenze per il digitale terrestre introdotto dalla legge fortemente voluta dal governo Berlusconi. E il fronte dei media italiani presso gli uffici Ue e' destinato ad allargarsi, visto che Sky ha chiesto al capo dell'Antitrust comunitario, Neelie Kroes, di modificare le restrizioni imposte alla piattaforma satellitare ai tempi della fusione tra Stream e Telepiu'.

La richiesta di informazioni sulla Gasparri e' contenuta in una lettera di otto cartelle firmata da Philip Lowe, direttore generale della Kroes, e di fatto punta il dito contro tre aspetti della ripartizione delle frequenze. Innanzitutto, Bruxelles chiede di spiegare perche' il governo abbia deciso di concedere le frequenze per il digitale terrestre solo agli operatori gia' presenti sul tradizionale mercato della tv analogica (in cui Mediaset fa la parte del leone). Gli esperti domandano poi di spiegare la ragione per cui l'Autorita' garante delle telecomunicazioni non abbia dato attuazione al piano di assegnazione delle frequenze analogiche, la cui mancata esecuzione "ha reso estremamente difficile per i nuovi entranti il reperimento delle risorse" per il digitale terrestre.

Ma non finisce qui. L'Ue chiede se esista un limite alla raccolta "di licenze d'operatore per il digitale e di frequenze destinate alla radiodiffusione televisiva" che gli operatori gia' presenti sul mercato - capitanati dall'azienda della famiglia Berlusconi - stanno rastrellando con il rischio di una trasposizione della propria posizione dominante sul mercato del digitale.

Guardando al momento in cui la tv tradizionale sara' sostituita dal digitale, Bruxelles si preoccupa di sapere se le frequenze liberate saranno restituite allo Stato per una riassegnazione o se, al contrario, saranno mantenute dagli attuali concessionari. Al termine di tutti i quesiti la Commissione chiede di motivare l'eventuale risposta negativa con delle ragioni "di interesse generale" che la abbiano ispirata. Come dire, se non ci sono buoni motivi per il mancato rispetto delle norme europee noi andremo fino in fondo.

L'azione di Bruxelles, al momento ancora informale, prende spunto dalle norme comunitarie che chiedono alle capitali europee di procedere all'assegnazione delle frequenze in modo trasparente e non discriminatorio, di non prendere misure anticoncorrenziali e di non accettare posizioni dominanti sui propri mercati. Princi'pi, questo e' il timore di Bruxelles, che potrebbero essere stati violati dalla Gasparri in favore dei soliti noti della televisione italiana, Mediaset in testa.

Al momento e' difficile dire se l'indagine sara' trasformata in una vera e propria procedura, anche se alcuni osservatori sono pronti a scommettere che Bruxelles andra' fino in fondo. Anche sulla richiesta di Sky di modificare gli impegni imposti nel 2003 dall'allora commissario Ue alla Concorrenza, Mario Monti, e' difficile dire quale sara' la reazione della Commissione. Tra le altre cose, il leader del satellite italiano chiede a Bruxelles di cancellare il divieto per cui non puo' partecipare alle gare di assegnazione dei 'contenuti premium' (essenzialmente quelli sulle partite di calcio) che vedano in lizza altre piattaforme e di rivedere l'obbligo di rivendere agli operatori concorrenti i propri contenuti premium ad un prezzo definito dall'Autorita'.

Secondo gli uomini di Murdoch, infatti, con l'avvento del digitale terrestre sono profondamente mutate le condizioni del mercato italiano che avevano dettato a Monti la necessita' di imporre dei paletti all'allora monopolista della pay per view.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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