Antonio Catricala', esimio giurista e presidente dell'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato, ce l'ha messa tutta per evitarlo. Ma, alla fine, in articulo mortis del governo Berlusconi, dovra' ben emettere l'ardua sentenza: andare a far pipi' assolve o non assolve dal conflitto d'interessi? Cioe', un ministro o addirittura un presidente del Consiglio che, per improrogabili necessita', si assentino momentaneamente dal tavolo a ferro di cavallo intorno al quale a Palazzo Chigi si riunisce il governo per discutere provvedimenti che abbiano incidenza sul loro patrimonio, "su quello del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o societa' da essi controllate, casca o non casca nel conflitto previsto dalla legge 20 luglio 2004, numero 215?".
Oggi, suo malgrado, l'Autorita' ha sul tavolo tre casi rognosetti: Berlusconi-decoder, Berlusconi-Tfr-Mediolanum e Lunardi - Rocksoil. La pipi' fu evocata per la prima volta quando il Consiglio dei ministri discusse la legge Maroni sul Tfr, il Trattamento di fine rapporto dei lavoratori. Il fatto che la legge sposta 14 miliardi di euro o giu' di li' verso le assicurazioni e quindi in misura alquanto rilevante verso Mediolanum, societa' di Ennio Doris e della famiglia Berlusconi, consiglio' al premier di assentarsi momentaneamente, invocando le dette questioni. In precedenti occasioni, prima della legge Frattini sul conflitto, che doveva arrivare in 100 giorni ma ce ne mise mille, il presidente qualche volta in casi del genere, aveva preferito ritirarsi con Gianni Letta nella Sala Azzurra a sorbire un te'.
Ma, a dispetto delle quantita' di miliardi in gioco, la rogna che oggi Catricala' si trova per le mani non nasce tanto dal Tfr e da Mediolanum, ma dai decoder di Paolo Berlusconi, fratello del premier. Ai primi di novembre un gruppo di senatori del centrosinistra capeggiati da Luigi Zanda, ex consigliere d'amministrazione della Rai, presenta un'interrogazione al ministro delle Comunicazioni per sapere se sia commendevole che una societa' del fratello del presidente del Consiglio, la Solari. com srl, venda i decoder che i cittadini sardi e valdostani sono obbligati ad acquistare, con contributi di denaro pubblico stanziato dal governo, per poter vedere qualunque trasmissione, con la definitiva transizione in quelle due regioni dal sistema televisivo analogico a quello digitale terrestre, previsto dalla legge Gasparri, insuperabile monumento al conflitto d'interessi, simile al mausoleo costruito da Cascella nel parco berlusconiano di Arcore. Come spesso capita, i senatori interroganti nessuno se li fila. Ma stavolta non demordono.
Segnalano la cosa all'Authority di Catricala', il quale se la cava con una letterina a Zanda firmata dal Segretario generale Fabio Cintioli, nella quale si sostiene che, essendo stato presentato il maxiemendamento alla finanziaria contenente il finanziamento per i decoder "dal ministro dell'Economia e delle Finanze sen. Giulio Tremonti, senza alcuna valutazione del Consiglio dei ministri", cioe' in assenza di Berlusconi, l'Autorita' non puo' intervenire. Ma come? Non solo la finanziaria e' la legge piu' importante di ogni governo e, a meno di non voler pensare che il governo italiano sia acefalo, si deve ritenere che Berlusconi abbia partecipato all'elaborazione della legge. Per di piu', quel maxiemendamento, che prevedeva lo stanziamento di 10 milioni per il decoder, e' stato approvato con voto di fiducia. E notoriamente il voto di fiducia puo' essere richiesto al Parlamento solo previa decisione del Consiglio dei ministri.
E' tecnicamente impossibile che il presidente del Consiglio non lo sappia. D'altra parte, e' lo stesso Berlusconi, che spesso dice qualche parola di troppo, a "confessare" inconsapevolmente: "Non ero assolutamente al corrente di questo fatto diciamo tra virgolette familiare". E subito dopo aggiunge: "Io ho ridotto lo stanziamento da trenta a dieci milioni di euro".
Ma come, se non sapeva? Cosi' Catricala', strappando la penna al suo Segretario generale, ha dovuto ritirare l'archiviazione e riaprire l'istruttoria decoder, che oggi e' sul tavolo dell'Autorita', dove il presidente e' affiancato, tra gli altri, da due commissari particolarmente autorevoli, l'ex sindaco forzista di Bologna, Giorgio Guazzaloca, e Antonio Pilati, dato dai piu' come l'autore materiale della legge Gasparri, l'ineguagliabile monumento cascelliano al conflitto d'interessi.
Ironia della sorte, mentre il paludato consesso sara' riunito a delibare sulle assenze strategiche e sulle loro motivazioni, il governatore della Sardegna Renato Soru, anche lui accusato di qualche conflitto d'interesse, annuncera' ufficialmente il rinvio dello spegnimento del segnale televisivo analogico previsto in Sardegna e in Val d'Aosta per il 16 marzo, per avviare la sperimentazione del digitale terrestre.
Se sui decoder di suo fratello, che ha gia' dichiarato di aver abbandonato il business salvo l'esaurimento delle scorte degli oggetti, il premier ha pasticciato un po', sul Tfr destinato alle "forme pensionistiche complementari", che fara' ancora piu' ricco lui e il suo socio Ennio Doris, e' stato attento a lasciare il tavolo del Consiglio dei ministri. Ma qui e' il punto. Catricala' e i suoi commissari dovranno decidere - e non li invidiamo - se la pausa lo mette o no al riparo da un'istruttoria per violazione delle norme sul conflitto, avendo il suo governo legiferato ancora una volta in un settore nel quale egli ha interessi economici e patrimoniali di "preminente rilevanza".
Quanto alle gallerie del ministro Lunardi, anch'esse li' oggi a turbare i sonni dell'Antitrust, dubitiamo che egli sia corso ai servizi durante le riunioni del Cipe o le riunioni per le delibere che hanno affidato alla Rocksoil, trasferita ai figli Martina, Giovanna e Giuseppe, e alla galassia di societa' collegate censite certosinamente dal senatore Paolo Brutti, progettazioni e lavori che le hanno portate a controllare il 70 per cento del mercato dei servizi d'ingegneria per le opere sotterranee. E anche se l'avesse fatto, la sostanza non cambierebbe.
Poca roba, in fondo, il business della famiglia Lunardi, se si pensa che la fortuna del premier da quando e' "sceso in politica" si e' moltiplicata piu' di tre volte, da tre a dieci miliardi di euro. Ma che volete? La nostra legge sul conflitto d'interessi, un capolavoro che ha richiesto mille giorni di gestazione, esclude "in radice" ogni possibilita' d'intervento in caso di assenza del titolare di cariche di governo "all'adozione di un atto". Anche per pausa pipi'.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.