Dal giro di titoli 50 milioni in meno a Unipol. Stessa somma transitata sui conti dell'ex ad e di Sacchetti.
Il 31 luglio 2001 Telecom Italia passa di mano. Il controllo del gruppo telefonico, allora racchiuso nella societa' lussemburghese Bell, che controllava un pacchetto strategico di azioni Olivetti (23%), passo' dai "capitani coraggiosi" Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti alla Pirelli guidata da Marco Tronchetti Provera.
Quel passaggio di quattro anni e mezzo fa, ormai famoso, e' da qualche settimana sotto i riflettori dei magistrati di Milano; cioe' da quando Gianpiero Fiorani ha ammesso durante un interrogatorio che tra la fine del 2001 e il corso del 2002 a piu' riprese la sua banca ha agito da intermediario per trasferire circa 50 milioni di euro dalle casse della bresciana Hopa a quelle personali di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Un giro di soldi "strano" che Silvio Berlusconi sta utilizzando a fini di campagna elettorale e sul quale proprio ieri e' tornato a chiedere chiarezza.
In realta', grazie a un rapporto della Guardia di Finanza del settembre 2003, nato in seguito a una verifica fiscale e ora riesumato dai pm che indagano sul caso Antonveneta, e' possibile oggi ricostruire precisamente i punti salienti di quel passaggio di proprieta' tanto discusso. L'anomalia che emerge con evidenza e' presto detta: alcuni pacchetti di azioni Olivetti non furono venduti direttamente dalla Bell alla Pirelli, come avrebbe voluto la logica, ma transitarono attraverso altre societa' di comodo come la lussemburghese Gpp International, con lo scopo di distribuire una parte della succosa plusvalenza in arrivo dalle casse dell'acquirente Pirelli su tre soggetti ben precisi: Colaninno, Emilio Gnutti e la Unipol.
"Le reali ragioni dell'operazione - scrivono gli uomini della Guardia di Finanza nella loro relazione - sembrano trovare verosimilmente fondamento nell'aver voluto attribuire un profitto a Colaninno, Gnutti e a societa' a quest'ultimo riconducibili, che altrimenti non sarebbe loro spettato". Ma un'analisi piu' approfondita effettuata da Repubblica porta a dire che le tre posizioni sono spiegabili in maniera assai diversa tra di loro. Esaminiamole una ad una.
1) Colaninno fino al 31 luglio 2001 e' presidente e amministratore delegato di Telecom Italia, l'uomo della scalata del 1999, ma a suo dire anche il piu' restio a cedere il timone del gruppo a Tronchetti Provera. Poiche' gli altri soci della Bell e della Hopa sono invece intenzionati a vendere, anche Colaninno deve arrendersi, ma per farsi convincere negozia e ottiene dagli altri soci una succosa buonuscita. Oltre a rivendere le proprie azioni di Hopa e Fingruppo, Colaninno riesce a ottenere il diritto di comprare personalmente dalla Bell 42 milioni di azioni Olivetti a valori di mercato (2,25 euro) che poi rivende a stretto giro alla Gpp a 4,17 euro, il prezzo poi pagato dalla Pirelli. In piu' Colaninno ha gia' in tasca altri 16 milioni di azioni Olivetti (come e' scritto, probabilmente per un errore, nel prospetto dell'aumento di capitale dell'ottobre 2001) derivanti dalla sottoscrizione di piani di stock option della societa' di Ivrea e da trading sul titolo effettuato dal 1997 in poi. Dunque, per offrire le dimissioni e dare il via libera alla vendita, il ragioniere di Mantova, attraverso operazioni effettuate il 2 agosto, incassa una plusvalenza di 89 milioni di euro concordata con i suoi compagni di avventura. In piu' vende le azioni Olivetti gia' in suo possesso alla Gpp, incassando altri 66 milioni, a cui bisogna aggiungere la liquidazione delle azioni Hopa (108 milioni circa), Fingruppo (32 milioni) e 15,5 milioni di buonuscita ufficiale dalla Olivetti. Il "tesoretto" con cui Colaninno esce dalla Telecom ammonta quindi a circa 310 milioni, ma tutti i passaggi sembrano a prima vista giustificabili.
2) Dal complesso giro di operazioni preliminari alla vendita a Pirelli, Gnutti ottiene per se' e per societa' a lui riconducibili piu' di 25 milioni di euro. Anche in questo caso, come per Colaninno, si presuppone che vi fosse l'accordo degli altri soci Bell, che vedono la loro plusvalenza assottigliarsi. Gnutti potrebbe aver richiesto, ma e' solo un'ipotesi, un premio consistente per aver trovato l'acquirente (i primi contatti con Tronchetti Provera, come riferisce quest'ultimo alla Guardia di Finanza, sono del maggio 2001 con Federico Imbert della Jp Morgan, consulente di Gnutti) e condotto in prima persona e con successo la trattativa. Certo 25 milioni di premio non sono pochi.
3) Si arriva cosi' alla Unipol, che con due differenti operazioni vende alla Bell e alla Hopa 48,5 milioni di azioni Olivetti a 3,01 euro incassando da queste due societa' 145,9 milioni di euro. La provenienza di queste azioni non e' chiara ma probabilmente erano titoli non ancora confluiti nella Bell quando quest'ultima nel maggio precedente aveva lanciato un aumento di capitale proprio al prezzo di 3,01 euro. Come riferiscono le cronache dell'epoca, l'intento era quello di raggruppare nella scatola lussemburghese tutte le azioni Olivetti sparse proprio in vista di un'imminente vendita. Cio' che non torna e' il prezzo: Unipol vende le sue azioni a 3,01 euro quando la Pirelli sta comprando a 4,17. Il sospetto degli inquirenti e' che la differenza, circa 50 milioni di euro, sia successivamente transitata dalla Hopa ai conti di Consorte e Sacchetti attraverso le anomale operazioni di Borsa di cui ha parlato Fiorani. Di fronte ai pm Consorte ha giustificato questo flusso di denaro come consulenza personale per l'affare Telecom e ha promesso al riguardo una memoria difensiva. Che dovra' essere molto convincente.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.