Contratto, ora tutti lo vogliono.
L'accordo "tappo" che blocca le relazioni industriali. Pezzotta: ora il modello contrattuale.
Adesso solo un'impuntatura sulla bandierina dei 100 euro puo' far fallire la trattativa. I sindacati dei metalmeccanici dicono che non possono firmare il rinnovo del contratto se non otterranno almeno 100 euro di aumento e non uno di meno. La Federmeccanica risponde che tutto si puo' fare, ma non dare 100 euro. La questione e' simbolica, ma proprio per questo puo' essere pericolosa. Se la vittoria o la sconfitta di Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, e dei capi sindacali Gianni Rinaldini (Fiom), Giorgio Caprioli (Fim) e Tonino Regazzi (Uilm) si misura rispetto a quota 100, allora firmare il contratto puo' diventare molto difficile, nonostante ieri il direttivo dell'associazione delle imprese abbia deciso all'unanimita' la riapertura della trattativa.
Detto questo, pero', la volonta' prevalente e' quella di rinnovare il contratto. Non solo in Federmeccanica e nei sindacati di categoria, ma anche in Confindustria e in Cgil, Cisl e Uil. E ieri perfino il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si e' speso in questo senso, dicendo che il contratto "va fatto", dopo che il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, si era rallegrato per la decisione del fronte imprenditoriale di riaprire il negoziato. È come se a tutti i livelli si aspettasse con ansia di togliere il "tappo" alle relazioni sindacali rappresentato dalla questione metalmeccanica. Una questione che si trascina dal giugno 2001, quando il rinnovo del contratto fu firmato dalla Fim e dalla Uilm, ma non dalla Fiom. Una rottura drammatica, che presto si estese alle confederazioni, culminata nel 2002 con il Patto per l'Italia sottoscritto da Cisl e Uil col governo mentre la Cgil di Sergio Cofferati scendeva in piazza, e che, per quanto riguarda i metalmeccanici, porto' a un secondo contratto senza la Fiom, nel 2003.
Poi, un anno fa, la ricomposizione, con la presentazione, per la prima volta dopo quattro anni, di una piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto da parte di Fiom, Fim e Uil. La ritrovata unita' si e' riflessa anche nella riappacificazione tra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall'altra. Erano nel frattempo cambiati anche alcuni protagonisti. A guidare la Cgil, dalla fine del 2002, e' Guglielmo Epifani, che si e' proposto subito di «risindacalizzare » la Cgil, dopo una stagione di lotta soprattutto politica. E a capo della Confindustria, dal 2004, non c'e' piu' Antonio D'Amato, ma Luca Cordero di Montezemolo, che ha messo ai primi posti nella sua agenda il recupero del rapporto con la Cgil.
Viene da lontano dunque ed e' stata costruita con fatica la firma di questo contratto, se ci sara', come i piu' prevedono, entro uno o due giorni. E, se andra' cosi', l'accordo dei metalmeccanici del gennaio 2006 segnera' l'apertura di una nuova fase delle relazioni sindacali. Sancira' la normalizzazione dei rapporti nella categoria piu' importante dell'industria, togliendo alla Fiom l'alibi di dover essere sempre e comunque conflittuale e dando cosi' qualche margine di manovra in piu' a Epifani. Condizioni queste indispensabili per affrontare l'appuntamento piu' importante, quello con la riforma del modello contrattuale, le regole stabilite nello storico accordo del luglio '93, che da anni non funzionano piu' bene, come la stessa trattativa dei metalmeccanici dimostra.
Non e' un caso che ieri Epifani e Calearo abbiano polemizzato proprio su questo e che il leader della Cisl, Savino Pezzotta, abbia sottolineato come la riforma del modello contrattuale non sia piu' rinviabile. Epifani ha accusato Federmeccanica di essere l'unica associazione incapace di rinnovare il contratto. Calearo ha ribattuto che la colpa e' della inadeguatezza delle regole del '93 che proprio Epifani finora ha impedito di riformare. Nell'estate del 2004, quando Montezemolo propose di affrontare il tema, Epifani infatti si alzo' dal tavolo e abbandono' l'incontro, lasciando di stucco, oltre ai vertici di Confindustria, Pezzotta e il segretario della Uil, Luigi Angeletti.
Adesso la questione si ripropone. La Confindustria ha preparato un suo documento di proposte, per la verita' poco innovative. Cgil, Cisl e Uil ancora non hanno trovato una posizione comune proprio perche' Epifani, tra l'altro, ha sostenuto che prima bisognava chiudere i contratti aperti. Ora anche questo argomento potrebbe cadere. Se il tappo dei metalmeccanici salta, le parti sociali non avranno piu' alibi e potranno riprogettare il futuro.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.corriere.it.