La decisione di iscriversi a un corso di laurea e' una delle scelte piu' importanti della vita. Se pensiamo ai motivi economici della scelta (ma non sono forse i piu' importanti per molti di noi) dobbiamo calcolarne i costi e i benefici, ovvero dobbiamo trattare la laurea come un investimento. Questo e' quello che hanno fatto Alberto Bisin e Andrea Moro nel loro ottimo articolo di ottobre. Bisin e Moro stimano che una laurea di quattro anni costi 71.739 euro e conduca a un guadagno attualizzato per un laureato maschio di 134mila euro. Concludono quindi che la laurea e' un ottimo investimento (1).
Quando valutiamo un investimento, che sia l'acquisto di una casa o di azioni di Borsa, valutiamo il rendimento e il rischio. Quando parliamo di decisione di iscriversi all'universita' tendiamo a dimenticarci che anche quest'investimento ha un suo rischio - il risultato e' incerto - e che la nostra naturale avversione al rischio puo', in linea di principio, essere una delle ragioni per cui non tutti si iscrivono all'universita'.
In particolare, esistono tre rischi. Il primo e' abbandonare gli studi prima della laurea. In Italia il tasso di abbandono e' un impressionante 50 per cento. Questo si traduce in una perdita netta in termini di investimento monetario e chi affronta la decisione di iscriversi o meno, ne dovrebbe tenere conto. Il rischio di abbandono e' difficile da valutare perche' dipende da tanti fattori, tra i quali la capacita' personale dello studente e il suo impegno nello studio. Uno studente che inizia l'universita' incerto delle sue capacita' e della sua voglia di studiare, sicuramente corre il rischio di abbandonare prima della laurea e di perdere cosi' il suo investimento.
Il secondo rischio e' che un laureato puo' trovarsi di fronte a guadagni molto piu' variabili rispetto a un non-laureato. Il fatto di possedere una laurea dovrebbe ridurre l'incertezza dei redditi perche' riduce l'eventualita' di essere disoccupato (anche se in Italia molti dei disoccupati meridionali hanno un diploma di laurea); ma potrebbe aumentarla perche' i laureati trovano lavoro in settori e occupazioni dove i redditi sono piu' variabili.
Un terzo fattore di rischio e' costituito dal fatto che il rendimento economico di una laurea puo' essere influenzato negativamente dallo sviluppo tecnologico: se oggi mi iscrivo a medicina perche' so che i medici trovano lavoro facilmente, questo sara' ancora vero tra cinque anni quando mi saro' laureato? Se questo e' il caso, molti giovani avversi al rischio non si iscrivono volentieri all'universita'. D'altra parte, una laurea puo' essere anche pensata come un'assicurazione contro il cambiamento tecnologico, se e' vero che i laureati hanno maggiori capacita' di adattamento alle nuove tecnologie. E allora, i giovani avversi al rischio dovrebbero iscriversi in massa.
Il secondo e il terzo tipo di rischio sono complicati da quantificare e in questa sede non mi addentro nei particolari. Tuttavia, se prendiamo i dati di Bisin e Moro possiamo ricalcolare il beneficio netto medio tenendo conto del primo tipo di rischio, quello di non finire il corso di studi.
Per uno studente che ha capacita' medie e voglia di studiare media, la scelta di isciversi a un corso di laurea equivale alla lotteria in cui spendi con certezza 71.739 euro (o meno se ti ritiri in tempo) e guadagni 134mila euro con probabilita' un mezzo, cioe' se appartieni al quel 50 per cento che ce la fa (2). Anche senza dare i numeri sul grado medio di avversione al rischio degli studenti italiani, mi sembra chiaro che non tutti giocherebbero questa lotteria.
Ho fatto questo esempio volutamente estremo per mostrare quanto possa essere in principio scoraggiante le percezione del rischio nella decisione di iscriversi all'universita' (3). Di qui la domanda: se e' vero che iscriversi all'universita' e' una scelta dal risultato cosi' incerto, come si puo' valutare se e quanto effettivamente la nostra avversione al rischio la condiziona? Per averne un'idea possiamo utilizzare i dati di Banca d'Italia che misurano l'avversione al rischio in un campione rappresentativo di italiani (4).
Per valutare l'importanza dell'avversione al rischio bisogna tenere conto di altri fattori che influenzano la scelta di iscriversi all'universita'. Il primo e' la propria capacita' personale e la propria applicazione agli studi: e' chiaro che mentre le probabilita' di successo per uno studente medio sono 50 per cento, le probabilita' di uno con molta voglia di studiare sono assai maggiori e quindi la lotteria e' piu' conveniente da giocare (5).
Un secondo elemento va al di la' del motivo economico: se i genitori hanno una laurea, questo per varie ragioni spinge lo studente a iscriversi all'universita'.
A questo punto, e' possibile studiare quali di questi elementi spiegano la scelta di iscriversi all'universita' e se la laurea e' considerata un investimento rischioso. Se si guarda l'evidenza disponibile, si vede che la nostra avversione al rischio in effetti influenza negativamente la scelta di studiare. Piu' sono avverso al rischio, meno vado all'universita', segno che l'universita' e' una scelta rischiosa. Tuttavia, l'avversione al rischio spiega relativamente poco della nostra scelta di andare all'universita'. Molto piu' importanti sono il livello di istruzione dei nostri genitori o la misura della nostre capacita' personali e della nostra applicazione allo studio (per quanto un economista le possa misurare).
La morale sembra essere che una buona riforma dell'universita', prima ancora che aumentare le tasse agli studenti, deve eliminare per quanto possibile l'incertezza riguardo alla scelta dell'universita'. E attenuare il legame fortissimo che esiste tra genitori laureati e la probabilita' che i figli vadano a loro volta all'universita'.
Una buona riforma deve tenere presente che l'obbiettivo non e' garantire a tutti l'accesso all'universita', quanto piuttosto garantire a tutti le stesse possibilita' di laurearsi. L'accesso indiscriminato non necessariamente aumenta il numero dei laureati ne' uguaglia per tutti le possibilita' di laurearsi. Questo accade perche' l'accesso in massa, oltre a peggiorare i servizi delle universita', crea un alto grado di incertezza riguardo al conseguimento della laurea.
Un'alternativa possibile sarebbe un sistema di selezione all'entrata che riduca poi drasticamente il tasso di abbandono successivo. In questo modo, il numero e la qualita' dei laureati sarebbe maggiore e molti studenti non butterebbero via il costo dell'iscrizione.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.