Usa: oggi lo storico passaggio di consegne al vertice della Federal Reserve. Dopo quasi 19 anni, e' la fine di un'era. "Mister dollaro" va in pensione.
Nell'ultima riunione dei banchieri centrali del G7, l'inglese Mervyn King presento' ad Alan Greenspan un riconoscimento per i suoi quasi 19 anni alla guida della Federal Reserve, destinati a chiudersi oggi, 31 gennaio, con il passaggio a Ben Bernake e con l'ultimo acido souvenir per noi, un altro aumento del costo del danaro. Non fu la solita penna stilografica o un orologio d'oro, ma una caricatura che ora sta appesa nella casa di Washington che lui divide con la moglie, la giornalista televisiva Andrea Mitchell.
King era un fanatico di calcio e il cartoon che offri' a Greenspan lo raffigurava in mutande e guantoni da portiere impegnato a svolazzare da palo a palo, per parare i rigori che i suoi vent'anni alla guida della Fed gli avevano sparato addosso. Due crac a Wall Street e collassi finanziari in Asia, in Russia e in America Latina; disastri naturali e disastri del terrore; tagli di tasse e aumenti di tasse; bolle che scoppiano e bolle che si riformano, il portiere del dollaro aveva parato tutto e permesso alla squadra americana e alle riserve europee se non di vincere, almeno di non perdere la partita con un'economia mondiale che lui aveva traghettato dagli anni 80 del "reaganismo in un solo Paese" alla piena travolgente della globalizzazione, nel 2005.
La caricatura risulto' graditissima al mite, "soft spoken", oscuro, sibillino e soporifero economista che ha saputo nascondere al pubblico, e ai quattro presidenti americani che ha servito (Reagan, Bush il Vecchio, Clinton e Bush il Giovane) un sottile senso dell'autoironia che riassunse in una delle sue battute piu' famose: "Detesto quelli che sono bravi in matematica". Una battuta che detta da lui, capace di sgranocchiare numeri "come mai ho visto fare da nessun altro" secondo il Nobel Stiglitz, suonava come uno di quei messaggi in codice che inviava al Congresso e al pubblico. I numeri, voleva dire, sono importanti, ma per guidare gli affari monetari di una nazione come gli Stati Uniti, serve qualcosa piu' della capacita' di fare i conti. Occorre naso, fortuna, agilita'. Occorre l'istinto del portiere.
Ora che infine e' costretto, a 80 anni (e' del marzo '26) ad andarsene, la "squadra America", che pure lo aveva anche molto criticato ("il peggior lacche' mai visto alla Fed" ha abbaiato il capogruppo democratico al senato, Harry Reid) avverte il vuoto che lui lascia in porta. Nello spietato sport della finanza mondiale, dove tutti siamo insieme spettatori e giocatori, ci si chiede che cosa fara' il suo successore, Ben Bernanke, un accademico prestato al governo della finanza, dunque piu' "dottrinario" del predecessore che era venuto dalla pratica e non dalla cattedra e pilotava il dollaro "con il fondo dei calzoni", come dicevano i vecchi aviatori, affidandosi piu' alle vibrazioni sotto il sedere, che agli strumenti di bordo.
Greenspan non era un accademico. Laureato in economia alla New York University, era divenuto economista controvoglia, dopo avere rinunciato alla sua vera passione, la musica, che studio' alla famosa Julliard di New York. Divenendo un raffinato suonatore di sassofono, non un dilettante alla Bill Clinton.
Si sa che Bernake, come lui, e' un implacabile poliziotto dell'inflazione, che continuera' ad aumentare di piccoli scatti, 25 "punti base", 0,25 per cento alla volta, seguendo la rotta di Greenspan. Ma "il professore" gioca a zona, a differenza del "portiere", si affida ai "target zones" prefissati, a parametri e di rapporti fra crescita, produttivita', liquidita', prezzi, salari dove far scattare la leva del costo del danaro per prendere o per perdere quota. Meno personalistico e autoreferenziale, crede in quella matematica che Greenspan "detestava".
Lui, il "maestro" come lo defini' Bob Woodward nella sua agiografia o la "sibilla" come lo chiamavano gli esasperati senatori, era contraddittorio perche' figlio di un tempo profondamente contradditorio. Era il prodotto di un'epoca e di due culture opposte che gli avevano lasciato quella profonda ambiguita' che lo rese, paradossalmente, capace di servire tutti i padroni politici senza mai convertirsi a nessuno. Greenspan e' un ragazzo della Grande Depressione. E' l'ultimo di una generazione che vide e soffri' gli effetti nel 1929 di quella che poi lui defini' "la irrazionale esuberanza dei mercati", condannato a essere sbatacchiato fra il keynesismo statalista di Roosevelt che salvo' dalla fame milioni di cittadini e il liberismo dogmatico della sua maitresse a' penser, l'immigrata russa Ayn Rand, teorica assolutista del capitalismo puro e duro.
Per tutti i 18 anni alla Fed, Greenspan ha continuato a spostarsi da un palo all'altro della propria doppia personalita', adattando la propria politica alla realta', come fanno le persone intelligenti, anziche' cercare di adattare la realta' ai propri pregiudizi, come fanno gli ideologi. Il primo rigore che paro' fu lo sfascio di Wall Street nell'autunno del 1987, quando la Borsa perse il 20% in cinque ore, e lui fermo' l'incendio annunciando, con quell'aria sonnolenta e sorniona, "che l'economia era sana, la borsa si sarebbe ripresa" e poi allagando Wall Street di liquidita', di fondi a buon mercato. La Borsa si riprese in fretta, perche' il nemico giurato dell'inflazione, il ragazzo ebreo ossessionato dall'incubo dell'iperinflazione che aveva spianato la strada ai Nazisti, aveva spalancato le dighe dei soldi, rischiando inflazione, per tenere a galla la barca.
Con quella leva, di fatto la sola che la Federal Reserve abbia in pugno, che consiste nel buttare piu' o meno fondi federali sul mercato dei titoli cosi' determinando il loro costo (dunque gli interessi) avrebbe navigato per due decenni, duttile ma indifferente alle pressioni politiche del Presidente di turno. Quando la finanza ottimistica di Ronald Reagan spalanco' voragini di debiti nel bilancio a fine anni '80, si disse favorevole alla stretta fiscale voluta dal successore Bush, per rimettere in ordine i conti.
Ma quando poi si tratto' di riconoscere il coraggio di Bush Vecchio e allargare di nuovo i cordoni della borsa monetaria in campagna elettorale, Greenspan trascino' i piedi, ritardando la ripresa che poi Clinton avrebbe sfruttato negli anni 90, ma che Bush aveva preparato, suicidandosi politicamente. Eppure George figlio rinomino' senza esitare colui che aveva pugnalato alle spalle suo padre. In cambio, Greenspan sembro' dare la propria benedizione a quei tagli fiscali che pure sapeva benissimo avrebbero, anche senza il doppio colpo delle spese di guerra e delle leggi di spesa fuori controllo, generato cascate di inchiostro rosso.
Da anni, gli Stati Uniti prosperano grazie a quel credito facile che ha gonfiato il valore della case e creato "l'effetto ricchezza" sulla carta come i portafogli di titoli tecnologici fecero dieci anni or sono e rimpiazzato il boom di borsa. L'Economist lo accusa di avere di nuovo favorito la formazione di una bolla che gia' si sta afflosciando sotto le punture dei mutui piu' cari e colpira' la classe media, che nella casa ha il proprio tesoretto e fonte di credito. La bolla regge perche' dentro vi soffiano le nuove potenze commerciali, Cina e India, che assorbono i rischi di inflazione con i loro salari miserabili e poi finanziano i consumatori americani perche' possano indebitarsi e acquistare i loro prodotti e hanno portato a 700 miliardi di dollari il disavanzo commerciale degli Stati Uniti. Lui le ha incoraggiate, ha spinto per questa nuova circolazione globale di debito, credito e inflazione aggirata sfruttando i bassi salari di asiatici e latino americani, per calmierare il mercato interno. E' un'altra "Nuova Economia" che fara' la fine dell'altra o e' davvero un paradigma non previsto dai testi di economia, come lui disse spiegando la decade di panna prima che si squagliasse?
Un dato angoscia: per la prima volta dal 1933, dalla Grande Depressione, il risparmio degli americani e' sceso dello 0,5%. Le famiglie usano i risparmi per pagare i debiti che hanno raggiunto la cifra siderale di 11 mila e quattrocento miliardi di dollari. Il ragazzo che da 80 anni fugge dallo spettro degli anni 30 esce dal campo con un dato che l'America non vedeva piu' dagli anni 30. Il portierone insuperabile potrebbe essere sconfitto soltanto da un autogol.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.