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Il debutto di Draghi, Bankitalia alla svolta
16-01-2006
Sergio
Rizzo
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Una struttura di circa 8 mila persone da riorganizzare.
Al lavoro il nuovo governatore: codice etico e riforma dell'istituto fra i dossier sul tavolo. Si attendono varie nomine.


Ancora prima del contratto dei dipendenti. E del nuovo statuto. Ma anche della riorganizzazione della banca. Ancora prima delle nomine, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi che prende servizio oggi dovra' sistemare una faccenda solo apparentemente marginale. Due anni fa Gianni Romoli, della Cisl aziendale, scrisse a Carlo Azeglio Ciampi denunciando il fatto che le sedi di Bankitalia non esponevano le bandiere italiana e dell'Unione Europea, in barba a un provvedimento firmato nel 2000 dallo stesso capo dello Stato, ex governatore. Da allora pero' non e' cambiato nulla, e anche dopo le dimissioni di Antonio Fazio le bandiere sono rimaste ben piegate nei cassetti. I sindacati hanno ora intenzione di tornare alla carica. E la sospirata apparizione del tricolore sui pennoni di palazzo Koch, potrebbe essere il primo evidente segnale di discontinuita' con il passato. Molti, in Banca d'Italia, sperano che il governatore dal quale tutti si aspettano un'azione incisiva per restituire credibilita' e autorevolezza alla Banca d'Italia si presenti cosi'. Un gesto simbolico, di rottura con il passato, ancora prima di sedersi alla scrivania che potrebbe essere alla fine collocata nel vecchio studio di Ciampi, in fondo a uno dei due corridoi che percorrono la zona occupata dai membri dei direttorio, e comunemente chiamata «l'Acquario».


Nuovo codice

Ma non e' nemmeno escluso che il debutto di Draghi coincida con l'introduzione da parte del governatore di un nuovo codice morale. Un regolamento etico che preveda tra l'altro l'affidamento del suo patrimonio personale a un blind trust, ma pure norme in grado di creare un diaframma fra le funzioni di governatore e le pratiche riguardanti istituzioni finanziarie che fossero state clienti della Goldman Sachs, banca d'affari di cui Draghi e' stato vicepresidente prima di essere nominato ai vertici di Bankitalia, allo scopo di evitare possibili conflitti d'interessi. Anche se gli impegni piu' gravosi per Draghi saranno ben altri. C'e' il contratto del personale, scaduto da quattro anni e oggetto di un durissimo contenzioso fra i sindacati e il precedente governatore. Ci sono da sostituire subito due funzionari generali, in pensione dal primo gennaio, fra cui il segretario generale Cesare Alberto Giussani (Alberto Contessa, Mario Meloni o il direttore della sede di Milano Salvatore Messina, i possibili candidati), titolare delle relazioni sindacali. C'e' da adeguare lo statuto, dopo l'approvazione della legge sul risparmio che ha via Nazionale di competenze sulla concorrenza e introdotto il principio della collegialita' nel direttorio. E c'e' da preparare la riunione del Comitato per il credito che si potrebbe tenere a fine gennaio oppure a inizio febbraio, nella quale si dovra' verificare con i presidenti di Consob e Antitrust, Lamberto Cardia e Antonio Catricala', e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, l'applicazione pratica delle nuove norme a tutela del risparmio. Ma in agenda figurano anche il ricambio nel direttorio, gli eventuali innesti esterni o i probabili ritorni: anche se quello di Francesco Alfonso, attuale stretto collaboratore di Ciampi e tuttora dipendente di Bankitalia, che dovrebbe affiancare Draghi, non e' previsto prima del termine della sua esperienza al Quirinale.


Riorganizzazione

Poi il nuovo governatore dovra' affrontare la riorganizzazione di una struttura (circa 8 mila dipendenti al costo medio di 88.200 euro l'anno ciascuno) ipertrofica in relazione agli attuali compiti e non proprio tecnologicamente all'avanguardia: l'uso di internet e' ancora riservato solo ai gradi piu' elevati. Soprattutto a Draghi si guarda come alla figura, autorevole e rispettata, che dovra' ristabilire un clima di serenita' dopo le ultime vicende. Una bufera che ha lasciato velenosi strascichi. «Etica e decenza ancora violate»: inizia cosi' una lettera spedita qualche giorno fa al direttore generale «facente funzioni» di governatore Vincenzo Desario da Angelo Maranesi. Il segretario Fabi chiede lumi sul fatto che a Fazio sia stato messo a disposizione un ufficio al primo piano di villa Huffer (con segretaria e auto blu), dove trovera' posto anche il famoso quadro di San Sebastiano che campeggiava dietro la scrivania del suo studio a palazzo Koch, insieme a due casseforti che l'ex governatore avrebbe richiesto. Una decisione che ha creato malumori fra gli impiegati degli uffici collocati in quello stabile di fronte a palazzo Koch, che sarebbero stati invitati a evitare le scale. Per non disturbare Fazio.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.corriere.it.


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