"Un capitalismo miope vuole indebolirci"
Il presidente della Quercia si difende: non potevamo controllare le amicizie di Consorte.
"Non ho alcuna intenzione di vendere la barca. I miei redditi sono trasparenti".
I Ds "non sono colpevoli di nulla: non avevamo il compito di vigilare sulle amicizie di Consorte, ne' sulle sue operazioni finanziarie". Massimo D'Alema tiene il punto sulla vicenda Unipol e, in un forum su l'Unita', se da un lato rassicura Prodi e glialleati confermando il sostegno al progetto della lista unitaria, dall'altro parte all'attacco di un "capitalismo asfittico e miope", di una "borghesia stracciona" che si e' mossa per bloccare una operazione che la insidiava. Anche sul piano personale il presidente della Quercia non lascia spazio a nessun mea culpa.
La barca? "Non ci penso proprio a venderla". La casa? "Ricordo che ai tempi di Affittopoli sono stato l'unico a lasciarla. Gli altri non l'hanno fatto e poi magari si sono comprati la casa con lo sconto del 50 per cento". Ilreddito? "I miei guadagni sono tutti alla luce del sole". E per far seguire alle parole i fatti l'ex premier ha esibito davanti ai redattori de l'Unita' i suoi redditi.
"Questa campagna sulla vicenda Unipol e' del tutto strumentale, nasce a comando - sostiene D'Alema - rifiutiamo l'idea grottesca che i Ds siano l'epicentro di una nuova Tangentopoli". Quanto a Consorte "se ci sono stati comportamenti illegali la magistratura lo accertera' ma il vero problema non e' come andra' a finire Consorte o l'operazione Unipol-Bnl".
Il punto - e' la controffensiva del presidente della Quercia - e' che "c'e' un establishment, una borghesia stracciona che si e' vista insidiata da una realta' esterna ed estranea e si e' ribellata e mobilitata per fermare l'operazione, con il concorso dei giornali amici che in qualche modo controlla". Dunque "resta tutto il tema dell'inadeguatezza del capitalismo italiano, asfittico e miope".
Tuttavia D'Alema, anche in vista della direzione del partito fissata per mercoledi' prossimo, apre se non ad una autocritica, almeno ad una riflessione critica: "Siamo non solo disponibili ma interessati a una seria e serena discussione sulle regole, sul perche' dei guasti prodotti e sulle responsabilita' di una intera classe dirigente". Ma non ammette l'errore di un eccesso di tifoseria da parte del Botteghino per l'operazione Unipol-Bnl: "E' ingeneroso attribuire a noi questo problema quando sono scese in campo opposte tifoserie. Per le ragioni piu' varie: in certi ambienti puo' aver pesato il timore di un eccessivo rafforzamento del nostro partito. E' scesa in campo la politica, da una parte e dall'altra".
E l'intervento di Romano Prodi sulla necessita' di porre precisi confini tra politica e affari? Il presidente della Quercia sembra farvi riferimento quando afferma: "Posso capire che adesso si dica: stiliamo una nuova regola, quando c'e' un'Opa la politica taccia. Ma - insiste - finche' questa regola non c'e' non vedo pero' nessuno scandalo se il leader del maggior partito si informa sull'andamento di un'operazione".
Ma il problema e' un altro, dice ancora l'ex premier puntando l'indice contro Berlusconi: "Siamo l'unico Paese al mondo in cui leggendo su un giornale di proprieta' della famiglia del premier la trascrizione illegittima dell'intercettazione telefonica di un leader dell'opposizione, anziche' scattare su e denunciare lo scandalo, l'attentato alla democrazia, si discute del contenuto della telefonata". E ancora: "C'e' qualcuno che ci attacca ancora perche' siamo post comunisti e che un tempo era di Potere Operaio: dovrebbero depurarsi quattro vite perche' mentre noi con il Pci difendevamo la democrazia loro - attacca - la volevano abbattere con la rivoluzione".
Nelle parole del presidente dei Ds pero', dopo gli sfoghi dei giorni scorsi, non c'e' ora alcun accenno di polemica nei confronti degli alleati, perche' grazie ai colloqui, primo tra tutti quello con Prodi dell'altro ieri, "il clima e' decisamente piu' sereno sia nel partito che nell'alleanza. Quindi assicura - non e' in discussione il progetto del partito democratico, tantomeno quello della lista unitaria alla Camera". Non solo, secondo D'Alema nell'Unione si e' compresa la portata di un'operazione "che mira a disgregare la maggiore forza del centrosinistra. Forse finora non era stato compreso appieno - osserva - che con i Ds si vogliono indebolire le prospettive del centrosinistra e della governabilita' del Paese".
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.