«Continuare ad investire in Borsa, ma con cautela»: e' il consiglio degli addetti ai lavori per un 2006 che dopo tre anni a pieni giri e' iniziato ancora sotto una buona stella.
Gli esperti interpellati dal Sole 24 Ore.com guardano con ottimismo agli sviluppi nei prossimi mesi anche sulla scia della ripresa dell'economia mondiale, ma avvertono che gli investitori potrebbero iniziare a percepire un certo «brivido per l'altezza». E proprio per evitare cattive sorprese, affermano, occorre «una maggiore selettivita'». Tra le piazze piu' gettonate resta in sella quella americana, ma e' vivo anche l'interesse per i mercati asiatici, mentre in Europa riscuotono successo Zurigo e Francoforte. Su un aspetto gli analisti sono d'accordo: i riflettori potrebbero nuovamente accendersi sui titoli tecnologici, rimasti un po' nell'ombra nel 2005.
«Abbiamo alle spalle tre anni di mercati positivi. Le premesse che questa tendenza possa continuare e che il 2006 possa essere un altro anno interessante ci sono, ma esistono alcune incognite: il prezzo del petrolio che puo' dare rigidita' ai segnali di ripresa nel mondo e i deficit americani con il loro impatto sul livello del dollaro», afferma Mario Spreafico, direttore investimenti di Citigroup Italia. Per Carlo Gentili di Nextam la crescita degli utili delle societa' negli Usa e in Europa dovrebbe essere «significativa» anche quest'anno, di pari passo con i segnali di ripresa che provengono da entrambe le sponde dell'Atlantico. Piu' sfumati i toni di Simone Freschi, responsabile dell'equity di Mps Finance, che prevede un 2006 «a due facce», dove gli investitori iniziano, appunto, a percepire «un certo brivido per l'altezza». «L'aspettativa e' che il primo semestre possa essere ancora moderatamente positivo - afferma l'analista - mentre la seconda parte dell'anno si preannuncia un po' piu' difficile. Visti i livelli raggiunti non mi sorprenderei se ci fossero prese di beneficio abbastanza repentine». La sostenibilita' dei profitti «che e' stata importante nel 2005 potrebbe inoltre non essere uguale nel corso del 2006». Guardando all'Italia in particolare, Marco Pisanti, responsabile dell'ufficio studi azionario di Banca Intesa, stima per Piazza Affari «una crescita meno violenta rispetto alle ultime due stagioni ma comunque compresa tra il 5 e il 10% rispetto ai valori di oggi».
Per Carlo Gentili (Nextam) il mercato piu' interessante resta quello di New York: «Non credo che si possa investire in azioni senza investire negli Usa e nel Dow Jones», dice, mostrando apprezzamenti anche per le tigri asiatiche come Hong Kong, Cina e Singapore. Secondo Spreafico (Citigroup Italia) il 2006 potrebbe essere un anno interessante per l'Italia, ma e' la piazza di Francoforte a candidarsi alla guida dei mercati europei «sulla scia delle buone prospettive di crescita della Germania». Freschi (Mps Finance) scommette invece su Zurigo «che conta titoli con maggiori prospettive di reddito e piu' difensivi», come i farmaceutici, mentre oltre i confini europei suggerisce di puntare sul Giappone «che mi sembra il settore geografico con maggiori vantaggi».
Nella galassia dei titoli, l'analista di Mps Finance suggerisce di orientarsi preferendo «quelli con prospettive di crescita e un po' trascurati nel 2005 come i tecnologici, gli high-tech e i semiconduttori». Senza pera' dimenticare il settore assicurativo e con un'attenzione particolare alle azioni piu' «difensive» come quelle farmaceutiche o energetiche, che «si difendono meglio» anche in caso di uno scenario non particolarmente entusiasmante dell'economia mondiale. Per fare alcuni nomi, spiega l'analista, «Eni per l'energetico, per il farmaceutico Novartis e Roche in Svizzera e Bayer in Germania. E ancora per i tecnologici Infineon, Asml e l'italo-francese Stm». Un settore che si preannuncia invece «non particolarmente brillante» sulla falsariga del 2005 e' quello dell'auto «dove si fa sempre piu' forte la concorrenza e dove i titoli non penso possano migliorare». Per chi invece crede nella svolta dell'economia nipponica, Freschi consiglia di investire su tutti i comparti, tralasciando solo «i titoli piu' legati alla domanda interna e al tasso di cambio dello yen per evitare un rischio di apprezzamento nei confronti del dollaro. Nel Paese - dice - punterei sulle utilities, sul real estate e sulle banche». In Italia Gentili (Nextam) prevede che a mettersi in luce nel 2006 sara' Autogrill «che nel 2005 fa fatto poco nonostante l'acquisizione di Aldeasa e che adesso sta guardando a una parte di Compass (la divisione Ssp su cui ha presentato a fine dicembra un'offerta non vincolante, ndr). Resto forte e convinto sulla societa', mentre tra le piccole mi piace Cairo Communication». L'esperto definisce «interessante» anche il prossimo sbarco in Borsa di Piaggio. Oltreoceano l'analista punterebbe su alcuni big americani come Citigroup «che e' ancora sottovalutata e penso che possano esserci buoni margini», cosi' come General Electric e Johnson&Johnson, senza dimenticare i farmaceutici come Pfizer, Abbott e Merck, tutti «con ulteriore potenziale di crescita». In Europa l'interesse dell'esperto va soprattutto a titoli finanziari come la francese Societe Generale, la britannica Lloyd's Bank e la Hsbc, ma anche ai farmaceutici come Glaxo e Novartis. E i mercati asiatici? Qui Gentili guarda con interesse a Hsbc, China Telecom, China Mobile e al conglomerato di attivita' immobiliari e infrastrutture Cheung Kong. Secondo Pisanti (Banca Intesa) a trainare il 2006 sara' il settore tecnologico, «che in Italia e' rappresentato da pochi titoli tra cui il piu' grande e' Stm. E' un settore che e' rimasto indietro e che adesso sta cominciando a dare segnali forti». Le altre due «scommesse», secondo l'esperto, sono sui telefonici, come Telecom Italia, ma anche e soprattutto su «societa' alternative come Tiscali, Fastweb ed Eutelia. Tre approcci totalmente diversi». Fastweb «che e' in vendita e probabilmente verra' pagato un premio», Tiscali, dove l'arrivo di Tommaso Pompei «sicuramente dara' un forte imprinting» ed Eutelia, «l'unico operatore di tlc che genera cassa». Infine, l'analista guarda ai titoli del settore immobiliare come Pirelli Re, Beni Stabili e Aedes, «nella prospettiva di una riforma fiscale che dovrebbe abbattere la tassazione». Da temere, conclude, sono invece i titoli delle utilities e tutti i settori che dipendono dalle materie prime «perche' il costo delle materie prime e del petrolio e' ancora difficile da prevedere». Spreafico (Citigroup Italia) non fa nomi, ma accende un faro sulle piccole municipalizzate.
C'e' invece un settore su cui gli analisti interpellati sono divisi: le banche, su cui sono stati puntati i riflettori del mercato italiano nel 2005. Secondo Freschi (Mps Finance) il comparto «non e' particolarmente appetibile a meno che non ci siano miglioramenti reddituali importanti che mi sembra siano gia' nei prezzi attuali». Sulla stessa lunghezza d'onda e' Gentili (Nextam): «Tutto quello che si doveva dire - afferma - e' stato detto». Per Pisanti (Banca Intesa) l'attenzione restera' alta sulle banche popolari ma anche sull'intero settore che con lo slancio ritrovato dell'economia ha nuovi margini di guadagno nei prestiti alle imprese. «Noi - sottolinea - privilegiamo Unicredit perche' ha una storia seria, ha ancora spazi, e' diventata una banca globale e il mercato le sta dando ragione». Spreafico (Citigroup Italia) intravvede «uno scenario assolutamente favorevole ai conti economici delle banche».
Immaginando un investitore medio che punti a guadagnare senza rischiare troppo, il responsabile dell'area investimenti di Citigroup Italia consiglia di ripartire il portafoglio con il 60% in obbligazioni e il 40% in azioni. «Sull'obbligazionario - spiega l'analista - priviligerei titoli a tassi variabili. I corporate bond si possono considerare, ma solo se vantano rating sicuri, cioe' al di sopra della tripla B. Investirei il 10% in titoli di Stato italiani ed europei legati all'inflazione, con scadenze anche abbastanza corte, che rappresentano una valida diversificazione, un 10% in corporate bond e il resto in titoli di Stato a scadenza breve e a tasso variabile». Per il restante 40% Spreafico suggerisce un 5% in investimenti in Giappone, «una scommessa» pari al 3% nei mercati emergenti dell'Est come la Russia, un altro 10% negli Usa e il resto in Europa. Il tutto ripartito in tre settori primari: «industriale, tecnologico, finanziario e in misura minore utilities». Gentili di Nextam non ha dubbi: «Destinerei - dice - meta' degli investimenti in azioni (meta' in America e meta' in Europa) e il restante 50% in obbligazioni».
Pisanti ripartisce invece la torta degli investimenti con un 30% destinato alle azioni e un 70% in fondi di liquidita' e bond. «Premesso che si tratta di scelte personali - mette le mani avanti, ma spiega - oltre ai titoli del comparto Tmt metterei sicuramente qualche azione bancaria. Se si volesse puntare su qualche storia di ristrutturazione si potrebbe investire su Impregilo, che non ha ancora fornito tutti gli elementi della ristrutturazione. Questa sarebbe una scommessa».
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.